Ergastolo ostativo incostituzionale: la Consulta conferma

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Ergastolo ostativo incostituzionale

L’ergastolo ostativo incostituzionale. Per la Consulta non si può rifiutare la concessione dei benefici penitenziari. Si fa riferimento alla disciplina di cui all’art. 4-bis dell’ordinamento penitenziario. Elaborata nei primi anni 90 nel contesto di quella “legislazione d’emergenza” che rappresentò la risposta dell’ordinamento alle stragi di mafia che avevano insanguinato il paese.

Perché è nato l’ergastolo ostativo?

All’epoca, dunque, l’obiettivo principale era quello di realizzare misure abbastanza forti per contrastare le grandi organizzazioni criminali. Alla riforma che ha introdotto per la prima volta il 4-bis o.p. (contenuta nel D.L. n. 152/1991) ha lavorato personalmente lo stesso Giovanni Falcone all’epoca in cui rivestiva il ruolo di Direttore generale degli affari penali del ministero di Grazia e Giustizia.

Per la Corte Costituzionale le leggi italiane proibiscono “in modo assoluto, a chi non abbia utilmente collaborato con la giustizia, la possibilità di accedere al procedimento per chiedere la liberazione condizionale, anche quando il suo ravvedimento risulti sicuro”. L‘ergastolo ostativo quindi fa della “collaborazione l’unico modo per il condannato di recuperare la libertà”. Per questo è stato dichiarato incostituzionale in quanto viola gli articoli 3 e 27 della nostra Costituzione e l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

La decisione sulla liberazione condizionale ai condannati per mafia non collaboranti

L’avvocato Araniti è difensore di un boss mafioso che ha alle spalle 30 anni di carcere duro disciplinato dall’articolo 4 bis. Per lui è stato chiesto al tribunale di Sorveglianza di valutare la possibilità di concedergli la liberazione condizionale. Dovrà attendere ancora prima di ottenere eventualmente la liberazione condizionale, ma oggi la Consulta ha stabilito che la legge che gli impediva di poterne usufruire è incostituzionale.

Ma non basta, perché è il Parlamento che deve legiferare in materia. Araniti dichiara: “Decisione che dà speranza, riaffermato lo Stato di diritto”. In attesa delle motivazioni, ecco il comunicato della Consulta che ha dovuto valutare se l’articolo 4 bis era compatibile con l’articolo 3, che enuncia il principio di eguaglianza, il 27 che impone, tra l’altro, la funzione rieducativa della pena, e l’articolo 117 che rimanda ai principi sovranazionali.

Cosa ha rilevato la Corte sull’ergastolo ostativo

La Corte ha anzitutto rilevato che la vigente disciplina del cosiddetto ergastolo ostativo preclude in modo assoluto, a chi non abbia utilmente collaborato con la giustizia, la possibilità di accedere al procedimento per chiedere la liberazione condizionale, anche quando il suo ravvedimento risulti sicuro. Quindi l’ergastolo ostativo è incostituzionale.

Ha quindi aggiunto che tale legge ostativa è in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione e con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Tuttavia, l’accoglimento immediato delle motivazioni della Consulta rischierebbe di inserirsi in modo sbagliato nel sistema attuale di contrasto alla criminalità organizzata. 

Adesso la parola spetta al Parlamento

Quindi la Corte ha stabilito di rinviare la trattazione delle questioni a maggio 2022. Per consentire al legislatore di formulare interventi che tengano conto dei reati connessi alla mafia, e delle relative regole penitenziarie.

Stabilito che la valutazione della Consulta rappresenta una precisa indicazione, perché aspettare un anno? Se la Consulta ha appurato che una norma viola la Costituzione, sarebbe bene rimuoverla subito.

Giovanna Araniti : “Decisione che dà speranza, riaffermato lo Stato di diritto”

“La Corte ascolti tutti i condannati che chiedono l’opportunità di poter dimostrare di essere oggi persone diverse. Non è possibile pensare di buttare via la chiave di fronte ad alcune tipologie di condannati”, aveva detto l’avvocato Giovanna Beatrice Araniti. “La dichiarazione di illegittimità ci dà speranza perché rappresenta la riaffermazione dello Stato di diritto”.

Il precedente dell’ergastolo ostativo e i permessi premio

Già nel 2019, la Corte costituzionale si era espressa. Sempre l’articolo 4 bis, ma per ipermessi premio. Anche in quell’occasione la Consulta aveva dichiarato incostituzionale la parte dell’articolo 4 bis che escludeva per i detenuti non collaboranti all’ergastolo ostativo che potessero chiedere ed eventualmente ottenere i permessi premio. “Se il condannato all’ergastolo non collabora, non gli può essere preclusa a priori la concessione di un permesso premio. Ma bisogna valutare caso per caso”, così si era espressa la Consulta.

Vittoria allora per associazioni quali Nessuno Tocchi Caino ma battaglia aperta con tutte le associazioni delle vittime di stragi della mafia. Che vedono già andare in giro persone che hanno ucciso qualche loro famigliare o conoscente.