Erdogan gioca la carta del nazionalismo islamico con Santa Sofia

"Essa [il tempio] è glorificata dalla brillantezza dei suoi ornamenti e dall'armonia delle sue dimensioni; non c'è nulla di superfluo in essa, ma non manca nulla, come tutto è in tutte le sue parti, essendo propriamente più magnifica del solito, e più armoniosa di quanto ci si possa aspettare da un tale cumulo"

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Cenni su Santa Sofia

Lo scrittore bizantino Procopio di Cesarea scriveva a proposito della cattedrale di Santa Sofia: “Essa [il tempio] è glorificata dalla brillantezza dei suoi ornamenti e dall’armonia delle sue dimensioni; non c’è nulla di superfluo in essa, ma non manca nulla, come tutto è in tutte le sue parti, essendo propriamente più magnifica del solito, e più armoniosa di quanto ci si possa aspettare da una tale grandiosità”.

Santa Sofia è costruita per ordine dell’imperatore bizantino Giustiniano I e consacrata nel 537. Combina due concetti di cattedrale: una basilica a tre navate e un tempio a cupola centrale. La cupola pende letteralmente su una stanza enorme – questo effetto si ottiene attraverso gli archi a cupola e le quaranta finestre tagliate alla base della cupola.

Nel corso di nove secoli il tempio è cresce, va in rovina e si è rinnova insieme all’impero. Dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, il sultano turco Mehmed II ordinò di trasformare il tempio in una moschea. Rimase come tale fino agli anni Trenta del secolo scorso.

Da Moschea a Museo.

Dopo il crollo dell’Impero Ottomano e la fondazione della laica Repubblica Turca nel 1923, l’interesse diretto per Santa Sofia esplose con rinnovato vigore, anche grazie al ricercatore americano e fondatore dell’Istituto Bizantino Thomas Whittemore.

Whittemore nel 1930 ebbe un’udienza con Mustafa Kemal, il fondatore e primo presidente della repubblica. Impressionato cosi tanto che, secondo la leggenda, l’indomani mette personalmente un biglietto sulla porta di Aya Sofia, “Chiuso per riparazioni” (e queste parole furono scritte dallo stesso Ataturk). Comunque, per quattro anni Whittemore e decine di suoi dipendenti riescono a ripulire non solo i mosaici coperti, ma ne trova dei nuovi, che nessuno ha più visto dopo Mehmed II: in particolare, la grandiosa “Deesis” del 1261. Nel 1934 Santa Sofia diviene per decreto Museo di Stato.

Anno Domini 2020

In Turchia, sono pronti a rivedere lo stato della Basilica di Santa Sofia. Ora è un museo, ma le autorità turche sono pronte a trasformarlo di nuovo in una moschea. Il 2 luglio il Tribunale amministrativo supremo della Turchia (si chiama Consiglio di Stato) ha tenuto una sessione in cui ha ascoltato, per soli 17 minuti – il discorso dei sostenitori della cessione del museo ai credenti musulmani. In seguito, il Consiglio di Stato ha annunciato che avrebbe emesso una decisione entro 15 giorni.


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Erdogan e la sua politica

Palese il fatto che il problema sia puramente politico e che la soluzione sarà politica e non giudiziaria. E’ molto probabile che il 15 luglio, dopo decenni a questa parte avvenga la prima preghiera. Erdogan è un politico molto esperto, sottile e non ha principi rigidi. In gioventù ha simpatizzato apertamente con i sostenitori per il ritorno dei credenti in Santa Sofia. Per molti anni, facendo carriera, si è astenuto dal commentare la questione.

Quando era Primo Ministro, non si è mosso in maniera molto elegante tra gruppi religiosi e laici: per esempio, nella primavera del 2013, ha promesso di inasprire le leggi sul consumo di alcolici sotto la pressione dei primi, ma si è rifiutato di trasformare Santa Sofia in una moschea sotto la pressione dei secondi.

Santa Sofia come carta vincente

Il destino della cattedrale-moschea è una questione conveniente alla politica. Nel 2019, alla vigilia delle elezioni municipali di Istanbul, il partito al potere di Erdogan ha rischiato di perdere. Non esito a giocare la carta che avrebbe fatto di Santa Sofia una moschea in risposta alla politica americana nei confronti di Israele. I sostenitori di Erdogan in quel occasione persero le elezioni. Il museo non lo toccò nessuno, non era una priorità, ma non per molto.

Nello stato attuale delle cose, la pandemia, l’indebolimento dell’economia e il calo di popolarità spingono Erdogan di usare il simbolismo di Santa Sofia.

Durante una delle interviste televisive gli chiedono di commentare la dichiarazione del governo greco, preoccupato per la prospettiva di restituire il museo ai musulmani. Erdogan scatta e disse: “Come osano dirci? Chi governa la Turchia: loro o noi?”

Il 29 maggio, il 576° anniversario della presa di Costantinopoli da parte dei turchi, il discorso di Erdogan lo trasmisero sulle mura della cattedrale. Poi, come scrive il giornale Hürriyet, ha proposto di tenere le prime preghiere in Santa Sofia già il 15 luglio – in commemorazione del quarto anniversario del fallito colpo di Stato militare.

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