Per Chris Hughes, co-fondatore di Facebook, Zuckerberg ha troppo potere e va fermato. Ecco come

Il co-fondatore di Facebook Chris Hughes, amico di Zuckerberg fin dai tempi dell’università, ha attaccato la sua stessa creatura in un lungo articolo scritto per il New York Times.

Il suo è un racconto a cuore aperto, in cui parla del Zuckerberg che conosce, secondo lui ancora un bravo ragazzo nonostante tutto. Parla anche del loro ultimo incontro, che risale a prima dello scandalo di Cambridge Analytica, e delle sue perplessità.

Facebook Chris Hughes

Chris Hughes e Mark Zuckerberg, ad Harvard nel 2004

Hunghes, infatti, non lavora più per Facebook da diversi anni, ma si sente ugualmente responsabile per quello che sta succedendo. Nell’articolo scrive:


“Sono deluso da me stesso,
 per non aver riflettuto più su come l’algoritmo di News Feed potrebbe cambiare la nostra cultura, influenzare le elezioni e dare potere ai leader nazionalisti “

Secondo il co-fondatore, Zuckerberg avrebbe concentrato nelle sue mani ormai troppo potere, considerando che detiene il 60% delle quote della società, e che sia lui quindi a decidere tutto, dai codici ai criteri di censura.

E’ antiamericano

All’interno della sua analisi Hughes sottolinea come il fatto che così tanto potere sia nelle mani di una sola persona o società, sia profondamente antiamericano e anticostituzionale.

L’America è stata costruita sull’idea che il potere non dovrebbe essere concentrato in nessuna persona, perché siamo tutti fallibili. Ecco perché i fondatori hanno creato un sistema di controlli e contrappesi. Non hanno avuto bisogno di prevedere l’ascesa di Facebook per comprendere la minaccia che le compagnie gigantesche pongono alla democrazia”.

La miniera d’oro dei dati

La gestione dei dati è ormai un problema spinoso ed evidente, specialmente dopo lo scoppio del caso di Cambridge Analytica. Tutte le nostre interazioni sul Web, specie sui social, non fanno che generare un’enorme quantità di dati. Questi dati vengono poi sistematicamente usati a fini elettorali o commerciali. Lo spiega bene Hughes:

Paghiamo per Facebook con i nostri dati e la nostra attenzione, e in entrambi i casi non è economico.

L’utente medio di Facebook trascorre un’ora al giorno sulla piattaforma; Gli utenti di Instagram trascorrono 53 minuti al giorno scorrendo foto e video. Creano immense quantità di dati – non solo simpatie e antipatie, ma quanti secondi guardano un determinato video – che Facebook usa per perfezionare la sua pubblicità mirata”.

“La scelta è mia, ma non mi sembra una scelta. Facebook entra in ogni angolo della nostra vita per catturare il più possibile la nostra attenzione e i nostri dati e, senza alternative, facciamo il mestiere.”

Il controllo sul discorso pubblico

L’aspetto più problematico del potere di Facebook– scrive- è il controllo unilaterale di Mark sul discorso. Non c’è un precedente per la sua capacità di monitorare, organizzare e persino censurare le conversazioni di due miliardi di persone.

Gli ingegneri di Facebook scrivono algoritmi che selezionano i commenti o le esperienze degli utenti che vengono visualizzati nei feed di notizie di amici e familiari. Queste regole sono così complesse che molti dipendenti di Facebook non le capiscono”.

E’ Zuckerberg a decidere i criteri di censura

Il co-fondatore spiega come sia Zuckerberg a stabilire i criteri di censura sui suoi social, senza rivolgersi ad alcun tipo di istituzione.

“L’esempio più estremo di Facebook che manipola il discorso è il caso del Myanmar alla fine del 2017 Mark ha dichiarato in un’intervista Vox che ha personalmente preso la decisione di eliminare i messaggi privati ​​degli utenti di Facebook che stavano incoraggiando il genocidio in quel luogo. “Ricordo, un sabato mattina, ho ricevuto una telefonata”, ha detto, “e abbiamo rilevato che le persone stavano cercando di diffondere messaggi- attraverso Messenger di Facebook – verso entrambi i lati del conflitto, in pratica dicendo ai Musulmani: ‘Ehi, sta per aver luogo una rivolta dei buddisti, quindi assicurati di essere armato e vai in questo posto.’ E poi la stessa cosa dall’altra parte.

