Facebook e Instagram dicono addio alle terapie riparative sulle proprie piattaforme

Facebook e Instagram comunicano la messa al bando sulle proprie piattaforme di contenuti legati alle terapie riparative per curare l'omosessualità.

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Tempi duri per gli organismi che organizzano incontri conosciuti come “terapie riparative“, corsi o incontri cadenzati dove psicologi e figure religiose “tenterebbero” di guarire, a pagameno, le persone dalla propria omosessualità, bisessualità e/o transessualità.
Lo scorso 10 luglio è stata infatti resa pubblica la futura politica dei due social al momento più diffusi e utilizzati al mondo, Facebook e Instagram. A breve ogni contenuto che farà riferimento a questa pratica verrà considerato non pubblicabile a livello globale.. La decisione segue un blocco già adottato dai due social a partire dall’inizio del 2020 che proibiva la pubblicità di qualsiasi contenuto a favore degli enti organizzatori di questo tipo di terapie.

A collaborare con Facebook e Instagram su questo progetto è stato l’attivista Mathew Shurka, co-fondatore di Perfect Born, iniziativa gestita da lui e dall’organismo americano National Center for Lesbian Rights. Il lavoro congiunto ha permesso di identificare i possibili contenuti e realtà promotrici di terapie riparative. L’iniziativa è un’importante passo avanti a support della nuova politica delle Nazioni Unite in materia di minoranze sessuali, cioè la richiesta a livello globale di mettere fine a qualsiasi tipo di percorso che abbia l’obiettivo di “curare” le persone LGBTIQA+, spesso percorsi non intrapresi volontariamente e con forti pressioni psicologiche.

Lo stesso Mathew Shurka è stato protagonista in passato di un percorso di terapia riparativa, vivendo sulla propria pelle la violenza psicologica subita durante gli incontri. L’attivista, estremamente soddisfatto dell’annuncio ufficiale dei due social ha così commentato la notizia: “Quando ero in un percorso di terapia riparativa ero perso e confuso. Non avevo letteralmente risorse. Ora ci sono le Nazioni Unite che hanno preso una posizione chiara a livello globale concludendo che queste tipo di iniziative devono avere fine in tutto il mondo e noi continueremo a lottare per questo. Credo che questa cosa permetterà di salvare delle vite ed eviterà ad alcune famiglie di intraprendere la strada delle terapie psicologiche forzate per curare l’omosessualità, la bisessualità e la transessualità“.

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