Ezra Pound, il poeta che amava il fascismo

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1833
Ezra Pound al lavoro

Ezra Pound era dell’Idaho, ma visse per lo più in Europa. Fu, assieme a T. S. Eliot, uno dei protagonisti del modernismo, un movimento letterario che prese piede nel XX secolo. Pound e gli altri modernisti utilizzavano un linguaggio d’impatto ed un immaginario spoglio, in contrasto con la letteratura vittoriana del tempo. La musicalità dei versi e taluni temi ricorrenti nella sua poesia, come la nostalgia per il passato e la fusione tra culture diverse, erano i tratti distintivi della sua poetica e ne hanno fatto quel meraviglioso scrittore che tutti acclamano.

Chi era Ezra Pound?

Ezra Pound era un appassionato di letteratura. Già prima di pestare i corridoi universitari sognava di diventare poeta. Si immerse nello studio e nella scrittura, ma sentiva anche il bisogno di viaggiare. Per vedere cosa offriva il mondo fuori delle quattro mura scolastiche, Pound si recò a Londra. Lì divenne segretario di William Yeats, poeta che godeva di ottima reputazione. Ispirato dai lavori di William Yeats, che Pound stimava immensamente, cominciò a modernizzare il proprio stile. La vicinanza di Yeats fu indispensabile in tal senso. Ed anche Yeats, incuriosito dal talento del giovane Pound, buttò un occhio ai suoi lavori e ne trasse spunti interessanti.

Il periodo itinerante

Nel 1920 Ezra Pound si recò a Parigi. Lì conobbe artisti e scrittori che poi diventeranno fari sulla battigia letteraria del loro e del nostro tempo. Ernest Hemingway fu uno di questi. Dell’incontro con Pound scrisse: «Io gl’insegnai a tirare di pugilato e Pound insegnò a me ciò che si doveva e non si doveva scrivere». Un incontro interessante fu quello con James Joyce. Pound lo presentò a Sylvia Beach, proprietaria della libreria Shakespeare & Co., che nel 1922 pubblicò l’Ulisse. Sempre nello stesso anno aiutò T.S. Eliot a rivedere il manoscritto intitolato The Waste Land. Come ringraziamento, Eliot gli dedicò il poema con l’epigrafe che recita: «Ad Ezra Pound, il miglior fabbro». Dopo aver aiutato gli amici scrittori ed assorbito quanto poteva dall’ambiente parigino, decise di recarsi in Italia.

La parentesi italiana

Ezra Pound si stabilì a Rapallo. Siamo nel 1925 e Pound prendeva confidenza con la politica del nostro paese ed i suoi ideali. Si avvicinò così al fascismo. Del regime apprezzava i provvedimenti sociali in favore dei lavoratori, le opere pubbliche e la politica economica. Nel 1933 incontrò Benito Mussolini. In quell’occasione Pound regalò al duce una copia dei suoi Cantos, un’opera apprezzata da Hemingway, che la considerava immortale. Dopo quell’incontro, Pound disse del fascismo: «il primo atto del Fascismo è stato salvare l’Italia da gente troppo stupida per saper governare. Il secondo è stato di liberarla dai parlamentari e da gruppi politicamente senza morale. Quanto all’etica finanziaria, direi che dall’essere un paese dove tutto era in vendita, Mussolini in dieci anni ha trasformato l’Italia in un paese dove sarebbe pericoloso tentare di comperare il governo.»

Ezra Pound e il fascismo

Dopo aver scritto alcuni articoli antisemita per diversi giornali italiani ed aver partecipato attivamente alla vita politica del paese, divenne un bersaglio rinomato dei partigiani. Lo catturarono il 3 maggio del 1945 e lo consegnarono ai militari statunitensi. Rischiò la pena di morte perché accusato di tradimento. Pound non fece niente per calmare le acque, anzi. Disse ad un giornalista che Hitler era un santo e che Mussolini era solo un tizio un po’ “toccato”. Trascorse molto tempo in isolamento, in una cella piccola e senza servizi igienici e questo portò inevitabilmente ad un crollo mentale.

Il tracollo mentale

A causa dell’isolamento Pound diede di matto. I medici attestarono il crollo mentale e lo trasferirono in una tenda nei pressi dell’infermeria. Lì poteva leggere e scrivere. I libri e le poesie non lo curarono dalla follia incipiente, ma erano il suo habitat: una nuova dimensione mentale dove era libero, senza sbarre né momenti di cupo sconforto. Pochi mesi dopo l’arresto, nel novembre del 1945, lo misero su un aereo per Washington, dove l’attendeva il processo. I difensori del poeta riuscirono ad evitargli la pena capitale con una perizia psichiatrica. Secondo la perizia, Pound era matto e doveva essere internato. Durante la reclusione presso un istituto psichiatrico, riuscì a vedere i suoi vecchi amici del periodo londinese e la moglie. Gli stessi amici che gli fecero visita, assunsero un legale che presentò una mozione al giudice del processo. Il giudice la accolse e liberò il poeta.

Di nuovo libero

Finalmente libero, il poeta tornò in Italia e li si dedicò alla scrittura. Nonostante il suo genio e l’apprezzamento di scrittori come Hemingway, non vinse mai il Nobel pur trovandosi a comparire tra i candidati. Le sue idee politiche erano in contrasto con ciò che il premio rappresentava. Nonostante ciò, lo stile ed i contenuti delle opere di Pound influenzarono ed ancora oggi influenzano migliaia di poeti e scrittori. Ray Bradbury, osannato autore di fantascienza, disse di lui: «Pound sapeva mostrarti l’intero di una stanza in un solo verso.»