Fabrizio Ruffo: cardinale e comandante dell’esercito

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Fabrizio Ruffo è un politico ed un cardinale italiano, della metà 1700 e metà 1800. Inoltre, il nome Dionigi rientra nei ducati di Bagnara e Baranello. Di fatto, il politico entra nella storia, in quanto diviene fondatore e comandante dell’Esercito della Santa Fede. Nel 1799, Ruffo attraverso l’opposizione al movimento giacobino pone fine alla Repubblica di Napoli.

Fabrizio Ruffo e la biografia

Fabrizio Ruffo nasce a San Lucido il 16 settembre 1744 e decede a Napoli il 13 dicembre 1827. Al tempo, la terra di origine appartiene al Regno di Napoli, mentre oggi corrisponde alla provincia di Cosenza. Il padre Litterio Ruffo è duca di Bagnara e Baranello, con una discendenza normanna e bizantina. Mentre, la madre Giustiniana Colonna è principessa e marchesa di Guardia Perticara. Inoltre, Fabrizio ha un fratello più grande. Nel 1748, Fabrizio intraprende la strada ecclesiastica e raggiunge Roma, dove entra nel Collegio Cementino. In seguito, Ruffo prosegue gli studi all’Università “La Sapienza” nella capitale italiana. Nel 1767, Ruffo consegue la laurea in “utroque iure” e completa la formazione di praticantato in legge. A fronte di ciò, Ruffo instaura delle collaborazioni professionali con Antonio Bucci ed Antonio Gasparri.

Fabrizio Ruffo e la carriera religiosa

Lo zio Tommaso Ruffo, cardinale e Decano del Sacro Collegio sostiene il percorso formativo del nipote. Tuttavia, anche Papa Pio VI appoggia la carriera di Fabrizio, che è suo allievo. A ragion per cui, Fabrizio diviene prelato domestico del Papa, nel 1764. In seguito, Ruffo entra nel ruolo di prelato nella Santa Sede, nei tribunali di Signatura Apostolica di Grazia e Giustizia. Nel 1775, Ruffo diventa Abate dell’Abbazia di San Filippo d’Agiro, a Gerace. Negli anni seguenti, il religioso riceve il titolo di chierico della Camera Apostolica, in cui succede al ruolo del parente Tiberio. Nel 1785, Ruffo acquisisce la carica di tesoriere generale della Camera Apostolica. Tuttavia, seguono le cariche di prefetto di Castel Sant’Angelo e di commissario per le fortificazioni marittime dello Stato Pontificio.

Fabrizio Ruffo e le capacità amministrative

Ruffo dimostra grandi abilità organizzative ed amministrative, che convincono Pio VI ad una riforma dell’aspetto finanziario, fiscale e politico. A ragion per cui, il pontefice incarica Ruffo di eseguire le necessarie riforme. Di fatto, i provvedimenti fiscali definiscono l’uguaglianza sociale e l’aristocrazia denota il dissenso. Inoltre, la nobiltà diviene ingestibile e contraria alla riforma fiscale di Ruffo, che riceve la destituzione dall’incarico. Nel 1791, Pio VI cede alle pressioni aristocratiche e propone a Ruffo il cardinalato come ringraziamento del lavoro.

Ruffo diventa cardinale

Il 21 febbraio 1794, Ruffo riceve il titolo di cardinale di Sant’Angelo, in Pescheria. A ragion per cui, Ruffo entra nelle sacre congregazioni, nel “Buon Governo e delle Acque”. Inoltre, Ruffo inizia ad amministrare le terre dell’Agro Romano, con grande abilità ed apertura al progresso sociale ed economico. Ciò nonostante, il cardinale patrocinia diverse costruzioni, tra cui la chiesa del Crocifisso, a Fiumicino. In seguito, Ruffo prende parte come membro, anche nelle congregazioni di Loreto. Allorché, il religioso diviene protettore de “l’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola” e di altre congregazioni religiose. Nel 1795, Ruffo acquisisce una continua popolarità ed ottiene dal pontefice i voti minori.

La stima del re

L’aristocrazia prosegue con i dissensi ed i contrasti nei confronti di Ruffo, che decide di lasciare Roma. A ragion per cui, il religioso ritorna nel Regno di Napoli, dove giunge al servizio del monarca Ferdinando IV di Borbone. Di fatto, il re dimostra stima per Ruffo, che riceve il ruolo di “Soprintendente dei Reali Domini”.  Tuttavia, Ruffo ottiene la colonia di San Lucio e l’Abbazia di Benevento. Nel 1799, termina il Regno di Napoli, dopo l’intento dei borbonici di liberare Roma dalla Francia. A fronte di ciò, nasce la Repubblica Napoletana.

La difesa della religione

Ruffo dimostra la difesa della religione e della sovranità legittima. Inoltre, Ruffo giunge a Palermo, dove propone al monarca i mezzi e gli strumenti necessari per la riconquista del Regno. Oltretutto, il religioso consegna al re uno scritto, in cui si legge: “Si domando tutte le carte concernenti gli affari, cosí politici, come militari”.  A fronte di ciò, il re nomina Ruffo “Comandante Generale”. In realtà, il religioso giunge a Palermo ed in Calabria, dove molti volontari appoggiano e seguono le idee del Comandante. Di fatto, Ruffo crea “l’Esercito della Santa Fede” e da Crotone giunge alla conquista di Napoli, con la vittoria.  

La morte

Fabrizio Ruffo decede a Napoli il 13 dicembre del 1827. La sepoltura avviene nella basilica di San Domenico Maggiore, a Napoli.  

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