Ester Campese. Quando l’arte diventa terapia

Ester Campese in arte Campey, ci spiega come l'arte in questo delicato momento storico, può diventare l'antidoto alla paura e allo sconforto.

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In questo momento così delicato, di quarantena per ognuno di noi, la pittrice romana Ester Campese, ci fa dono di un grande insegnamento.

Non possiamo permettere alla paura e all’isolamento di annientare i nostri sogni. Dobbiamo andare avanti coltivando le nostre passioni!

Elegante, raffinata,sensibile. Un mix esplosivo di ironia e spontaneità. Definita da tempo “l’artista della donne“, per la predilezione nel dipingere soggetti femminili. Un’artista a tutto tondo, che ha al suo attivo non solo una notevole produzione pittorica, ma anche esperienze nel campo della recitazione teatrale. Mostrando in questi ruoli grande maturità artistica e la sua innata eleganza.

Nonostante lo stop che l’emergenza coronavirus ha imposto all’intero paese, Ester non si ferma. Continua ad esprimersi su tela, trovando nell’arte sollievo e conforto in questo momento di profonda solitudine dell’uomo. Trascorre il suo tempo facendo della pittura la sua terapia, per superare questa fase così delicata.

Avrebbe dovuto partecipare alla mostra di Roma di via Margutta, sospesa per via del Covid-19. Mostra che rappresenta per gli artisti un canale d’accesso alla Triennale Cult of Art della capitale. Evento al quale Ester era stata già partecipe la scorsa edizione.

Siamo un Paese noto non solo per essere degli artisti, ma come stiamo dimostrando in questo periodo  siamo un popolo anche molto solidale. Non dobbiamo dimenticare in questo momento le tematiche sociali, ed io lo faccio attraverso la mia pittura. E non solo, anche perché fondamentalmente da sempre affronto diverse tematiche dell’arte. Sono una sognatrice, un’idealista. Ho un rapporto molto intimo con i sogni e quando torno alla realtà, talvolta, mi sveglio un po’ bruscamente. Ma non demordo. Continuo a sognare. Amo farlo e guai se non avessi i sogni. Non posso prescindere da questa mia caratteristica. So che l’Italia può farcela“.

Con queste parole la pittrice, in un’intervista rilasciata al blogger e giornalista Flavio Iacones, commenta il momento difficile che sta vivendo il nostro Paese.

Insegnandoci come le nostre passioni possono avere un’enorme forza terapeutica in momenti della vita particolarmente complessi.

Una passione, quella per l’arte, ereditata dal padre

Sono nata già a contatto con la pittura perché eredito questa passione da mio padre, ma è stato dopo un viaggio in Brasile che ho affinato il mio estro. In quell’occasione ho affiancato un maestro brasiliano che veicolava i suoi messaggi attraverso colori ed è stato proprio in quei momenti che ho capito di poter dialogare con gli altri utilizzando un altro piano. Ho dipinto inizialmente per esprimere le mie emozioni, ma capivo che chi vedeva i mie quadri comprendeva esattamente ciò che volevo dire anche attraverso delle semplici macchie di colore, poi man mano ho iniziato a dare una forma ben più precisa alla mia arte passando da una tecnica polimaterica (così sono stata definita nella mia prima critic ) a una versione più formale“.

La pittrice Campey, spiega nel corso dell’intervista da dove nasce la sua passione per l’arte. Una passione tutta paterna, che dopo un viaggio in Brasile, prende forma.

Il ruolo fondamentale del marito

Come Ester stessa racconta, determinante per la sua formazione artistica e personale è stato il supporto del marito, Riccardo Bramante.

Compagno di vita e mentore, probabilmente non sarebbe ciò che è o ciò che è diventata senza averlo accanto, come lei stessa sottolinea.

Di discendenza nobile, Riccardo Bramante ha trasformato il genio in erba dell’artista Campey  in realtà concreta. Facendo splendere e riconoscere il suo notevole estro artistico.

Riccardo Bramante si è occupato di post-produzione cinematografica. Ha importato i primi cartoni animati e film dall’Oriente verso l’Europa e l’Italia e viceversa. Ha calcato le passerelle più importanti dei festival del cinema, Cannes, Venezia e di Berlino.

Campey ha partecipato ad eventi, manifestazioni, concorsi, ricevendo Premi e riconoscimenti a livello internazionale

Le sono stati tributati nel corso della sua carriera molti premi di valenza Europea. il Premio Internazionale Spoleto Festival Art 2017, che la vedrà tra i premiati anche per il 2019. Il premio “Eccellenza Europea per le Arti” riconosciutole per “aver valorizzato l’arte e la creatività italiana in Europa“.

Ester ha esposto nel mondo, tra cui Bratislava, Londra, San Pietroburgo, Mosca, Barcellona, Parigi Montmartre, Miami, Osaka, Dubay, New York, tenendo alta la “bandiera artistica” italiana.

Tra le principali note critiche ricevute dagli esperti d’arte, si annoverano quelle del Prof Carlo Levi, del Prof Vittorio Sgarbi, del Dott. Renato Manera Vice Presidente Museo Canova, della Dott.ssa Elena Gollini, della Dott.ssa Adriana Conconi Fedrigolli, della Dott.ssa Loredana Finicelli.

Alla domanda su come ci si sente ad essere giudicati da nomi del genere, lei molto spontaneamente risponde: “È come quando andavo a scuola. Da una parte la tensione dell’esame a cui si è sottoposti, dall’altra una soddisfazione estrema. Le persone menzionate mi conoscono anche come Ester e non solo come Campey, la pittrice. Di conseguenza apprezzano di me anche la mia personalità. Ad esempio Sgarbi nella sua critica disse che io esprimo nelle tele la mia gioia di vivere, per cui è un tratto caratteriale che ha riconosciuto in me“.

Ormai da tempo “l’artista delle donne

Con le donne, da sempre, tanto da meritarsi l’appellativo di “Artista delle Donne“.

Un soggetto, quello femminile, che Ester predilige nella sua arte.

Alla domanda su quale sia il suo pensiero sull’essere donna oggi, lei risponde: “Amo le donne femminili, meno quelle donne che hanno perso questo tratto. Per me una donna intelligente, preparata, ha una sensibilità maggiore nel sapersi districare nella varie situazioni. Ho esplorato molto nei miei dipinti il soggetto femminile perché è un qualcosa che apprezzo e mi piace coglierne ogni aspetto”.

Una donna tenace, Ester, sa benissimo quali sono i suoi obiettivi. Li persegue con passione e determinazione. Si definisce anche molto curiosa, dote che le permette di non fermarsi mai. Di mantenere sempre ” il desiderio di scoprire il mondo con entusiasmo“.

Curiosità ed entusiasmo che sono tipiche della genuinità fanciullesca. Chissà che un giorno non ci parli anche di chi era Ester Campese bambina…

Intanto annuncia un progetto in cantiere. Una personale, intesa anche come breve retrospettiva, considerati i venti anni di produzione artistica.

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