L’esistenza dell’aldilà secondo la scienza e la mente umana

Esiste la vita dopo la morte? Perché abbiamo bisogno di credere nell'aldilà?

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esistenza dell'aldilà

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Recita così la legge della conservazione della massa. Per quanto si tratti di un assioma scientifico, non trovate che queste parole nascondano una nota di magia? Scrutiamo bene la frase. Se nulla si crea, dunque da dove proveniamo tutti noi? Come si è formato tutto il circostante? E se nulla si distrugge, dove vanno a finire tutti quegli atomi che si sprigionano dalla rottura di un determinato oggetto? Tutto ciò ci pone di fronte ad argomenti a dir poco criptici. Per quanto riguarda la trasformazione, forse potremmo sentirci un po’ più a nostro agio. Questo concetto fa parte della nostra quotidianità. Siamo abituati ai cambiamenti. E a danzare insieme a essi. Da quest’anno lo siamo ancora di più. A questo concetto di trasformazione si riaggancia la teoria di Wernher von Braun, che vede possibile l’esistenza dell’aldilà.

Chi è Wernher von Braun? Si può provare l’esistenza dell’aldilà?

Siamo di fronte a un grande scienziato e ingegnere. Uno dei giganti della NASA. La sua attrazione per il cielo lo ha portato ben più in là delle sue aspettative. La teoria dell’esperto non si basa su alcuna visione. Egli non ha visto con i propri occhi un presunto creatore. Né un luogo nel quale le anime danzano tra le nuvole. Piuttosto, si tratta di un presupposto tratto dal concetto di trasformazione. Come dicevamo nell’introduzione, questo principio è facilmente concepibile da ogni essere umano. E anche dalla natura stessa. Quest’ultima non conosce l’estinzione, ma solo la mutazione. Dunque, ciò sarebbe valido anche per la morte. D’altronde tutti noi siamo composti da atomi. Secondo il pensiero di Wernher von Braun, una volta che queste particelle smettono di comporre il nostro organismo, vanno a far parte di qualcos’altro. Prendono un’altra vita. Donano un’altra esistenza a questa Terra.

Tra finito e infinito

Guardiamoci intorno. Magari proprio in questo momento ci troviamo all’interno di una stanza. Spostiamo lo sguardo leggermente più in là. Possiamo più o meno conoscere cosa che contorna l’esterno di questo spazio. L’ambiente là fuori è circoscritto in una sfera gigantesca chiamata Terra. Quest’ultima è compresa nell’universo. E qui cominciano i dubbi più intensi. Sebbene non abbiamo fatto esperienza di tutti i luoghi del nostro pianeta, li vediamo come spazi finiti. Ciò che invece è al di là di questo mondo, è più difficile da definire. Dove finisce l’universo? E anche se questo terminasse con uno spazio buio non comprendente alcun tipo di pianeta o forma di vita, dove termina quest’ipotetico nulla? A volte siamo noi stessi in prima persona a sentirci dei nulla viventi.

A volte la vita riesce a schiacciarci talmente tanto, che sentiamo come se il nostro corpo fosse squarciato in due da una voragine. Ciò nonostante, continuiamo a respirare. Il nostro cuore continua a battere e i nostri pensieri a fluire. Alcuni sostengono che sia proprio questa la chiave di una possibile vita dopo la morte. La nostra incapacità d’intendere la non vita. Non è pensabile concepire la nostra essenza nel nulla. Nella non esistenza. A malapena riusciamo a comprendere il sonno. Vi è inoltre un altro punto da tenere in considerazione. Il pensiero della morte è per molti sinonimo di sofferenza. Quando qualcuno a cui teniamo ci lascia, abbiamo comunque bisogno di sentirlo vicino. Vogliamo assicurarci che ella o egli continui a respirare insieme a noi. Come in un sincrono che mai andrà a sfaldarsi. Vogliamo assicurarci che il/la defunto/a sia effettivamente passato/a miglior vita.

La vita è di passaggio: così dicono

Gli anglofoni, per indicare l’azione di morire usano sovente il verbo “to pass”. Come a indicare il concetto di un’esistenza dell’aldilà. Ognuno è libero di credere a ciò che lo fa stare meglio. È inutile fare a gara a chi possiede la verità in mano. Riusciamo a malapena a definire il concreto. Come possiamo pretendere di conoscere il paranormale? La morte è l’unica certezza della vita. Per quanto spaventi, questa signora dal vestito nero scandisce il nostro tempo. Dona un senso al nostro fluire. Cosa ne sarebbe dei nostri programmi se tutto questo non avesse una data di scadenza? Fare i conti con la vita non è facile. Lo è ancora meno gestire la sua fine. Possiamo solo continuare questa partita a scacchi. Il nostro scacco matto sarà rendere la vittoria dell’avversario niente di più di un atto fisiologico e necessario.



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