Eugenio Montale moriva nel 1981

0
117

Eugenio Montale moriva a Milano il 12 settembre 1981, poeta ermetico, e non solo, di grande spicco.

L’infanzia di Eugenio Montale

A causa della sua salute cagionevole, i genitori preferirono fargli seguire un istituto tecnico in luogo degli studi classici, per raggiungere prima un titolo di studio.

In realtà, poi, le sue inclinazioni alle lettere classiche lo portarono ad attraversare scrittori del calibro di D’Annunzio, Boccaccio, Dante e Petrarca.

Da autodidatta riuscì a dedicarsi a ciò che veramente lo attraeva, ivi inclusa la filosofia.

Probabilmente proprio questo tipo di approccio, non imposto, fu alla base della sua profonda conoscenza letteraria, ma anche dei suoi studi lessicali.

E in questo senso la sua poesia ne è un sublime esempio.

Gli anni della guerra e quelli successivi

Considerato abile al servizio militare, fu arruolato e mandato al fronte.

Esperienza molto forte quella della guerra per il giovane Montale, dalla quale comunque ne uscì, congedandosi nel 1920.

Subito dopo sono gli anni della sua raccolta di poesie più famosa e che forse resta nella mente, “Ossi di seppia“, del 1925.

Il suo approccio sociale lo portò a prendere le distanze culturali dai movimenti imperanti ad inizio secolo, ma anche dagli eventi successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Così, affronta prima il soggiorno a Firenze, dove vive un profondo studio dei classici, e poi a Milano, dove sarà direttore del Corriere della Sera.

Ma sono le sue poesie ermetiche che lo ricordano in maniera molto forte. Quel suo legame con la Liguria, così ben reso da parole studiate, non passa inosservato.

Il suo stile austero e chiuso quasi rende in maniera evidente lo stato d’animo del poeta in quell’assaporare la terra d’origine nelle sue estreme rappresentazioni.

Così, se da un lato “E’ la Liguria una terra leggiadra”, dall’altro “seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia” rende vivo il corso della vita nel parallelismo con gli ambienti familiari.

Forse sta proprio in questo vivere la realtà dell’ambiente e riuscire trasporla a significare il proprio stato d’animo che vive la grandezza letteraria di Eugenio Montale.

Commenti