Estate come nel dopoguerra: possibile “fase due” del turismo italiano

Il Touring Club Italiano ha analizzato i flussi del turismo e ha ipotizzato cosa accadrà nei prossimi mesi. Villeggiature vicino casa e pochi stranieri. Alcune località soffriranno di più, altre meno. Intanto si ipotizza un "bonus vacanze"

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Sono giorni in cui il dibattito se e come allentare il lockdown in Italia è molto acceso. Il governo studia le prossime mosse. Alla ricerca della via “più sicura” per guidare il Paese verso una graduale ripartenza. La “famosa fase 2“, di cui tanto si parla in queste ore.

Intanto gli italiani iniziano concretamente a chiedersi se e come potranno andare in vacanza. Con la stagione estiva quasi alle porte si accende il desiderio di sapere cosa ci riserva quest’anno la stagione calda.

Gli italiani potranno andare in vacanza questa estate?

Nella mia attività io cerco di mantenere un profilo di serietà e non mi sento di dare risposte che prevederebbero una sfera di cristallo“. Così il ministro per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha risposto alla domanda di Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa‘.

Nell’incertezza di un’estate ancora tutta da definire, diverse sono le ipotesi in campo.

Mentre il ministero del Turismo e quello della Salute lavorano per far sì che le attività del settore turistico, tra le più colpite a livello economico dal lockdown, possano ripartire. Gli operatori delle spiagge, le agenzie di viaggio e le aziende che operano nel turismo stanno pensando a come fare per non compromettere ulteriormente la stagione estiva.

Ed è quindi sorta l’idea degli ingressi scaglionati in spiaggia, accessibile solo su prenotazione, e di un ulteriore distanziamento tra gli ombrelloni, magari separati anche da barriere protettive in plexiglass, appunto.

Sono diverse le ipotesi sul tavolo delle possibilità. Per il momento rimangono tali. Ciò che pare certo è che per ripartire il turismo, deve in ogni caso adattarsi a nuovi paradigmi.

Ma, come sarà il turismo italiano dei prossimi mesi?

Lo studio del  Touring Club Italiano 

Torneremo alle vacanze del dopoguerra. Il nostro turismo tornerà quello degli albori, quando nel secondo Dopoguerra si rivelò come fenomeno prevalentemente italiano.

Questa la fotografia del Centro Studi del Touring Club Italiano.

Il Touring Club Italiano, un’associazione non profit, che si occupa da oltre 120 anni di turismo, cultura e ambiente, ha analizzato flussi e dati del turismo, domestico e internazionale. Analisi finalizzata a ipotizzare futuri scenari dell’estate 2020.

A tutti gli osservatori pare comunque evidente che i primi fattori propulsivi deriveranno dal turismo domestico, puntando sulla voglia degli italiani di uscire finalmente di casa – con tutte le precauzioni inevitabili, data la situazione – dopo la quarantena“. 

Questo il punto di partenza delineato dal centro studi dell’associazione. Pare, quindi, che l’italiano punterà, qualora possa muoversi, alla vacanza “made in Italy”.

 “Il nostro Paese – si legge sul sito del Touring Clubè stato tra i primi a sperimentare il contagio da coronavirus, la maggior parte dei nostri principali mercati turistici esteri sconta un ritardo rispetto alla diffusione della pandemia che, con ogni probabilità, li porterà a uscire dalla fase di emergenza dopo di noi“.

Ritardo che, con ogni probabilità, porterà ad un turismo italiano senza stranieri.

Dal 1958, primo anno della rilevazione sistematica dei flussi da parte dell’Istat a metà degli anni 80, circa il 70% delle presenze che si registravano in Italia riguardavano il turismo dei nostri connazionali.

È soltanto negli ultimi 35 anni che si è sviluppato notevolmente il mercato incoming che oggi costituisce più della metà del nostro turismo (50,5% delle presenze totali).

Turismo domestico: quali regioni soffriranno di più?

Come in ogni passaggio, ci sono realtà che soffriranno di più, altre meno.

L’Italia non è un paese economicamente omogeneo e come tale il territorio reagisce in maniera differente.

Nonostante le incertezze sui tempi e sulle modalità della ripartenza – afferma Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italianoil quadro delle aree geografiche e delle tipologie di località che potrebbero entrare più in sofferenza appare già oggi abbastanza chiaro“.

Avere queste informazioni può sicuramente aiutare la politica regionale e locale ad affrontare il futuro in modo più consapevole – continua Iseppiprovando a mettere in atto alcune contromisure che possano rendere attrattive, o quantomeno più visibili in termini di comunicazione, queste località già note al pubblico internazionale anche a quello italiano“.

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Vediamo, sempre secondo lo studio del Touring club italiano, come reagiranno le principali mete turistiche del nostro Paese.

