Francesco: stop all’escalation a Gerusalemme (Video)

La Terra Santa sia un luogo dove regna la pace

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escalation gerusalemme

Francesco auspica che possa tornare la pace a Gerusalemme dopo l’escalation di violenze. Crocevia di fedi e nazionalità, la Città Santa dovrebbe essere un luogo di pace che si basa sul dialogo e il rispetto. Soprattutto, il Santo Padre esorta le autorità (e la comunità internazionale) a trovare una soluzione che possa far cessare le violenze. Una speranza condivisa dai Patriarchi delle chiese locali. Se così non fosse, a pagare il prezzo più alto saranno i bambini.

Gerusalemme: escalation attuale?

Il 4 gennaio 1964 è una data storica. La prima visita apostolica di un Papa in Terra Santa. Dopo Paolo VI altri Pontefici hanno seguito il suo esempio, recandosi “alle sorgenti della fede”. La volta di Francesco è stata nel 2014. Verrebbe da pensare che in cinquant’anni il mondo sia cambiato. Del resto, a differenza dei suoi predecessori, Bergoglio ha un account sui social network. Mentre la Santa Sede ha istituito un Dicastero per la Comunicazione. Eppure, uno sguardo più attento scorge un’amara verità. Il mondo non è cambiato. Almeno, non così tanto. Nemmeno oggi, mentre si consuma nel sangue un’ostilità che dura da decenni. E a rimetterci sono i più fragili. In meno di 24 ore, 10 bambini sono morti. Molti altri sono rimasti feriti. Oppure orfani. Ha importanza la loro nazionalità?

L’appello del Santo Padre

Alla preghiera del Regina Coeli, Papa Francesco ha rivolto il suo appello affinché cessino gli scontri tra ebrei e palestinesi. “Seguo con particolare preoccupazione gli eventi che stanno accadendo a Gerusalemme“, ha detto Bergoglio. “Prego affinché essa sia luogo di incontro e non di scontri violenti, luogo di preghiera e di pace“. E ancora. “Invito tutti a cercare soluzioni condivise affinché l’identità multireligiosa e multiculturale della Città Santa sia rispettata e possa prevalere la fratellanza“. Prima di aggiungere: “La violenza genera solo violenza. Basta con gli scontri“. Negli ultimi tre giorni, le sirene non hanno mai smesso di urlare. I missili sono stati lanciati da entrambe le fazioni. Tanto da Israele quanto da Gaza. Ma la violenza, come ricorda Francesco, non sarà la soluzione. Piuttosto, accrescerà l’odio e il rancore. E la sofferenza.

Gerusalemme è cambiata?

Con questi sentimenti di gioia verso i miei fratelli maggiori, sono venuto ora e ho chiesto al Signore la grazia della pace“. Lo scriveva Bergoglio nel 2014, nel foglietto contenente la sua preghiera destinata al Muro Occidentale della Città Santa. In questi giorni, a poca distanza da quel simbolo di fede, sono scoppiati disordini tra i palestinesi e la forze di occupazione. La miccia è esplosa nella Spianata delle Moschee, sul Monte del Tempio. Un luogo sacro per i fedeli musulmani ed ebrei, sebbene in quel luogo sia interdetto a questi ultimi di pregare. La protesta era seguita alle limitazioni imposte ai fedeli dalle forze di occupazione durante le celebrazioni del Ramadan. Da lì si è propagata in tutta Gerusalemme e nei territori occupati, come in Cisgiordania.


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La situazione in Cisgiordania

In questo contesto, i gruppi terroristici hanno soffiato sul fuoco, alimentando le tensioni a proprio consumo. “Nelle ultime 24 ore c’è stata un’escalation importante“, ha spiegato a Vatican News Gigi Bisceglia. Il coordinatore regionale del Vis per il Medio oriente, a Betlemme. “Una situazione così tesa non si vedeva dall’ultima guerra a Gaza del 2014“, ha aggiunto. E ancora. “A partire da ieri sera ci sono state manifestazioni di sostegno a quello che stava succedendo ad Al-Aqsa e a Gerusalemme sia nelle città arabe del nord di Israele sia in tutta la Cisgiordania e ci sono stati scontri tra la polizia di frontiera e la popolazione palestinese che stava protestando“. E conclude: “Quello che noi ci aspettiamo è che al tramonto potrebbero riprendere gli scontri in Cisgiordania“.

Dove sta la ragione?

Nell’ultimo giorno di Ramadan, Laylat al-Qadr, la polizia israeliana stima che quasi 90.000 persone si siano radunate per le preghiere notturne nella moschea di al-Aqsa. Il rito che commemora la notte in cui il Corano fu rivelato al profeta Maometto. Solo lunedì, 250 razzi sono stati lanciati da Gaza nel Sud di Israele. Dal canto loro, le autorità sioniste hanno risposto abbattendo 140 obiettivi palestinesi, che hanno provocato la morte di almeno 24 persone. Tra cui 9 minorenni e due leader del Movimento della Jihad islamica. Il Movimento di Hamas, che controlla l’enclave costiera, ha motivato i suoi attacchi in termini di rappresaglia per quanto accaduto a Gerusalemme Est. Nel frattempo, nella città meridionale di Ashkelon, dove un edificio è stato colpito, almeno sei civili israeliani sono rimasti feriti e due donne hanno perso la vita.


