L’Italia ha deciso di espellere l’ambasciatore della Corea del Nord. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, in un’intervista a Repubblica.

L’unico problema sarebbe che il presunto ambasciatore di Corea non c’è, perché dopo la morte del predecessore il sostituto non è stato accreditato dal Quirinale. L’ambasciatore Kim Chun-guk, è morto nel 2016 a Roma mentre era in servizio e le credenziali del suo successore Mung Jong-nam non sono state accolte dal Quirinale che le sta ancora esaminando.

Circa un mese fa la Corea del Nord ha effettuato il sesto test con una bomba all’idrogeno, disegnata per armare un supermissile intercontinentale. Qualche giorno dopo un suo missile ha sorvolato il Giappone. Adesso l’Italia, che ha sempre sposato la causa delle sanzioni internazionali, ha voluto dare un segnale più netto di condanna al riottoso dittatore Kim Jong-un.

Ministro Alfano

“Noi abbiamo preso una decisione forte e cioè di interrompere la procedura di accreditamento dell’ambasciatore della Repubblica Popolare Democratica di Corea. L’ambasciatore dovrà lasciare l’Italia. La Corea del Nord ha effettuato nelle scorse settimane un ulteriore test nucleare, di potenza superiore a tutti quelli precedenti, e ha continuato con lanci di missili balistici. L’Italia, che presiede il Comitato Sanzioni del Consiglio di Sicurezza, chiede alla comunità internazionale di mantenere alta la pressione sul regime”. Lo afferma il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. “Vogliamo far capire a Pyongyang – spiega Alfano – che l’isolamento è inevitabile se non cambia strada. Tuttavia, non tronchiamo le relazioni perché può essere sempre utile mantenere un canale di comunicazione”.

L’ambasciatore Mun Jong-Nam era arrivato in Italia nelle scorse settimane ed aveva ricevuto il gradimento del presidente Sergio Mattarella. Ma per insediarsi ufficialmente, avrebbe dovuto presentare le credenziali al capo dello Stato con una cerimonia al Quirinale. Ed è proprio quest’ultimo procedimento che è stato bloccato dopo l’ennesima minaccia al Giappone.

Le altre nazioni che ad oggi hanno interrotto i rapporti diplomatici con la Corea del Nord sono: il Perù, la Malesia, il Kuwait, il Messico e in Europa il Portogallo. Ultimamente anche la Spagna ha seguito la strada dell’interruzione dei rapporti diplomatici definendo l’ambasciatore come una “persona non grata”.

La notizia dell’espulsione arriva in Corea del Nord. “L’Italia accondiscende agli Usa“, recita una nota del Partito comunista, nella quale i coreani non sembrano averla presa bene. “Se la posizione del governo fosse realmente finalizzata al mantenimento della pace mondiale ci aspetteremmo che venissero interrotti contestualmente i rapporti con tutti i paesi possessori della bomba nucleare”.

I membri del Partito comunista Nord coreano, data la “simpatia” italiana per gli ideali di pace, ci consigliano anche “il ritiro immediato di tutte le truppe italiane in missioni di guerra all’estero; il richiamo degli ambasciatori italiani presso le monarchie saudite che sostengono il terrorismo. Ovviamente il governo e tutte le forze politiche presenti nel Parlamento, non sono intenzionate a fare questo, ma giocano a creare una copertura ideologica e mediatica al contributo che anche l’Italia sta dando all’accerchiamento imperialista della Corea”.

 

Onorevole Razzi

La decisione del Capo della Farnesina non è però piaciuta all’onorevole Antonio Razzi, già segretario della Commissione esteri in Senato e simpatizzante di Kim Jong-un.

L’onorevole Razzi dichiara sdegnato: “Le decisioni del Ministro degli Esteri Alfano sempre più degradanti ed equivoche. Il capo della nostra diplomazia infatti reintegra l’Ambasciatore dell’Egitto, colpevole di aver ucciso un nostro ragazzo ed espelle, invece, quello di un paese, la Corea del Nord, che a noi italiani non ha fatto nulla”.

“Che poi Alfano – prosegue Razzi, testualmente – va pure controcorrente rispetto agli americani, visto che il segretario di Stato Rex Tillerson ha detto che gli Usa hanno contatti con la Corea del Nord.

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