Mark ha fatto una telefonata: “Noi impediamo a questi messaggi di passare”. La maggior parte delle persone sarebbe d’accordo con la sua decisione, ma è profondamente preoccupante che non l’abbia reso responsabile di alcuna autorità o governo indipendente. Facebook potrebbe, in teoria, cancellare in massa anche i messaggi degli americani, se non fossero conformi alle sue idee”.

Il problema è quindi legare una decisione così importante al giudizio arbitrario di chi controlla la società, invece che alla legge.

I rischi per il futuro

Zuckerberg, ricordiamo, ha acquistato sia Instagram che Whatsapp. Questo gli dà ovviamente un potere ancora maggiore sugli utenti social. Ma ci sono nuovi rischi all’orizzonte, ecco quali:

“Fino a poco tempo fa, WhatsApp e Instagram erano piattaforme indipendenti all’interno della società madre. Ma il tempo è essenziale: Facebook sta lavorando rapidamente per integrare i tre, il che renderebbe più difficile per la Federal Trade Commission dividerli“.

Come fermare Facebook

Hughes aveva già capito già da qualche tempo che la loro sarebbe stata una corsa senza fine, che avrebbero dovuto fare sempre più conquiste per far prosperare la società. Oggi, convinto che le sue sensazioni fossero e siano giuste, propone delle soluzioni a questo dominio assoluto.

Per fermare questo strapotere, chiede di togliere a Zuckerberg Instagram e Whatsapp, di scorporare Facebook e vietargli altre acquisizioni:

“Mark potrebbe non avere mai un capo, ma ha bisogno di avere qualche controllo sul suo potere. Il governo americano deve fare due cose: smantellare il monopolio di Facebook e regolare la compagnia per renderla più responsabile nei confronti del popolo americano.

Innanzitutto, bisognerebbe dividere Facebook in più società. La FTC, in collaborazione con il Dipartimento di Giustizia, dovrebbe applicare le leggi antitrust annullando le acquisizioni di Instagram e WhatsApp e vietando le acquisizioni future per diversi anni. La FTC avrebbe dovuto bloccare queste fusioni, ma non è troppo tardi per agire”.

Perchè lo scandalo di Cambridge Analytica non è servito a nulla

Lo abbiamo visto tutti, dopo il clamore iniziale e le proteste sui social per spingere altri utenti ad abbandonare la piattaforma, si può dire che non sia successo quasi nulla. Questo perché, secondo il co-fondatore di Facebook, non sono stati presi provvedimenti abbastanza severi.

Dopo la testimonianza di Mark l’ anno scorso, il Congresso avrebbe dovuto chiedergli di fare veramente i conti con i suoi errori. Invece i legislatori che lo hanno interrogato sono stati derisi come troppo vecchi e fuori dal mondo per capire come funziona la tecnologia. Questa è l’impressione che Mark voleva che gli americani avessero , perché significa che cambierà poco”.

Le leggi sulla privacy e il buon esempio dell’Europa

Abbiamo bisogno- spiega- di una nuova agenzia, autorizzata dal Congresso a regolamentare le società tecnologiche. Il suo primo mandato dovrebbe essere quello di proteggere la privacy.

Gli europei hanno fatto progressi sulla privacy con il regolamento generale sulla protezione dei dati, una legge che garantisce agli utenti un livello minimo di protezione Una legge segreta sulla privacy negli Stati Uniti dovrebbe specificare esattamente quale controllo hanno gli americani rispetto alle loro informazioni digitali, richiedere una comunicazione più chiara agli utenti e fornire sufficiente flessibilità all’agenzia per esercitare un’efficace supervisione nel tempo”.

Non è troppo tardi, dunque, per fermare lo strapotere delle Big Tech. Il tema sembrerebbe essere al centro di molte campagne di candidati democratici alle primarie del partito, come la Warren o Sanders, ma non si può dire certo che rappresenti una priorità assoluta all’interno della politica statunitense.

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