Non è poi così veritiero l’esito della semifinale giocata ieri a Cracovia, per la lettura tattica che può essere data a mente fredda e per una complessiva qualità tecnica, differente solo per alcuni interpreti semplicemente più efficaci di altri.

E’ giusto non addossare grandi responsabilità agli uomini di questa spedizione, a partire dal portiere fino all’ultimo giovane in organico, poiché il calcio è innanzitutto un gioco dove occorre tanta sostanza e poca indecisione.

Publio Cornelio Scipione, detto l’Africano (253-183 a. C.), fu il generale e uomo politico romano vincitore dei Cartaginesi e di Annibale nel 202 a. C. a Zama (attuale Algeria), che all’epoca, pur riconoscendo la grave minaccia presentatasi alle porte dell’impero, riuscì a vincere la prima guerra punica solo grazie al valoroso sacrificio di tutti i suoi uomini.

Perciò, nonostante le buone intenzioni manifestate prima in conferenza stampa e poi nel primo tempo della partita, l’elmetto indossato per affrontare gli ispanici non li ha certamente scoraggiati, perdendo, alla lunga le forze e la lucidità necessarie per passare il turno.

E’ apparsa evidente una stanchezza generale, ma lo è stata ancor di più l’indecisione del tecnico azzurro che, nel secondo tempo, pur avendo poche alternative in panchina, avrebbe dovuto salvaguardare ciò che rimaneva del centrocampo italiano.

Gagliardini si è reso autore di buone prestazioni, ma l’ammonizione ha rappresentato un gong silenzioso che Di Biagio non ha sentito, sperando di evitare ciò che poi è accaduto realmente: un’espulsione decisiva per la gara e le speranze di rimanerci fino al novantesimo.

Donnarumma, Petagna, Pellegrini, Chiesa, Bernardeschi e lo stesso Gagliardini, non sono sembrati in grande serata e per questo non bisogna necessariamente condannarli, ma la capacità di tutelare le poche risorse a disposizione non può passare in secondo piano rispetto al talento degli spagnoli.

Un confronto giocato con la testa e, anche poco con le gambe, forse non avrebbe impedito di meritarsi novanta minuti di lotta in mezzo al campo, evitando di cadere sotto il fuoco del nemico abbastanza facilmente.

A posteriori si può e si deve elogiare comunque la volontà del gruppo di aver voluto crederci fino in fondo, però, in fondo, sono arrivati quei giocatori che, senza neanche troppi affanni, hanno tirato tre volte in porta facendo tre goal.

Qualcosa significherà pure: probabilmente più attenzione tattica e meno chiacchiere da bar.

 

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