Essere donna in Pakistan: la storia di Saman Abbas è solo la punta dell’iceberg

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la sposa bambina
Foto di Dean Moriarty da Pixabay

Uccisa per aver rifiutato un matrimonio combinato: questo, secondo gli inquirenti, sarebbe l’epilogo della storia di Saman Abbas, diciottenne pakistana scomparsa da Novellara il mese scorso. Saman sarebbe così l’ennesima vittima di una società che non riconosce alle donne i diritti fondamentali e le rende “schiave” di un sistema maschilista e violento.

Saman Abbas e il matrimonio combinato

Benchè oggi la legge consenta a tutti i cittadini di scegliere liberamente il proprio coniuge, in Pakistan i matrimoni forzati sono ancora prevalenti. Le nozze, soprattutto per gli abitanti delle aree rurali, sono una vera e propria alleanza tra clan: i futuri sposi vengono scelti in base alla loro ricchezza e posizione sociale, e spesso fanno parte addirittura della stessa famiglia. Questo, se non si fosse opposta, sarebbe stato il destino anche di Saman Abbas: un matrimonio combinato con un cugino alla lontana, quando ancora la ragazza era minorenne. Ma il tentativo di ribellione della giovane donna non poteva essere tollerato dalla sua famiglia, e probabilmente per questo Saman sarebbe stata uccisa; un delitto d’onore in piena regola.

Essere donna in Pakistan

Nonostante nel 2016 sia stato abolito, nella nazione asiatica il delitto d’onore è ancora molto frequente e drammaticamente tollerato. Questo accade perchè lo status delle donne in pakistan è sistematicamente subordinato al ruolo di genere; sono sottomesse, condannate allo stupro, maltrattate dai propri mariti, vittime di incesti e rapimenti. Una violenza, quella sulle femmine, esercitata in nome di una legge e di una religione che vengono sempre interpretate secondo canoni maschili e patriarcali; una tradizione arcaica secondo cui la donna non è altro che un “oggetto” e come tale non ha alcun diritto.

Quale futuro?

Sono stati tantissimi i tentativi di ribellione da parte delle donne del Pakistan negli ultimi anni. La maggior parte di loro ha pagato con la vita la propria libertà; solo poche sono riuscite ad affermare i propri diritti, spesso a caro prezzo. Eppure, nonostante i continui fallimenti per cercare di affermarsi, nelle pakistane è ancora viva la speranza. Di recente il giudice capo del Pakistan, Asif Saeed Khosa, ha annunciato l’apertura di 1016 tribunali in tutto il Paese per la tutela delle donne dalla violenza di genere; una lieve speranza che si possa davvero fare qualcosa per cambiare questa società miserabile.

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La storia di Saman Abbas riguarda tutti noi

Quella delle donne pakistane è una situazione che tocca tutte le donne del mondo, un problema che riguarda tutti; pensare che al giorno d’oggi esistano ancora contesti così degradati e umilianti è una sconfitta per l’intera umanità. Il fatto che il Pakistan sia lontano da noi non significa che possiamo girarci dall’altra parte; dobbiamo sempre ricordare che ci sono ragazze vittime di violenza ovunque, e che il femminicidio è ormai una realtà frequente anche nei Paesi Occidentali. Probabilmente non saremo riusciti a salvare Saman Abbas, ma è un dovere fare in modo che lei e tutte le altre ragazze vittime di violenza di genere non siano dimenticate.