Essere e esistenza: le questioni filosofiche di Martin Heidegger

Il filosofo tedesco tra l’essere e l’esistenza

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Essere e esistenza

Essere e esistenza: chi non ha potuto mai fare a meno di leggere queste parole quando il filosofo in questione è Martin Heidegger? Non temete, questa di oggi non è una pesante dissertazione filosofica né un noioso paragrafo fitto di termini assurdi su cui rimuginare. Cercheremo, semplicemente, di parlare di un tema tanto caro al filosofo: l’esistenza.

Essere e esistenza: qual è il punto di vista del filosofo?

Nell’opera Essere e tempo il filosofo tedesco ripropone il problema dell’essere a partire dall’ente che pone il problema. Heidegger dice che è l’uomo a porsi la domanda sull’essere: “Questo esistente che noi stessi siamo e che fra l’altro ha quella possibilità d’essere che consiste nel porre il problema, lo designiamo con il termine Esserci”. Il pensatore nomina l’uomo anche con i termini “io” o “esserci”. Quando l’uomo inizia a riflettere sul suo essere sostanzialmente fa spazio all’esistenza. L’uomo esiste e si colloca in una situazione. Ma che cos’è questa situazione? Significa che l’esserci è, l’essere qui dell’uomo è proprio l’essere qui. Dunque io, essere umano, sono. Io sono sempre al mondo: mi guardo intorno, cerco di andare altrove, mi procuro i mezzi per mantenere la mia situazione o per cambiarla. Io sono sempre al mondo come un progetto gettato.

Essere ed esistenza: l’uomo nel mondo

Che cos’è il mondo? Il mondo è l’insieme delle cose che si danno come oggetti. Io sono lì circondato da oggetti ma io sono tra gli oggetti come un progetto. Io sono un uomo che progetta e quindi la mia esistenza non si esaurisce in un mero “stare lì”. L’esserci progetta e quindi l’esserci è al mondo come un esistente interessato in qualche modo a cambiarlo, a mantenerlo com’è o a modificarlo. Il nostro essere nel mondo è uno starci dentro interessato. L’uomo è un essere interessato a stare nel mondo e a guardarlo dal punto di vista del progetto.

Esistenza, ex-sistere, stare al di là

La parola esistere contiene il prefisso “ex” cioè “fuori”. Difatti esistere significa stare al di fuori. L’esistenza è dunque uno stare al di là di sé, nella dimensione della possibilità o del progetto. Per questo suo trascendere la realtà in vista della possibilità, l’esserci appare come l’ente a cui nel suo essere ne va di questo essere stesso. Visto tutto in questo senso, possiamo dire che l’esistenza è apertura, intenzionalità, trascendenza. Noi siamo nel mondo e progettiamo: ci rapportiamo alle cose, le utilizziamo, trascendiamo le cose, siamo oltre le cose. Ci prendiamo cura delle cose.

Prendersi cura delle cose

La caratteristica dell’esserci è essere nel mondo. Posto che l’uomo è un progetto, quindi un soggetto che si relaziona al mondo e che lo guarda con interesse, affermiamo che nel mondo l’uomo si prende cura delle cose. Il prendersi cura delle cose marca il significato di stare nel mondo, tra le cose e tra gli altri. Quando ci prendiamo cura delle cose è perché ci rapportiamo alle cose. Le cose inoltre acquistano il loro senso perché noi le usiamo. Il modo in cui ci si prende cura delle cose dà il senso alle cose stesse. Il discorso di Heidegger sull’essere e sull’esistenza non finisce qui. Però noi oggi abbiamo voluto sviluppare soprattutto il concetto di uomo che sta nel mondo. Soprattutto abbiamo messo l’accento su quella bellissima interpretazione dell’esistenza come infinita apertura e fucina inarrestabile di progettualità.


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