Etica dell’IA: l’interazione tra esseri umani e robot

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Etica dell'IA

Sembra una teoria presada un trattato di fantascienza, ma non è così. L’etica dell’IA è qualcosa di attuale e che potrebbe presto interessarci da vicino.

Etica dell’IA: cos’è?

Intervistata dal Guardian, la dott.ssa Kate Darling ha parlato di etica dell’IA. La Darling è una ricercatrice del MIT, specializzata nell’interazione uomo-robot ed etica robotica, ed ha le idee piuttosto chiare sull’argomento. Nel suo nuovo libro, The New Breed, la Darling sostiene dovremmo rivoluzionare il nostro pensiero sui robot e sulle intelligenze artificiali. “Non stiamo pensando in modo creativo a come utilizzare i robot per aiutare gli esseri umani a prosperare”, ha detto la Darling. L’idea è quella di pensare che abbiamo di fronte degli animali. “Abbiamo animali domestici perché ci sono utili: buoi per arare i nostri campi, sistemi di consegna dei piccioni”.

Etica dell’IA: la teoria di Kate Darling

Accostare i robot agli animali domestici non è azzardato come potrebbe sembrare ad una prima analisi. Ci apre nuove prospettive e cambierebbe il nostro rapporto con la tecnologia. Potremmo dunque sviluppare robot con un’intelligenza artificiale in grado di aiutarci nel lavoro manuale. La Darling si sofferma poi su una questione ben precisa, che riguarda l’etica dell’IA. Parlando del ciclista ucciso nel 2018 da un’auto Uber a guida autonoma. Riprendendo l’analogia con gli animali, la ricercatrice pensa che dovremmo seguire il vecchio modello di responsabilità: se un animale mi danneggia, il responsabile è il padrone. Se un robot mi danneggia, quindi, la responsabilità dovrebbe ricadere sull’azienda. Cosa non accaduta nel caso dell’auto Uber a guida autonoma.

Robot che sembrano esseri umani

Per la Darling è necessario discostarsi dallo stereotipo del robot “travestito” da essere umano, tipico dei film e dei libri di fantascienza. Ognuno deve essere quello che è. Inutile rivestire metallo cromato e circuiti. Secondo la Darling siamo capaci di empatia verso i robot indipendentemente dall’aspetto di questi ultimi. Rimarremmo anzi delusi se un robot “travestito” da essere umano non riuscisse a fare le cose nel modo in cui le fa un essere umano, e buonanotte all’empatia.