Escalation a Gaza: sale la tensione e l’Onu temporeggia

Quanto tempo dovrà ancora trascorrere e quanto sangue dovrà essere versato prima che si risolva un conflitto quasi secolare?

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escalation a gaza

L’escalation a Gaza chiarisce un punto: la lotta che infiamma il Medio Oriente è fuori controllo. Avanti così non si può andare. Centinaia di persone muoiono ogni giorno, anche i bambini. Ma nessuno dei due schieramenti sembra propenso al cessate-il-fuoco. Almeno, non al momento. In questo contesto, si sprecano gli appelli della comunità internazionale, tra cui quelli della Santa Sede. Mentre il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce, quante persone dovranno ancora morire?

Escalation a Gaza: cosa dice Netanyahu?

Domenica il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu era stato chiaro. Del resto, ha scandito bene le parole al colloquio con il presentatore di Face the Nation, John Dickerson. Nella sua intervista alla CBS, il Premier ha spiegato come le forze di sicurezza stiano “cercando di contenere le capacità terroristiche di Hamas“. A maggior ragione dopo l’escalation di violenza a Gaza e in tutta la regione.”Penso che qualsiasi paese debba difendersi e abbia un diritto naturale all’autodifesa“, ha detto Netanyahu. “Faremo tutto il necessario per ristabilire l’ordine, la quiete e la sicurezza del nostro popolo in funzione deterrente“. Ma alla domanda relativa alla presunta durata delle ostilità, Netanyahu è apparso più incerto.

Una situazione fuori controllo

La situazione era degenerata nei giorni scorsi, quando si erano intensificati i lanci di razzi tra Israele e Hamas. L’organizzazione terroristica aveva bombardato il Centro e il Sud dello Stato ebraico, il quale aveva risposto con un’escalation di raid aerei a Gaza City. “Speriamo che non duri molto a lungo“, ha detto il Premier. Prima di aggiungere che “ci vorrà del tempo“. Comunque, ha precisato Netanyahu, “Non sarà immediato“. Del resto, una lunga campagna militare non gioverebbe nemmeno a Israele. Storicamente, lo Stato ebraico ha condotto battaglie di breve durata e sul territorio del nemico. Ragion per cui le forze di difesa israeliane (IDF) hanno bombardato a un ritmo serrato l’enclave. L’obiettivo è spingere la Resistenza palestinese a “fare un passo indietro”, dissuadendola a simili azioni in futuro. “Quindi, è un obiettivo più che legittimo” per Netanyahu, anzi.

Divergenze

Non c’è operazione più giusta o morale”, ha detto il Premier. Così, i bombardamenti sono proseguiti tutta la notte. Mentre il bilancio delle vittime e dei feriti continua ad aumentare, specialmente dalla parte palestinese. In proposito, il ministro degli Esteri palestinese Al Malki ha condannato la violenza. All’Onu ha riferito: “Non ci sono parole che possono descrivere gli orrori che la nostra gente sta sopportando“. E ancora. “Israele sta commettendo crimini di guerra e crimini contro l’umanità“. Dopodiché, Al Malki ha chiesto: “Quanti civili palestinesi uccisi sono abbastanza per avere una condanna? Qual è la soglia per l’indignazione?”. “La pace è responsabilità di questo Consiglio aiutateci a raggiungere la libertà della Palestina”, ha concluso il ministro.


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Escalation a Gaza: Papa Francesco

Anche il Santo Padre ha voluto spendere qualche parola sul conflitto in corso. “Seguo con grandissima preoccupazione quello che sta avvenendo in Terra Santa in questi giorni“, ha spiegato dal balcone di Piazza San Pietro. Riferendosi all’escalation a Gaza, Francesco ha aggiunto: “Violenti scontri armati tra la Striscia di Gaza e Israele hanno preso il sopravvento e rischiano di degenerare in una spirale di morte e distruzione“. E ancora. “Troppi innocenti morti, anche bambini, questo è terribile e inaccettabile, la loro morte è segno che non si vuole costruire il futuro ma lo si vuole distruggere“. Poi una riflessione. “Mi chiedo: l’odio e la vendetta dove porteranno?“. “Davvero pensiamo di costruire la pace distruggendo l’altro?“, ha osservato il Papa.

L’appello

“In nome di Dio, che ha creato tutti gli essere umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli fra di loro, faccio appello alla calma, e a chi ne ha la responsabilità di far cessare il frastuono delle armi, di percorrere le vie della pace”, ha aggiunto il Papa. “Dio ha creato gli esseri umani uguali, allora in nome di Dio, faccio appello alla calma e, a chi ne ha responsabilità, di far cessare il frastuono delle armi e percorrere le vie della pace, anche con l’aiuto dell’unità internazionale“. Poi, ha concluso: “Preghiamo incessantemente affinché israeliani e palestinesi possano trovare la strada del dialogo e del perdono“.


