Escalation a Gerusalemme: polizia in allerta sale la tensione

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Escalation di tensioni a Gerusalemme Est. Nella Città Vecchia occupata proseguono i disordini tra israeliani e palestinesi, divampati all’inizio del mese sacro del Ramadan. La polizia è in allerta. Mentre una nuova ondata è attesa in prossimità del 54° anniversario dell’unificazione della Capitale rivendicata dallo Stato ebraico. Intanto, le forze di difesa israeliane hanno avvertito che “reagiranno con forza” ai lanci di missili da Gaza.

Escalation a Gerusalemme?

Durante Laylat al-Qadr, la Notte del destino che conclude il Ramadan, la polizia era in allerta. Per la sera tra l’8 e il 9 maggio, il commissario Kobi Shabtai aveva svolto una valutazione sulla sicurezza. Poi, aveva ordinato ai comandanti di potenziare in maniera “significativa” le loro forze in vista di un’altra “serie di eventi”. In particolare nell’area di Gerusalemme. Eppure, sono scoppiati i disordini tra palestinesi e forze di occupazione israeliane nell’ultimo venerdì del mese sacro all’Islam. Stavolta il bilancio conta oltre 220 feriti tra i civili e almeno 17 agenti, stando al Jerusalem Post. Di questi, almeno la metà necessita di cure ospedaliere come rende noto un portavoce della polizia. Mentre la Mezzaluna Rossa Palestinese riferisce che i palestinesi feriti siano 205, 88 dei quali sarebbero stati ricoverati negli ospedali della Città occupata.

Qualche dettaglio in più

Nel frattempo, Kan News ha divulgato un video degli scontri. Il filmato mostra gli agenti delle forze di sicurezza israeliane mentre lanciano alcune granate assordanti in direzione della moschea di Al-Aqsa, allo scopo di disperdere i manifestanti. Dopodiché, gli agenti hanno anche chiuso le porte del tempio, lasciando i fedeli al suo interno. Nel tentativo di sedare le rivolte, le forze di occupazione hanno blindato la Porta di Damasco, il punto di ritrovo abituale per i fedeli musulmani. Oltre che uno degli accessi principali alla Città Vecchia. Ma le forze di occupazione non potranno calare la guardia. Non ancora. Stasera inizieranno i festeggiamenti del Jerusalem Day 2021. Il 54° anniversario dell’unificazione della città rivendicata dallo Stato ebraico come sua capitale, in violazione del diritto internazionale.


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Il Giorno di Gerusalemme

L’evento dovrebbe attirare migliaia di persone nella Città Vecchia, nella notte tra domenica e lunedì. Cortei nazionalisti religiosi e processioni interesseranno la città contesa. Intanto, le forze di occupazione hanno annunciato di essere pronte a una potenziale escalation. La celebrazione avrà inizio domenica sera, con funzioni religiose e raduni. Mentre l’evento principale, la marcia della bandiera, si terrà lunedì. Ogni anno i festeggiamenti richiamano decine di migliaia di persone, tra cui moltissimi nazionalisti religiosi ebrei. Sabato, il ministro della Difesa Benny Gantz ha valutato la situazione della sicurezza assieme ad alti funzionari dell’esercito, della polizia e del servizio di sicurezza Shin Bet. Alla fine della riunione, le forze di difesa israeliane hanno annunciato che rafforzeranno le truppe schierate.

La dichiarazione

In una nota, Gantz ha affermato: “Non si può permettere agli estremisti di entrambe le parti di provocare un’escalation della situazione“. E poi. “Israele continuerà ad agire per preservare la libertà di culto al Monte del Tempio e allo stesso tempo non permetterà al terrore di alzare la testa o danneggiare l’ordine pubblico“. Nel frattempo, anche i funzionari del Jihad islamico sono intervenuti sulla questione. “E’ impossibile tollerare ciò che sta accadendo a Gerusalemme e il nemico deve aspettarsi la nostra risposta in qualsiasi momento”, ha dichiarato il segretario generale del Movimento. Anche Hamas ha colto l’occasione per rilanciare le proprie rivendicazioni, dopo il rinvio delle elezioni palestinesi. In particolare, Ismail Haniyeh, il leader del movimento islamista, si è rivolto al primo ministro Benjamin Netanyahu per avvertirlo di “non giocare con il fuoco”.

Escalation a Gerusalemme: l’opposizione

Questa è una battaglia che tu, il tuo esercito, la tua polizia e tutto il tuo Paese non potete vincere”, ha avvertito Haniyeh. Del resto, Hamas ha reso la riconquista della Città occupata uno dei punti chiave del suo programma elettorale. “Difenderemo Gerusalemme indipendentemente dai sacrifici che dovremo fare”, ha assicurato il leader da Gaza. Dal canto suo, Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, ha sollecitato l’ambasciatore palestinese presso le Nazioni Unite affinché il Consiglio di Sicurezza Onu si riunisca per discutere la situazione in corso a Gerusalemme. Mentre il ministero degli Esteri giordano ha condannato come una profanazione l’ingresso delle forze di occupazione al luogo sacro dei musulmani. Oltre ad aver descritto il loro come “attacco animalesco” nei confronti dei fedeli. 


