Essere un influencer al sud: un fenomeno che stenta a decollare

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Chi vuol essere influencer?

Per chi mastica poco di linguaggio social, l’influencer è una nuova figura che sta prendendo rapidamente il controllo dei profili di molte persone. In generale potremmo dire che l’influencer è quel profilo con migliaia di seguaci online, il cui compito è “influenzare” la loro opinione, condizionare un’opinione e direzionarli magistralmente. Potrebbe sembrare una figura positiva ma la verità è che il marketing ha fiutato il business finendo con il contattare i profili più seguiti con lo scopo di pubblicizzare una marea di prodotti. Ovviamente non tutti gli influencer si lasciano tentare in maniera così spicciola, riuscendo a fidelizzare i propri fan con opinioni schiette e sincere su una serie di argomenti e prodotti poco conosciuti (vedi ad esempio molti youtuber).

La corsa all’influencer ha una ragione semplice: risparmiare sulla pubblicità e raggiungere migliaia, o addirittura milioni, di persone con un solo post. Sembra davvero essere una strategia vincente se non fosse che il fenomeno sta scappando di mano e sempre più persone si definiscono influencer con il solo scopo di ricevere prodotti gratis o una piccola ricarica. Non c’è nulla di male, per carità, ma diventa un problema quando non si ha alcuna base, esperienza nel settore o mera capacità di formulare una frase di senso compiuto. Perdi di credibilità, le persone non acquisteranno nulla, le aziende non ti invieranno più nemmeno un campioncino avanzato.

In questa sede, però, non si vuole analizzare il fenomeno, quanto capire la sua validità al sud Italia. La maggior parte dei profili influencer che ho visionato girava intorno alla mecca del trend per antonomasia: Milano. Sembra facile parlare di fashion, IN e OUT, in un ambiente che fagocita continuamente nuove idee, nuovi eventi internazionali, nuovi personaggi. Il web accorcia le distanze ma quanto riesce a farlo in maniera concreta, sul campo? Lo abbiamo chiesto a Martina Caruso, ballerina e influencer, con un fashion blog e un account Instagram da quasi 60.000 follower.

Ballerina napoletana e fashion blogger.

La parola influencer non mi piace tantissimo perché significa che ha a che fare con persone influenzabili, con un carattere poco forte e che tendono a farsi condizionare dagli altri. Ecco perché tendo a non utilizzarla molto, piuttosto meglio prendere il bello di questa figura: un rapido modo per esprimere se stessi, condividere idee e progetti e fare quattro chiacchiere con le persone che ti seguono

Un modo diverso di vivere questo concetto e in netto contrasto con gli influencer più conosciuti che lo hanno praticamente reso una vera e propria professione, con tanto di manager e listino prezzi. Addirittura qualcuno si rifiuta di sponsorizzare un prodotto valido ma che non paga.

Ci sono diversi livelli di influencer, c’è chi ha un numero di follower medio e chi più alto, poi sta all’azienda decidere a chi affidarsi.
Ovviamente quello che non mi piace è barare, ci sono una marea di influencer che pur di definirsi tali, comprano follower, e questa cosa proprio non mi va giù

Esistono influencer da milioni di follower, eppure non è tutto oro quello che luccica. Con alcuni programmi è possibile esaminare i fake follower di un profilo (esistono siti che vendono veri e propri pacchetti di like e commenti) e il risultato è una lunga sfilza di grandi nomi che hanno comprato palate di follower con il solo scopo di schizzare ai vertici della classifica e attrarre quante più aziende possibili. Chiunque può effettuare questo controllo e non capisco perché i brand non lo facciano prima di contattare un nome.

Molte persone al Sud non conoscono ancora cosa sia un influencer… un po’ arretrati direi!
Da un altro lato invece chi conosce cos’è un influencer, la vede come una cosa un po’ troppo ironica e non come un vero lavoro

Altri ostacoli sono sicuramente una poca conoscenza di questo fenomeno, eppure il condizionamento c’è. I Jackal che vengono scelti per spot pubblicitari sono personaggi che condizionano l’umore e il parere del pubblico, così come Casa Surace che attrae milioni di visualizzazioni e introduce diversi prodotti all’interno dei video, la youtuber Carlitadolce che ha creato una sua linea di cosmetici bio e boccia o promuove i vari prodotti. Insomma, figure che non usano la parola influencer eppure lo sono a tutti gli effetti. Ciò che manca al Sud è quindi una vera e propria identità influencer, un allontanamento dai luoghi comuni e un miglioramento dei vari influencer che devono lavorare sul loro effettivo talento e non solo sullo smarchettare i campioncini che arrivano per posta. E qui non facciamo nomi, che è meglio.

Come diventare un vero influencer e pubblicare contenuti di qualità?

  1. Non definirsi influencer con appena un migliaio di follower ma scrivere contenuti di qualità.
  2. Non comprare follower fake, perché tutti se ne accorgono e farete una figura meschina.
  3. Leggete tanto, seguite altri follower rinomati per capire come approcciare il pubblico, scrivete bene e senza orrori grammaticali.
  4. Partecipate ad eventi della vostra città, ma senza limitarvi a sorridere alle fotocamere. Piuttosto recensite l’evento e fornite il giusto supporto a questo mondo.
  5. Specializzatevi in qualcosa: abiti, cosmetici, benessere, ecc. In questo modo non sarete una vetrina ambulante e attrarrete una fetta di fan fedeli.
  6. Lavorate continuamente, coltivate il rapporto con il pubblico e siate sempre disponibili perché non c’è posto più democratico del web.
  7. Non fate i finti milanesi, ma caratterizzate la vostra area geografica in modo che diventi la vostra forza!
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