Estinzione dei Neanderthal, confutata l’ipotesi climatica?

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna ha analizzato le stalagmiti di una grotta nell’altopiano pugliese delle Murge

0
189

Sono numerose le ipotesi avanzate per capire l’estinzione dell’Uomo di Neanderthal, avvenuta circa 42.000 anni fa in Europa. Tra queste è la spiegazione climatica ad ottenere finora un notevole consenso tra gli studiosi. Secondo questa teoria, la causa primaria della scomparsa dei neandertaliani sarebbero stati i drastici e rapidi cambiamenti climatici avvenuti durante l’ultima era glaciale.

I recenti studi portati da un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna confuterebbero questa ipotesi. Lo studio, pubblicato su Nature Ecology & Evolution, ha analizzato una serie di stalagmiti prelevate da alcune grotte pugliesi sull’altopiano carsico delle Murge, in Puglia. Qui, neandertaliani e Homo sapiens hanno convissuto per almeno tremila anni, da circa 45.000 a 42.000 anni fa. 

Le formazioni calcaree che emergono dal suolo delle grotte carsiche si sono formate per la caduta continua di gocce d’acqua ricche di calcite. «Le stalagmiti sono degli eccellenti archivi paleoclimatici e paleoambientali», spiega Jo De Waele, professore dell’Università di Bologna che ha coordinato lo studio.

«La loro formazione necessita dell’infiltrazione di acqua piovana dall’esterno e questo le rende quindi un’evidenza indiscutibile della presenza o assenza di pioggia. Inoltre, gli isotopi del carbonio e dell’ossigeno della calcite di cui sono composte danno indicazioni sullo stato del suolo e sulla quantità di pioggia durante tutto il loro periodo di formazione. Tutte queste informazioni possono poi essere intrecciate con datazioni radiometriche che permettono di ricostruire con precisione nel tempole diverse fasi di ‘crescita’ delle stalagmiti».

Homo di Neanderthal, l’ipotesi tecnologica

Il ritmo di formazione di queste stalagmiti, dunque, è il primo elemento significativo messo in evidenza dallo studio. Le analisi dei ricercatori hanno mostrato che le formazioni calcaree pugliesi sono state caratterizzate da una deposizione continua durante tutto l’ultimo ciclo glaciale, oltre che nei cicli precedenti. Ciò significa che nel corso dei millenni considerati non c’è stata nessuna drastica variazione climatica: un calo significativo delle precipitazioni piovose avrebbe, infatti, causato uno stop nella formazione delle stalagmiti.

Ma come può spiegarsi allora la scomparsa di questa specie umana, avvenuta dopo pochi millenni di convivenza con l’uomo moderno? A rispondere è Stefano Benazzi, paleoantropologo dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio.

«I risultati di questa ricerca rendono ancora più plausibile l’ipotesi portata avanti da diversi studiosi secondo cui alla base dell’estinzione dei Neanderthal ci sia una motivazione tecnologica», spiega Benazzi. «Secondo questa teoria sarebbe stata in particolare la tecnologia di caccia, molto più avanzata per l’Homo sapiens rispetto al Neanderthal, ad aver contribuito in maniera primaria alla supremazia del primo rispetto al secondo, inducendo la scomparsa dei neandertaliani dopo circa 3.000 anni di convivenza fra le due specie».

Commenti