L’abbraccio tra vicini

Il 16 Luglio la Francia ha vinto il mondiale di calcio ma in Etiopia e in Eritrea si festeggiava qualcosa di più grande. Il 15 Luglio i due governi hanno fatto la pace. Nella Millenium Hall di Addis Abeba ci si abbraccia, si canta, si ride e si piange in attesa di poter incontrare i propri cari. Un’attesa che è durata più di vent’anni. Pur essendo Paesi geograficamente vicini, Eritrea ed Etiopia sono stati divisi da un conflitto per il controllo di una striscia di terra nei pressi del villaggio Badme. La guerra finita nel 2000, è costata la vita a più di 70 mila persone. Da quel momento un lungo silenzio e l’isolamento hanno caratterizzato i rapporti tra i due Stati. Le linee telefoniche erano interrotte, le frontiere chiuse e le famiglie distrutte perché separate da una striscia di terreno.

Ma tutto questo cambia quando in scena entra il neo Primo Ministro etiope, Aby Ahmed, realista e progressista, deciso a liberarsi dalle tensioni sociali e dalla prigionia che da più di un decennio ostacola i rapporti di buon vicinato tra i due Stati. L’8 Luglio si reca ad Asmara e abbraccia il presidente eritreo Isaias Afewerki. La firma degli accordi di pace  è avvenuta qualche giorno dopo. Si distendono i rapporti e il clima che si respira è più leggero.

Cause del Conflitto

Le cause del conflitto sono da ricercare nel periodo successivo all’indipendenza e derivano direttamente dal Colonialismo. Isaias Afewarki e Meles Zenawi (ex presidente etiope morto nel 2012) sono stati i grandi eroi della lotta al comunismo. Entrambi erano tigrini, un gruppo etnico che vive al confine tra Etiopia ed Eritrea. Dopo aver rovesciato il governo di Menghistu, presidente Etiope fino al 1991, divennero i rappresentanti dei due stati: Zenawi dell’Etiopia e Afewarki dell’Eritrea. A quest’ultimo venne assicurata l’indipendenza dell’Eritrea.

Le beghe iniziarono con il tempo e inizialmente riguardarono la moneta e lo sbocco sul mare.

Al confine tra i due Stati vi è una piccola città dal terreno arido, Badme. Nel 1902, a causa dell’imprecisa definizione dei confini tra l’Italia (allora potenza coloniale d’Eritrea) e l’impero d’Etiopia, il suo status non fu mai chiaro, se eritreo o etiope. Nel 1993, dopo l’indipendenza dal dittatore Menghistu, entrambi i Paesi avanzarono pretese nei confronti di questa regione. Dopo cinque anni, nel 1998, scoppiò la guerra che in due anni provocò 70 mila morti. La pace si raggiunse con l’accordo di Algeri nel 2000 e venne istituita una Commissione per i Confini con il compito di far chiarezza sui limiti territoriali. La Commissione nel 2002 ha assegnato all’Eritrea il territorio conteso.  Da allora seguirono anni di isolamento e silenzio.

Il riavvicinamento

 

 

 

 

 

 

 

Tra le motivazioni che hanno facilitato il riavvicinamento vi è la volontà dell’Eritrea di instaurare accordi commerciali con gli Stati Uniti.

L’Eritrea gode di un’ottima posizione strategica sul Mar Rosso e Washington potrebbe aver fatto delle pressioni sul leader Afewarki affinché accettasse l’accordo di pace del Primo Ministro Etiope. Il disgelo dei rapporti diplomatici tra Stati Uniti e Eritrea sembrano legati ad un altro evento strategico: la presenza di una nuova base militare cinese nella vicina Gibuti.

L’altra motivazione è legata a motivi politici dei due Stati.

L’Etiopia rappresenta una potenza regionale, partner delle potenze occidentali per la sicurezza dell’area e con il tempo ha consolidato l’immagine di Stato affidabile, a differenza dell’Eritrea. Questa, non ha attuato la Costituzione e negli anni ha supportato i ribelli armati nella regione del Corno d’Africa.

Il contenimento al confine delle forze eritree è divenuto  insostenibile, sia per le nuove alleanze stipulate da Aferwaki  con l’Arabia Saudita sia per i disordini interni all’Etiopia.

La popolazione etiope è composta da più di 80 etnie e nel 2015 questa miscellanea culturale ha dato origine ad una serie di proteste che hanno coinvolto più di 200 città. Nell’Ottobre del 2016, l’escalation dei disordini ha richiesto un impiego di denaro e forze per arginare e contenere il pericolo di possibili rivolte sociali.

Alla luce di questi avvenimenti e dell’impegno ricoperto dall’Etiopia nelle operazioni di peacekeeping nel vicino Sudan e in Somalia, continuare un braccio di ferro al confine con l’Eritrea sarebbe stato un dispendio di risorse e forze che il primo ministro Aby Ahmed voleva evitare.

Le conseguenze della Pace

Le conseguenze sarebbero positive per entrambi i Paesi e per tutta la regione del Corno D’Africa.

In Eritrea, la guerra è servita ad Aferwaki per mantenere il controllo sulla popolazione e giustificare la repressione nei confronti di chi lo ostacolava. Repressioni che potrebbero finire alla luce degli accordi presi l’8 Luglio scorso.

Inoltre, è auspicabile un ridimensionamento del numero dei partecipanti  del National Service e del Warsay Yekeallo Development Campaign, strumenti del Primo Ministro eritreo utilizzati  per aumentare la coesione sociale (utile se si vuole aizzare un popolo contro un nemico comune), ma che altro non sono se non il “reale motivo della frustrazione delle giovani generazioni che non vedono possibilità di autorealizzazione in patria” e il primo motivo della mobilitazione eritrea e della migrazione di massa.

In Eritrea vi sono ricchi giacimenti di potassio al confine con l’Etiopia. La cooperazione per lo sfruttamento di queste risorse potrebbe essere il mattone su cui fondare un nuovo sviluppo economico del Corno d’Africa.

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