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Patriarchi sull’escalation a Gerusalemme

Ma i bombardamenti hanno raggiunto altre città della costa. Intanto, l’Unione europea ha fatto proprio il monito: “Guardare ma non toccare”. Nonostante abbia condannato le violenze e chiesto lo stop immediato dei bombardamenti. Un appello condiviso dai Patriarchi e dai Capi delle Chiese di Gerusalemme, secondo cui le violenze alla moschea di Al Aqsa e a Sheikh Jarrah “violano la santità del popolo di Gerusalemme e di Gerusalemme come Città della Pace”. Nella loro dichiarazione, i leader religiosi hanno precisato che “Le azioni che minano la sicurezza dei fedeli e la dignità dei palestinesi soggetti a sfratto sono inaccettabili”. Il riferimento è ai provvedimenti di sfratto di alcune famiglie palestinesi nel quartiere di Sheikh Jarrah, nei pressi della Città Vecchia. Ora la decisione spetterà alla Corte Suprema d’Israele.

Escalation a Gerusalemme: lo status quo

Nella loro dichiarazione i Patriarchi si dicono “profondamente scoraggiati e preoccupati” per l’evolversi della situazione. Come hanno spiegato, “Il carattere speciale di Gerusalemme, con l’attuale Status Quo, obbliga tutte le parti a preservare la già delicata situazione nella Città Santa”. E ancora. “La crescente tensione, sostenuta principalmente da gruppi radicali di destra, mette in pericolo la già fragile realtà dentro e intorno a Gerusalemme”. In questo senso, i capi cristiani hanno chiesto “Alla Comunità Internazionale e a tutte le persone di buona volontà di intervenire per porre fine a queste azioni provocatorie, nonché di continuare a pregare per la pace di Gerusalemme”. Al momento, continua un serrato scontro a fuoco tra israeliani e palestinesi che potrebbe intensificarsi nelle prossime ore.


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Le violazioni di Israele

L’appello segue quello lanciato dal segretario generale ad interim del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), il reverendo Ioan Sauca. Nei giorni scorsi mons. Sauca ha espresso “Profondo dolore per la difficile situazione delle famiglie palestinesi“. Come osserva Human Rights Watch (HRW), il governo israeliano ha continuato a imporre restrizioni severe e discriminatorie ai palestinesi. Non solo limitando la circolazione di persone e merci nella Striscia di Gaza. M anche favorendo l’insediamento dei connazionali (coloni?) nella Cisgiordania occupata. Il tutto in palese violazione del diritto internazionale. Sul suo portale, l’organizzazione specifica: “I 12 anni di chiusura di Gaza da parte di Israele, esacerbata dalle restrizioni egiziane al confine, limita l’accesso a opportunità educative, economiche e di altro tipo, cure mediche, acqua pulita ed elettricità per i quasi 2 milioni di palestinesi che vivono lì“.

La violazione dei diritti

Secondo le stime di HRW quasi l’80% della popolazione nell’enclave dipende dagli aiuti umanitari. In questo contesto, le forze israeliane di stanza sul lato israeliano delle recinzioni che separano Gaza e Israele hanno continuato a violare gli standard internazionali sui diritti umani. Lo denunciano anche i gruppi palestinesi per i diritti umani, come al-Mezan. Quanto al Santo Padre, nel suo intervento alla preghiera del Regina Coeli Francesco ha ricordato anche le sofferenza di altri popolo. Ad esempio, la strage avvenuta in Afghanistan: “Preghiamo per le vittime dell’attentato terroristico avvenuto ieri a Kabul, un’azione disumana che ha colpito tante ragazzine mentre uscivano dalla scuola“. “Preghiamo per ognuna di loro e per le loro famiglie. E che Dio doni pace all’Afghanistan“, ha detto Bergoglio.

Escalation a Gerusalemme e non solo

Inoltre, il Pontefice ha pregato per la Colombia sconvolta dalle violenze: “Vorrei esprimere la mia preoccupazione per le tensioni e gli scontri violenti in Colombia che hanno provocato morti e feriti“. Prima di aggiungere: “Ci sono tanti colombiani qui, preghiamo per la vostra patria“. Infine, il Papa ha denunciato la violenza contro le donne: “La prepotenza conduce a una degenerazione dell’amore, ad abusare degli altri, a far soffrire la persona amata“. “Penso all’amore malato che si trasforma in violenza, e quante donne sono vittime oggigiorno delle violenze“. Questo non è amore. Amare come ci ama il Signore vuol dire apprezzare la persona che ci sta accanto e rispettare la sua libertà, amarla così com’è, non come vogliamo che fosse, gratuitamente“.


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