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La comunità internazionale

Sta di fatto che quelli delle ultime ore sono “i raid aerei più intensi degli ultimi sette giorni“. Lo riporta Al Jazeera. In una notte, i jet da guerra israeliani hanno portato a termine circa 150 attacchi. Di questi, almeno 60 a Gaza. Mentre le squadre di soccorso sono impegnate a estrarre i corpi dalle macerie di via al-Wahda, nella città più popolata dell’enclave, il ministero della Sanità di Hamas ha pubblicato un bilancio provvisorio. Si stimano almeno 33 vittime, fra cui 12 donne e 8 bambini. Oltre 50 i feriti. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Maan, una famiglia intera ha perso la vita a causa delle bombe. Uno degli ultimi bombardamenti israeliani a Gaza ha mancato di poco l’edificio dove trova sede l’Agenzia dell’Onu per i Rifugiati Palestinesi (Unrwa). Lo riferisce con un post su Twitter il direttore dell’organizzazione, Matthias Schmale.

La denucia

Dal 10 maggio Hamas e altri militanti hanno lanciato oltre 2900 razzi in Israele con 9 morti e 250 feriti“, ha detto il norvegese Tor Wennesland, citando i rapporti israeliani. Il coordinatore speciale Onu per il processo di pace in Medio Oriente, alla riunione del Consiglio Onu ha aggiunto: “Le forze di difesa israeliane hanno lanciato oltre 950 attacchi a Gaza, uccidendo più di 100 agenti, 181 palestinesi, inclusi 52 bambini, e ferito 1200 persone“. Poi, il suo appello alla tregua. “Le ostilità devono cessare, serve un immediato cessate il fuoco“, ha detto. “La comunità internazionale deve agire ora, va trovata una soluzione diplomatica“, ha concluso. In merito, era intervenuto anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.


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L’Onu sull’escalation a Gaza

Domenica, alla riunione del Consiglio di Sicurezza sull’escalation a Gaza ha dichiarato: “Quest’ultimo ciclo di violenza perpetua i cicli di morte, distruzione e disperazione e spinge più lontano ogni speranza di coesistenza e pace“. Nonostante Guterres abbia assicurato che “L’Onu stia attivamente coinvolgendo tutte le parti verso un cessate il fuoco immediato”, manca una dichiarazione pubblica. Da adottarsi per consenso. A ragione, su Globalist Syndacation Umberto De Giovannangeli parla ironicamente di “consiglio d’insicurezza”. Visto che i suoi membri non siano riusciti a promuovere una linea condivisa, sebbene si siano incontrati in privato già due volte in settimana. Finora, lo stesso Guterres si è limitato a definire “assolutamente spaventose” le violenze tra Israele e Gaza.

Escalation a Gaza: Guterres

Dal canto suo, Guterres ha osservato: “I combattimenti devono fermarsi immediatamente. Razzi e mortai da una parte, bombardamenti aerei e di artiglieria dall’altra devono cessare“. E ancora. “Mi appello a tutte le parti affinché prestino attenzione a questa richiesta”. Come ha osservato il segretario generale, “L’unico modo per andare avanti è tornare ai negoziati con l’obiettivo di due Stati, più a lungo continua questo ciclo di violenza, più difficile sarà raggiungere l’obiettivo finale”. Infine, Guterres ha concluso: “I combattimenti rischiano di trascinare israeliani e palestinesi in una spirale di violenza con conseguenze devastanti per entrambe le comunità e per l’intera regione, creando potenzialmente un nuovo luogo di pericolosa instabilità”.


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Escalation a Gaza: i Paesi arabi

Intanto, le Nazioni Unite, l’Egitto e il Qatar stanno cercando di concordare una tregua tra i due schieramenti in lotta. Soprattutto, la tregua dovrebbe consentire a Gaza di recuperare il carburante di cui necessita, e assicurare le forniture di energia elettrica. Indispensabili, ad esempio, per il funzionamento delle apparecchiature mediche. In effetti, il rischio è che blackout totali possano interessare la Striscia qualora le forniture non verranno ripristinate. Specialmente dopo che le autorità sioniste hanno chiuso il valico di Kerem Shalom. Senza considerare che i bombardamenti hanno danneggiato anche le linee elettriche verso Israele. Secondo i resoconti dei media israeliani, ciò ha tagliato le forniture di elettricità a più di 230.000 abitanti nell’enclave. Mentre le famiglie più fortunate stanno ricevendo solo quattro ore di corrente al giorno.


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