Ernesto Che Guevara: rivoluzionario autentico perchè animato da sentimenti di amore

Ernesto Che Guevara nasceva il 14 Giugno del 1928, ricordiamo un uomo innamorato dell'umanità e con un cuore che batteva per la giustizia, per la libertà, per l'uguaglianza

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Ernesto Che Guevara

Ernesto Che Guevara nasceva il 14 Giugno del 1928, ricordiamo un uomo innamorato dell’umanità e con un cuore che batteva per la giustizia, per la libertà, per l’uguaglianza

Francesco Guccini cantava e canta ancora: «gli eroi son tutti giovani e belli, gli eroi son tutti giovani e belli». Sicuramente questa è una strofa che si addice al pensiero di tutti gli uomini “giusti” che hanno lasciato un segno indelebile nella storia. Ernesto Che Guevara era bello perchè limpido, vero e perchè sentiva la sua coscienza come un onore interno e quindi come cosa cara. Giovane perchè ancora oggi lo ricordiamo nel fiore dei suoi anni, con il suo inconfondibile sigaro trattenuto dal suo tenero sorriso e perchè aveva sempre con sè l’entusiasmo di chi pensa che dare forma alle utopie sia semplicemente fare. Eroe perchè era un uomo innamorato dell’umanità, perchè era un politico capace di sentire le pene degli oppressi, capace di percepire le ingiustizie di ogni parte del mondo, capace di immaginare un futuro diverso per tutti gli sfruttati.

Che Guevara nacque a Rosario, Argentina, il 14 Giugno 1928 e fin da bambino convisse con un terribile asma. Proprio la malattia del bambino esortò la famiglia a trasferirsi in Alta Gracia e infatti le condizioni climatiche del nuovo territorio favorirono la salute del piccolo. Intorno al 1944 la situazione economica della famiglia tracollò ed Ernesto iniziò a lavorare per contribuire al risollevamento delle casse familiari. Ernesto Che Guevara fu anche un buon studente, fu amante della lettura e fu sempre un curioso del mondo. S’iscrisse alla facoltà di medicina ma forte nel suo istinto di scopritore del mondo compì un viaggio per il continente alla vigilia della laurea insieme al suo amico Alberto Granado. Il viaggio fu una esplorazione del mondo, i due amici viaggiarono dall’Argentina al Venezuela avventurandosi ed emozionandosi tra località recondite, paesaggi meravigliosi, commuovendosi sui gesti delle umili popolazioni e riflettendo sulla miseria, sulla povertà, sulla sofferenza. Il padre di Ernesto a proposito di questa avventura disse: «Ernesto sentiva la necessità di conoscere a fondo i bisogni della gente povera e sapeva che, per riuscirvi, doveva percorrere sentieri e strade, non certo come turista, ma come lo ha fatto lui, fermandosi lungo il cammino, e non per scattare fotografie di dettagli isolati o paesaggi interessanti, ma per immergersi nella miseria umana presente in ogni angolo dei sentieri che avrebbe percorso e per capire le cause di quella miseria».

Il marxismo, il movimento, la rivoluzione

Ernesto ritornò dal viaggio nel 1952 e si laureò in medicina con una tesi sull’allergia. Subito dopo ripartì per il Guatemala e incontrò Hilda Gadea, una peruviana che divenne sua prima moglie. Grazie a Hilda conobbe un gruppo di cubani che parteciparono all’assalto alla Caserma Moncada e che gli parlarono di Fidel Castro. Dopo l’incontro con Hilda, Ernesto viaggiò per il Messico e, avido delle letture delle opere di Marx e influenzato dai moti dei ribelli cubani, impartì delle lezioni sul filosofo per il gruppo del Movimento del 26 Luglio. Quando Ernesto incontrò Fidel, in Messico, sentì innegabilmente il fascino del rivoluzionario ma anche Fidel apprezzò moltissimo il giovane argentino a cui propose di partecipare in qualità di medico allo sbarco a Cuba. Ernesto partecipò vivacemente allo sbarco ma non solo in qualità di medico, vi partecipò con l’entusiasmo tipico di un ribelle e di un innamorato della giustizia sociale. Fu proprio Fidel, inoltre, a ribattezzare il giovane Ernesto con l’appellativo de “El Che” perchè il giovane argentino aveva l’abitudine di intercalare le frasi con “che”, tipica espressione argentina per richiamare l’attenzione.

L’insurrezione di Santiago non riuscì al gruppo di ribelli poichè le truppe di Batista repressero i tentativi dei rivoluzionari; Che Guevara rimase ferito ma negli anni 1957-1958 condusse l’offensiva per la conquista di Santa Clara e dell’Avana. Nel 1959 Che Guevara fu dichiarato “cittadino cubano di nascita”, fu responsabile del dipartimento dell’Industrializzazione dell’Istituto per la riforma agraria e fu anche il diplomatico per le delegazioni con tutti i paesi socialisti. Nel 1960 fu nominato ministro dell’Industria ma la sua priorità fu sempre la giusta causa rivoluzionaria. Dal 1961 al 1964 compì numerosi viaggi nei paesi socialisti e il 1965 fu l’anno in cui comparì in pubblico per l’ultima volta. Dal 1965 Ernesto Che Guevara concentrò tutte le sue forze per mettere in prima linea il suo “internazionalismo” e quello di Cuba. L’internazionalismo di cui parlò El Che fu una sorta di movimento mirato a esportare la rivoluzione in ogni paese sfruttato; questo movimento nacque dalla comprensione della comunanza di interessi tra gli oppressi di ogni parte del mondo. Il comandante a proposito di questo progetto scrisse: «Africa e Asia cominciano a guardare oltre i mari. […] Non è possibile che la nostra fratellanza sfidi l’immensità degli oceani, la difficoltà di lingue diverse e l’assenza di legami culturali, per confonderci in un abbraccio di lotta?»

Il suo tentativo di una rivoluzione mondiale fu vano perchè in terra boliviana la guerriglia con le autorità locali fu molto dura; il comandante fu catturato, martoriato e ucciso il 9 ottobre 1967. Dopo il decesso il corpo, distrutto, fu seppellito ed occultato. Solo nel 1997, in una fossa comune a Vallegrande, lo scheletro fu ritrovato e riportato a Cuba.

Ernesto Che Guevara è ancora oggi ammirato e non solo dai comunisti; da intellettuali, storici ma anche da coloro che parteggiano per idee politiche lontane dal comunismo. El Che è stato un uomo consapevole dei drammi sociali, consapevole delle differenze tra ricchi e poveri, consapevole delle tragedie degli oppressi. All’ingenua ammirazione popolare per il Che si affianca quella di intellettuali più critici: ad esempio Sartre lo ha definito l’uomo più completo della sua epoca. Per il filosofo francese El Che appariva simile a un uomo del Rinascimento: medico e combattente, rivoluzionario e banchiere, teorico profondo e oratore diretto.

La memoria storica conserverà eternamente il sorriso di un rivoluzionario innamorato dell’umanità e del mondo.

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