I flussi stranieri sono concentrati in alcune aree particolari, spesso per ragioni molto diverse. È proprio in questi territori che si registreranno dunque le difficoltà maggiori, perché verrà meno una componente fondamentale della domanda turistica.

La Provincia Autonoma di Bolzano

A pagare il prezzo più alto sarà la provincia autonoma di Bolzano. Visto che per quasi il 70% dipende dall’estero. In particolare dal mondo di lingua tedesca, di cui è un naturale sbocco per quanto riguarda l’offerta montana invernale ed estiva.

Veneto

Subito dopo Bolzano si colloca il Veneto. Aggiudicandosi il secondo posto sul podio delle aree più sofferenti dal punto di vista del turismo straniero.

La sua capacità di attrazione sui mercati stranieri è legata all’offerta balneare, lacuale e a quella delle città d’arte, Venezia in primis. 

Lazio e Lombardia

Con un tasso di internazionalità simile (rispettivamente 62% e 60%), Lazio e Lombardia si collocano anche loro tra le zone penalizzate da un turismo orfano di stranieri.

Per quanto riguarda il Lazio c’è Roma, attrazione principale della regione. Meta di tanti vacanzieri dall’estero.

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Per quanto riguarda la Lombardia c’è Milano, polo molto importante di turismo urbano e business. Senza dimenticare tutto il sistema che ruota attorno alle tante aree industriali lombarde che intrattengono fitti rapporti con l’estero.

Friuli-Venezia Giulia e Toscana

Per quanto riguarda il Friuli-Venezia Giulia (57%), le ragioni sono, come per Bolzano, legate prevalentemente alla sua collocazione geografica.

La Toscana (54%), invece, deve il suo turismo a Firenze e alle principali città d’arte, nonché al suo territorio rurale, meta da decenni di turisti stranieri.

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Le Regioni del Sud

Sardegna e Sicilia, infine, sono le uniche Regioni del Sud a presentare quote di flussi stranieri di qualche rilievo, ma comunque sostanzialmente in linea con la media nazionale.

Per quanto riguarda i dati delle aree meridionali, sottolinea lo studio di Touring Club, occorre anche considerare la forte incidenza del sommerso e del non rilevato. 

Incidenza che li rendono meno confrontabili con quelli di altre zone del Paese. Probabile che i numeri ufficiali, sottostimando tanti alloggi presi in affitto da vacanzieri perlopiù italiani, facciano apparire una quota di incoming superiore a quella reale.

Le località lacuali e marine saranno le più colpite

Secondo il modello elaborato dal Touring Club, le località più colpite probabilmente saranno le località lacuali e marine, soprattutto venete.

In alcuni casi, in particolare per Limone, Scena e Malcesine, la mancanza di stranieri potrebbe addirittura quasi azzerare i flussi complessivi.

Il Sud Italia è rappresentato in maniera molto contenuta da una sola località siciliana (Taormina) e da una campana (Sorrento). Totalmente assente da questa classifica il Centro Italia.

Al vaglio l’idea di un bonus vacanze

Per ora è solo un’ipotesi, ma, secondo vari giornali è al vaglio una detrazione fiscale per chi prenoterà un soggiorno estivo in Italia.

Secondo quanto riportato dal Sole24ore, il primo giornale a parlare di bonus vacanze, si tratterebbe di una detrazione fiscale da 100 a 325 euro per le persone che prenoteranno un soggiorno di almeno tre giorni in una struttura ricettiva italiana. Si parla, quindi di alberghi, agriturismi, ostelli, e così via.

Bonus, sempre secondo quanto riportato dalla testata di Tamburini, che spetterebbe a lavoratori autonomi e dipendenti che rientrano in una certa fascia di reddito. Cifra che potrebbe variare in base al numero di persone che fanno parte del nucleo familiare.

In ogni caso nulla vi è di certo. Circolano ancora tanti dubbi su se e come si può già pensare alle vacanze estive. Lo stesso Sole24ore ha espresso le sue perplessità.

Pochissimi giorni fa anche Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ha sottolineato che è ancora “troppo presto” per fare valutazioni sulle vacanze estive.

Per adesso non ci resta che attendere le nuove disposizioni del governo. Intanto, forse, dovremmo abituarci all’idea che se potremo andare in vacanza lo faremo nel nostro Paese, in compagnia dei soli nostri connazionali.

Questa potrebbe essere l’occasione per scoprire le meraviglie italiane. Tolte le rinomate mete turistiche, l’Italia è ricca di borghi magnifici che vale la pena visitare.

Qualora sarà possibile fare programmi in questo senso, non rimane che affidarsi ad un bravo consulente e pianificare il nostro “viaggio all’italiana”.

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