Epstein: le guardie carcerarie ammettono la falsificazione dei dati

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Le due guardie carcerarie che avevano in carico la sorveglianza di Jeffrey Epstein hanno ammesso di aver falsificato documenti mentendo volontariamente sui controlli effettuati la notte del suicidio del milionario accusato di traffico sessuale. Tova Noel e Michael Thomas, secondo le autorità, invece di controllare Epstein stavano dormendo o navigando sul web. Nonostante l’ammissione i due eviteranno il carcere: hanno infatti raggiunto un accordo con il quale si impegnano a effettuare 100 ore di servizi sociali e di collaborare con le indagini.

Caso Jeffrey Epstein: un breve excursus

Nel 2005, l’immagine pubblica di Jeffrey Epstein è crollata. La polizia di Palm Beach ha iniziato a indagare sulla denuncia del genitore di una 14enne che accusava Epstein di molestie. Gli investigatori hanno trovato 36 ragazze 14enni che erano state molestate. Epstein ha ammesso le sue colpe ed è stato condannato nel 2008 a 13 mesi di custodia con rilascio per lavoro.


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Il suicidio

Il 6 luglio 2019 è stato accusato dai federali di traffico di minori in Florida e a New York. Pochi giorni dopo il magistrato che aveva firmato la blandissima condanna nel primo processo, Alex Acosta, diventato successivamente ministro del Lavoro dell’amministrazione Trump si è dimesso a causa dello scandalo. A far partire la nuova indagine è stata Virginia Roberts Giuffre, che all’inizio del 2000 sarebbe stata reclutata come massaggiatrice e poi trasformata in schiava del sesso da Epstein e dai suoi amici potenti. Finito in manette, si è suicidato in cella.


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