Esperanto. A che punto siamo?

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Esiste una lingua, l‘esperanto, che ancora prima dell’utilizzo dell’inglese come idioma ufficiale di comunicazione internazionale, serviva a far “sperare” (da qui il nome) in una democrazia linguistica.

Ideata tra il 1872 e il 1887 da Ludwik Lejzer Zamenhof (detto anche “Doktoro Esperanto“, oftalmologo e glottoteta polacco nominato 12 volte per il Premio Nobel per la pace ) e presentata come lingua internazionale per la prima volta nel 1887 in “Primo Libro“, questo idioma artificiale (oggi più correttamente definita come lingua ausiliaria internazionale), con una grammatica relativamente semplice e regolare, venne ideato con lo scopo di facilitare il dialogo tra i popoli creando uno spazio e uno strumento neutro di scambio grazie ad una lingua alternativa (indipendente dalle parti coinvolte, appartenente all’umanità e non ad un popolo specifico).

Chi parla oggi esperanto?

Se per molti questa lingua viene considerata come morta e senza futuro, oggi in realtà l’esperanto sembra godere di una buona salute, attirando in tutto il mondo nuove persone pronte ad iniziare corsi. Non esistono statistiche precise che ci dimostrino quanti parlanti esistano nel mondo, ma le stime basate sulle formazioni tenute in Italia dicono che i fluenti madrelingua (nati da genitori esperantisti) siano tra le 1500 e le 2000 persone. Viene parlato e imparato grazie a corsi locali (qui quelli attualmente attivi in Italia) e on line da simpatizzanti in quasi in tutto il mondo. Non mancano anche, come per tutte le lingue, le produzioni cinematografiche (famoso è il film dell’orrore Incubus del 1965, dove l’esperanto ha avuto un ruolo fondamentale per creare un’atmosfera surreale) , letterarie e musicali che per scelta adottano totalmente questa lingua.

Ma che senso avrebbe imparare l’idioma esperantista nel 2018 dal momento in cui l’inglese sembra aver preso il predominio e fagocitato il ruolo delle altre lingue nel campo internazionale?

Sicuramente si può partire dal presupposto che imparare una nuova lingua, anche senza individuarne a tutti i costi un fine, é qualcosa di utile e importante a qualsiasi età. Molti e molte esperantiste però collegano a questa loro voglia di conoscenza anche una sfera sociale, di comunità e politica.

Gli esperantisti possono sembrare strani e strane per la loro scelta di comunicare in una lingua poco conune che non ha e non ha mai avuto una patria, ma questa loro decisione non ostacola il loro apprendimento di idiomi più usati a livello globale.

Spesso, proprio grazie all’esperanto che prende parole, regole e modalità di costruzioni da varie lingue con ceppi di origine diversa, chi lo parla riesce a destreggiarsi in maniera più abile e meno confusionaria tra le varie lingue (famoso è il metodo di apprendimento di lingue straniere proprio ideato dagli esperantisti dal nome Paderborn). L’Università di Amsterdam (Universiteit van Amsterdam) ha attivato addirittura una cattedra in “interlinguistica ed esperanto” tenuta dal professore italiano Federico Gobbo e altri corsi universitari sono stato attivati in Ungheria mentre in Brasile può essere una lingua a scelta nel curriculum scolastico.

L’esperanto oggi in Italia

Convincere qualcuno ad imparare una lingua che non ha una patria territoriale e che viene usata da poche persone non è mai stato semplice e questo gli esperantisti lo sanno molto bene. Esistono però nel nostro paese tante realtà che si occupano dell’insegnamento di questa lingua e della sua diffusione tramite eventi in quasi tutte le parti d’Italia. L’ente di riferimento nel nostro paese è FEI, la Federazione Esperantista Italiana che raccoglie le principali associazioni sparse sul territorio e i singoli esperantisti senza appartenenza a nessun gruppo ma intetessati alla promozione della cultura esperantista. In Italia esiste anche IEJ (Itala Esperantista Junularo), l’associazione dei giovani esperantisti che tra le varie attività organizzate sono referenti nella nostra nazione del Servizio Passaporto (Pasporta Servo in Esperanto), una sorta di erasmus ideato 20 anni prima per permettere scambi internazionali, gestito a livello internazionale da TEJO (Tutmonda Esperantista Junulara Organizo. TEJO organizza anche ogni anno un convegno internazionale che cambia luogo ogni anno dal nome IJk. L’edizione 2018, la 74esima, si terrà in Spagna a Badajoz). Altro evento organizzato da IEJ periodicamente é IJF (Internacia Junulara Festivalo), festival internazionale di cultura esperantista dedicato allo scambio di esperienze e di conoscenze tra giovani (e meno) appassionati e appassionate di esperanto, appena conclusosi a inizio aprile a Marina di Ascea, in Campania.

L’espranto non sembra morto, anzi sembra tornare ad essere una lingua interessante per giovani e meno giovani in tutta Europa e non solo. Chi si sente di escludere che questo idioma non diventi gradualmente un reale concorrente dell’inglese? L’esperanto non è lingua madre di nessun popolo e per questo motivo ad essa non viene ricollegata nessun peso derivante da diatribe internazionali e conflitti passati. Anche per chi nasce da coppie esperantiste, l’esperanto é una seconda lingua rispetto a quella insegnata a scuola, imparata il più delle volte proprio per portare avanti l’ideale di pace e costruzione di ponti che Zamenhof aveva sperato. L’utilizzo dell’inglese a livello internazionale ormai riconosciuto come lingua di scambi tra persone e paesi, non denota l’assecondare e riconoscere poteri politici e culturali che in realtà oggi potrebbero essere messi in discussione e non facilita una parte della popolazione mondiale che per puro caso nasce in paesi anglofoni, rendendo non equilibrate le difficoltà nell’apprendimento linguistico?

Oggi più che mai l’esperanto potrebbe ritornare in auge, grazie proprio alla sua imparzialità, la sua semplicità e al suo messaggio di pace accompagnato spesso alla sua gratuità nell’apprendimento, dal momento che in molti paesi dove viene studiato per incentivarne la conoscenza, molte formazioni vengono offerte gratis o a prezzi molto bassi e competitivi rispetto ad altre lingue.

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