Facebook minaccia l’Australia di bannarla dal social

Facebook minaccia di bannare l'Australia dal suo social network. Cosa è successo e cosa succederà?

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Negare l'olocausto su Facebook non sarà più possibile
Negare l'olocausto su Facebook non sarà più possibile

Facebook minaccia l’Australia di non poter più condividere notizie sul social. L’attacco è rivolto in particolare agli utenti e alle organizzazioni dei media. Il governo si è detto subito contrario.

Perché Facebook minaccia l’Australia?

Il governo australiano aveva da poco redatto una legislazione per cercare di frenare il potere di uno dei più grandi giganti digitali. All’interno della proposta vi era la possibilità di costringere Facebook e Google a pagare le organizzazioni di notizie locali.

L’idea era semplice: le organizzazioni sono in difficoltà per i contenuti, o Facebook e Google le pagano, o dovranno affrontare milioni di dollari di multe. Queste misure, forzerebbero inoltre la trasparenza dei segretissimi algoritmi che i due colossi utilizzano per classificare i contenuti.

Will Easton, amministratore delegato di Facebook e Nuova Zelanda, ha detto che questa decisione: “fraintende le dinamiche di Internet e danneggerà proprio le organizzazioni di notizie che il governo sta cercando di proteggere”.

Ha poi proseguito dicendo:”La cosa più sconcertante, costringerebbe Facebook a pagare le testate giornalistiche per i contenuti che gli editori mettono volontariamente sulle nostre piattaforme e a un prezzo che ignora il valore finanziario che portiamo agli editori.”

Il rapporto tra Facebook e gli editori

Inoltre, Easton ha ricordato che non è vero che Facebook trae i maggiori benefici dal suo rapporto con gli editori, ma il contrario. “Le notizie rappresentano una frazione di ciò che le persone vedono nel loro feed di notizie e non sono una fonte significativa di entrate per noi”.

Facebook ha “fornito” 2,3 miliardi di clic ai siti Web australiani, questo solo nei primi cinque mesi del 2020. Il valore stimato dei clic ricevuti da Facebook è di 148 milioni di dollari americani. Inoltre, il Social Network stava per fornire al paese “Facebook news”, una funzione lanciata lo scorso anno negli USA, dove il gigante paga gli editori per le notizie.

Easton ha concluso il suo discorso dicendo:”Invece, ci resta la possibilità di scegliere se rimuovere completamente le notizie o accettare un sistema che consente agli editori di addebitarci tutti i contenuti che vogliono a un prezzo senza limiti chiari.” Ha infine ricordato, che nessuna azienda può operare in questo modo.

Facebook minaccia l’Australia e cosa succederà?

La risposta di Facebook alla legislazione è stata severa e non ha tardato ad arrivare. Dopo aver detto che agli australiani verrebbe impedito di pubblicare notizie di articoli locali o internazionali su Facebook e Instagram, ha subito motivato la minaccia.

“non è stata la nostra prima scelta” ma “l’unico modo per proteggersi da un risultato che sfida la logica”.

I funzionari del governo si sono immediatamente ribellati, definendo questa manovra “coercitiva e una minaccia pesante”. Tod Sims, il capo della Australian Competition and Consumer Commission, che ha redatto la legge, l’ha invece descritta come “inopportuna e mal concepita”.

Google, il secondo protagonista della storia, si è battuta con forza contro la decisione del governo australiano. La sua risposta è stata aggiungere una pop-up sul motore di ricerca con su scritto:”il modo in cui gli australiani usano Google è a rischio”. Il gigante statunitense ha inoltre esortato gli YouTuber di tutto il mondo a presentare un reclamo contro le autorità australiane.

Facebbok e Google sono solo l’inizio

La legislazione sarà convertita in legge quest’anno. Per ora riguarda solo Google e Facebook, ma eventualmente, potrebbe essere applicata a qualsiasi piattaforma digitale.

La vicenda ha subito coinvolto anche il resto del mondo. E’ da tempo che i media tradizionali soffrono la potenza di Facebook e Google, i quali sono riusciti a prendersi tutte le entrate pubblicitarie.

Negli ultimi mesi, a seguito della pandemia la crisi si è aggravata, portando decine di giornali australiani a chiudere e centinaia di giornalisti ad essere licenziati.

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