“Fanciullo reggifestone” di Raffaello: opera originale

Uno studio dimostra l'attribuzione al Sanzio del dipinto conservato all'Accademia di San Luca a Roma

0
207
L'affresco di Raffaello (immagine dell'Accademia di San Luca)

Il restauro e le indagini diagnostiche confermano la paternità del Sanzio di un affresco dell’Accademia di San Luca a Roma. Il “Fanciullo reggifestone” di Raffaello presenta infatti le caratteristiche dei dipinti dell’artista del Cinquecento.


Raffaello, ricostruito il volto dell’artista urbinate


“Fanciullo reggifestone” di Raffaello, quali elementi lo provano?

La qualità pittorica del dipinto e la somiglianza all’affresco della chiesa di Sant’Agostino a Roma comprovano l’attribuzione a Raffaello. Il putto a fianco del profeta Isaia del 1511-12 ha infatti la fattura del soggetto dell’opera studiata. Le ricerche dei Mecenati della Galleria Borghese escludono quindi si tratti di un falso ottocentesco.

L’Accademia di San Luca a Roma

Papa Gregorio 13° nel 1577 permette a un gruppo di pittori di riunirsi in un’istituzione. Si tratta dell’Accademia delle arti della pittura, della scultura e del disegno dedicata a San Luca. L’associazione ha lo scopo di formare i giovani artisti e di fornire loro un’educazione adeguata al ruolo nella società. Nel 1634 l’organizzazione ammette anche gli architetti. Le molte donazioni da parte dei membri del sodalizio hanno formato le collezioni con materiali dal 15° al 20° secolo. Ci sono sculture, dipinti, stampe e medaglie di artisti famosi. Il patrimonio è in esposizione a palazzo Carpegna e, in parte, nelle Sale accademiche.

Il “Putto reggifestone” e il restauro

Il “Putto reggifestone” ora attribuito con certezza a Raffaello fa parte delle collezioni dell’Accademia. Si tratta di un dono del mercante e collezionista Jean-Baptiste Wicar nel 1834. I primi riferimenti all’affresco risalgono però al 1829. Pico Cellini infatti, afferma che il dipinto è del Sanzio, ricollegandosi alla testimonianza di Giorgio Vasari. Secondo l’autore de “Le vite” il pittore realizza una versione dell’Isaia che poi distrugge. Tuttavia, molti esperti lo ritengono una copia ottocentesca. Il francese Gustave Moreau nel 1858 apprezza il disegno e il colore dell’opera. I restauratori hanno tolto le alterazioni dei materiali che compromettevano la raffigurazione muraria. La qualità pittorica è infatti compatibile con le opere certe dell’artista.

Commenti