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Una serie di escalation a Gerusalemme

Le tensioni tra israeliani e palestinesi erano divampate il mese scorso, in concomitanza con l’inizio del sacro Ramadan. Allora, i palestinesi avevano accusato le forze di occupazione israeliane di boicottare i riti religiosi dei musulmani. Dapprima negando l’accesso alla Spianata delle Moschee ai fedeli. Poi, tagliando i cavi degli altoparlanti durante l’adhān, la chiamata islamica alla preghiera. Durante tutta la settimana, cortei di ebrei estremisti e musulmani hanno manifestato nella zona Est di Gerusalemme, scontrandosi con gli agenti di polizia. Molti palestinesi esasperati si sono uniti alle proteste, raggruppandosi ai posti di blocco israeliani in Cisgiordania. Da Gaza, Hamas ha esortato lo Stato ebraico a interrompere i suoi soprusi. Oltretutto, ne ha approfittato per fomentare le folle e lanciare una serie di attacchi missilistici contro il Sud di Israele.

Le proteste dei palestinesi

La maggior parte dei gruppi terroristici palestinesi, tra cui Hamas, ha minacciato di vendicare Israele per le sue presunte “violazioni” nella Spianata delle Moschee. Il terzo luogo più sacro dell’Islam. Oltre che il luogo più sacro del giudaismo, dove agli ebrei però è interdetto pregare. Venerdì, la polizia ha fatto irruzione sul Monte del Tempio per sedare nuovi disordini. Quel giorno, 200 palestinesi e 17 agenti di polizia israeliani sono rimasti feriti. Non solo. Sabato notte, mentre circa 90.000 fedeli musulmani pregavano al complesso sacro, gli scontri con la polizia sono continuati intorno alla Città Vecchia. Centinaia di palestinesi si sono ribellati lungo il confine israeliano con Gaza, bruciando pneumatici e lanciando esplosivi alle truppe israeliane che li hanno dispersi con i gas lacrimogeni. Altri 90 palestinesi feriti.

Escalation a Gerusalemme: i missili di Hamas

Sempre sabato, un razzo lanciato da Gaza contro Israele è atterrato in campo aperto. Quella volta, le sirene nei centri abitati non si sono sentite. Mentre le forze di difesa israeliane hanno risposto attaccando una postazione di Hamas nel Sud della Striscia di Gaza. In questo contesto, il comitato centrale di Fatah, il movimento guidato da Mahmoud Abbas, ha avvertito in serata che “la continuazione degli attacchi dei coloni ai luoghi santi e alle case dei residenti palestinesi, la loro espulsione e l’espansione degli insediamenti porterà a un conflitto in tutti i territori palestinesi“. Pertanto, nei prossimi giorni le forze di occupazione israeliane si aspettano una nuova escalation a Gerusalemme e in Cisgiordania e Gerusalemme.


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Sull’orlo della guerra?

Secondo Channel 12, la voce che circola tra i vicoli palestinesi è di una “guerra per Gerusalemme e la moschea di Al-Aqsa”. L’emittente ha affermato anche che Hamas stia incoraggiando i suoi agenti della Cisgiordania a compiere attacchi nella Città occupata e alimentare le tensioni. Nonostante Fatah e Hamas incoraggino entrambe le proteste di massa come reazione ai disordini nella capitale, Fatah è interessata a mantenere contenuta la protesta. Del resto, se la situazione degenerasse andrebbe a suo stesso detrimento. A differenza di Hamas, quindi, che vorrebbe allargare il fronte delle proteste, l’Apn sta cercando di canalizzare l’indignazione solo a Gerusalemme. Nel frattempo, Israele ha rafforzato la sicurezza in tutte le potenziali arene di conflitto. Inoltre, le IDF stanno dispiegando batterie Iron Dome vicino a potenziali bersagli dei razzi di Gaza, cercando al contempo di sedare i rivoltosi.

Vendetta

A detta del canale nazionale, i funzionari israeliani sperano di evitare spargimenti di sangue che potrebbero scatenare disordini ancor più ampi. Tuttavia, non passano inosservate alcune azioni “vendicative” da parte delle autorità sioniste. In proposito, il deputato di estrema destra Itamar Ben Gvir ha istituito quello che ha definito un “ufficio parlamentare” nel controverso quartiere di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme Est. Lì, oltre 70 residenti palestinesi sono minacciati di sfratto e potrebbero essere sostituiti da nazionalisti ebrei di destra. Sabato, Ben Gvir ha autorizzato la polizia “a difendersi e usare armi, comprese quelle a fuoco in risposta ai terroristi sul Monte del Tempio e in tutto il paese“. In particolare, ha spiegato che gli agenti le cui vite sono in pericolo “dovrebbero sparare e non occuparsi di misure di dispersione delle sommosse“.


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Escalation a Gerusalemme: il monito internazionale

Secondo quanto riporta Al-Arabiya, l’Egitto ha esortato Israele a fermare gli sgomberi dei palestinesi da Sheikh Jarrah e ha invitato i leader palestinesi ad allentare le tensioni. Nel frattempo, i mediatori del Qatar stanno lavorando per impedire che i razzi da Gaza vengano lanciati contro Israele, come rappresaglia agli eventi di Gerusalemme. Tuttavia, hanno denunciato l’operato delle forze di sicurezza israeliane a seguito degli scontri, definendolo una “provocazione per milioni di musulmani in tutto il mondo”. Come ha riferito il quotidiano Ynet, il Qatar si è rivolto alla comunità internazionale per fermare le violenze contro il popolo palestinese. Una richiesta simile giunge dall’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Ue, Josep Borrell. In proposito, l’Unione europea “invita le autorità ad agire con urgenza per allentare le attuali tensioni“.


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