L’evoluzione dell’uomo: scoperto teschio di 2 mln di anni

Un gruppo di ricercatori hanno trovato dei frammenti fossili appartenenti ad un cranio risalente a 2 milioni di anni fa.

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Luce sarà fatta sull’origine e l’evoluzione dell’uomo e la sua storia”, concludeva così Charles Darwin, celebre naturalista inglese nel 1859, in L’origine delle specie. Ebbene oggi la paleontologia è un campo di studi in fermento. Difatti le utime scoperte hanno riscritto la storia dell’uomo, mettendo in discussione quello che si dava per assodato.

L’evoluzione dell’uomo: cosa si è scoperto?

Un gruppo di ricercatori dell’Università La Trobe di Melbourne, nel 2018 hanno trovato dei frammenti di fossili appartenenti ad un cranio risalente a 2 milioni di anni fa. Il sito archeologico di Drimolen, è situato a nord di Johannesburg. Tra l’altro a pochi metri da quello che nel 2015 diede alla luce, un cranio di Homo erectus. Appartenente ad un bambino. Pertanto le indagini che sono durate diversi anni, e pubblicati martedì sulla rivista Nature, Ecology and Evolution, hanno stabilito che si tratta di una specie antenata diretta degli esseri umani moderni. E precisamente, di un maschio di Paranthropus robustus , una “specie cugina” dell’Homo erectus.

Caratteristiche morfologiche del cranio

Il cranio fossile studiato riporta un mix di caratteristiche. Pertanto si è riscontato che il Paranthropus robustus aveva denti grandi e cervello piccolo. A differenza dell’Homo erectus, che aveva cervelli grandi e denti piccoli. Inoltre si ritine che consumasse piante resistenti. Come tuberi e corteccia. La scoperta del cranio ha presentato un raro esempio di “microevoluzione” della specie umana. “Queste due specie molto diverse rappresentano esperimenti evolutivi divergenti”, ha detto la ricercatrice, dott.ssa Leece. “Mentre eravamo il lignaggio che alla fine vinse, due milioni di anni fa ireperti fossili suggeriscono che il Paranthropus robustus era molto più comune dell’Homo erectus”. Ha aggiunto.

La complessa evoluzione dell’uomo

Di certo sappiamo che non è esistito un “Giardino dell’Eden” in Africa. Poiché l’intero continente africano è stato un crogiuolo da cui sono emerse varie specie umane. Siamo solo gli ultimi rimasti, per motivi che non sono ancora chiari. Detto ciò, questi ominidi estinti continuano a vivere nel nostro DNA. Perciò possiamo ringraziarli per questo. Infatti molti dei geni che abbiamo ereditato, senza dubbio hanno contribuito alla nostra sopravvivenza e ha renderci ciò che siamo.