Euro 7, la normativa auto che spaventa il settore

I nuovi limiti sulle emissioni potrebbero rendere impossibili le omologazioni dei motori termici in Europa

0
286

Il mondo dell’auto in Europa trema di fronte al nuovo spauracchio, la normativa Euro 7. In fase di definizione, la nuova legge sul controllo delle emissioni dovrebbe entrare in vigore nel 2026, ma il suo arrivo non sarà a braccia aperte, anzi. Le case, soprattutto in Germania, temono che la severità delle nuove norme comunitarie possano impedire l’omologazione di nuovi motori termici di qui a pochi anni. Una catastrofe annunciata, che farebbe crollare le vendite e taglierebbe milioni di posti di lavoro. Verità o esagerazione? Analizziamo la situazione in queste breve righe.

Euro 7, perché fa così paura al mondo dell’auto?

Nel 2025, le autovetture di nuova fabbricazione dovranno fare i conti con la temuta Euro 7. Il casus belli non sta tanto nei limiti, già decisi da tempo, sulla CO2, ma su quelli che riguardano gli ossidi d’azoto, noti anche come NOx. La volontà dell’UE, assistita da un pool di esperti che ha redatto un rapporto di 66 pagine sul tema, è quello di ridurre le emissioni di NOx a 30 mg/Km, per poi passare a 10. Il limite attuale è di 60 mg/Km per i motori a benzina, e di 80 per i diesel. Un salto molto grosso, che richiederà investimenti per modificare i propulsori.

Cambieranno anche le modalità di misurazione. Il test in condizioni reali prevede una distanza accorciata, da 16 a 5 Km, ad un’altitudine di almeno 1000 m, contro i 700 attuali. Infine, non ci sarà più un margine di tolleranza sulle emissioni NOx, attualmente tra i 25 ed i 30 mg/Km. In sostanza, i motori del futuro per rientrare nell’Euro 7 dovranno emettere zero ossidi d’azoto: un’impresa ai limiti dell’impossibile, che sta agitando le notti delle case costruttrici.

Tra proteste e riflessioni

In Germania, le case nazionali hanno apertamente protestato contro l’introduzione della Euro 7 per le auto. La VDA, l’associazione che le riunisce, accusa l’Unione di aver proposto delle normative irrealistiche, che rischiano di creare conseguenze devastanti sull’occupazione. I limiti sono impossibili da rispettare – sostengono – cosa che spingerà le case stesse a non omologare più veicoli, scegliendo magari di produrli al di fuori del continente. Nella sola Germania, il settore vale cinque milioni di posti di lavoro, ed una perdita del 19% del mercato causa Covid. A queste critiche ha risposto il dr. Ferdinand Dudenhoeffer, ingegnere esperto, che ha accusato la VDA di aver emesso grida incomprensibili. Secondo lui, i motori attuali possono raggiungere tali standard senza problemi, com’è dimostrato dalla Cina, che applica limiti di NOx che sono la metà di quelli europei. E non dovrebbe nemmeno costare molto, smontando l’altra critica della VDA. Dudenhoeffer ipotizza un aggravio di spesa di non più di 1000 Euro per vettura. Staremo a vedere chi avrà ragione.

Per concludere, ci sentiamo di fare una riflessione. Qui si sta battagliando per livelli di emissioni già molto bassi, quasi ininfluenti rispetto alla totalità delle emissioni nocive. Che senso ha accanirsi contro i diesel, quando la stragrande maggioranza del NOx proviene dai fornelli delle cucine? Che senso ha accanirsi contro i motori a scoppio in generale, quando l’intero traffico veicolare privato emette appena l’8% della CO2 globale, contro il 12% che la tecnologia digitale emetterà nei prossimi tre anni? Ci suona tanto come una battaglia ideologica, colpire il pesce piccolo per non toccare il pesce grosso. Poco importa se dobbiamo svenarci per cambiare un’auto ogni due per tre. Tanto si può sempre andare a piedi…


Bosch critica l’auto elettrica: “non è carbon neutral”


Commenti