Enzo Biagi nasceva il 9 Agosto 1920

«Considero il giornale un servizio pubblico come i trasporti pubblici e l'acquedotto. Non manderò nelle vostre case acqua inquinata».

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Enzo Biagi

Enzo Biagi: giornalista, scrittore e scopritore del mondo

Il giornalismo è scrivere mentre si vive ma anche vivere di scrittura. La scrittura apre mondi altrimenti inaccessibili; il giornalismo è un atteggiamento con cui si è nel mondo, con cui si partecipa alle cose del mondo. Nel giornalismo si è obiettivi ma allo stesso tempo si mette un po’ di sè nella realtà che ci circonda. Il giornalismo è verità, è giustizia, è bellezza. Enzo Biagi si è sempre ancorato al giornalismo vero e appassionato; è sempre stato un curioso della società, della politica, del mondo, dei giusti e dei maledetti. Ha vissuto scrivendo, leggendo, facendo cronaca, esprimendo pensieri. Ha sempre vissuto e ha sempre raccontato e forse proprio per questo il suo nome è icona del giornalismo italiano ma anche di quello internazionale. Biagi così ha scritto nel suo libro Era ieri: «ho sempre sognato di fare il giornalista, lo scrissi anche in un tema alle medie: lo immaginavo come un “vendicatore” capace di riparare torti e ingiustizie […] ero convinto che quel mestiere mi avrebbe portato a scoprire il mondo».

La biografia di Enzo Biagi

Enzo Marco Biagi nacque a Pianaccio di Lizzano in Belvedere il 9 agosto 1920. Compì gli studi a Bologna e durante gli anni all’istituto di ragioneria diede vita alla prima intervista studentesca, Il Picchio. Questa fu soppressa dal regime fascista, accadimento che portò il giovane Enzo a lottare contro il movimento totalitarista. Nel 1937 collaborò con il quotidiano bolognese, L’Avvenire d’Italia, nel 1940 fu assunto in pianta stabile dal Carlino Sera, il principale quotidiano bolognese. Nel 1942 invece fu chiamato alle armi ma non partì per problemi cardiaci; l’anno successivo sposò Lucia Ghetti. Enzo Biagi dopo il matrimonio dovette rifugiarsi sulle montagne perchè aderì alla Resistenza. Biagi non fu mai in prima linea nei combattimenti ma svolse le funzioni di staffetta e di redattore in un giornale, Patrioti. Biagi fece parte delle brigate Giustizia e Libertà e condivise sempre i programmi e gli ideali del Partito d’Azione. Per Enzo Biagi i mesi che visse da partigiano e con gli altri partigiani ebbero un valore incommensurabile.

Non solo giornalista e scrittore ma anche conduttore e infatti la sua vita ai microfoni iniziò nel 1946: fu Enzo Biagi a comunicare l’avvenuta liberazione al Psychological Warfare Branch. L’anno successivo partì alla volta della Gran Bretagna per una documentazione sul matrimonio di Elisabetta II. Gli articoli di Biagi ebbero sempre un grande successo nella testata del Carlino ma negli anni cinquanta il giornalista iniziò ad avvertire qualche disagio. Biagi si dichiarò sempre contrario alla bomba atomica e il suo direttore tacciò il giornalista di sovversione e di comunismo. Dopo questa parentesi Biagi si trasferì a Milano per iniziare il nuovo lavoro nel giornale Epoca di Bruno Fallaci. Fu proprio Biagi a fare del settimanale Epoca un giornale di successo; ci riuscì scrivendo un articolo minuzioso e meticoloso su un caso delicato e coinvolgente, il caso “Wilma Montesi”, giovane ragazza morta sulla spiaggia di Ostia. Dopo Epoca, di cui fu anche direttore, Enzo Biagi passò alla Stampa come inviato speciale.

Il 1° Ottobre del 1961 Biagi fu nominato direttore del Telegiornale: applicò la stessa formula di Epoca anche al TG. Famose le sue attenzioni sul caso dell’ergastolano Salvatore Gallo, sugli esperimenti nucleari dell’Unione Sovietica. Sempre nel 1961 il direttore del Telegiornale preparò un’intervista per Togliatti, andò in onda in prima serata e gli procurò duri attacchi da parte dei giornali tendenzialmente più a destra. Nel 1962 Biagi disse di no ad alcune proposte di Saragat e si accorse di come fosse difficile essere un giornalista in un clima di forte pressione politica, famose le sue parole: «ero l’uomo sbagliato al posto sbagliato: non sapevo tenere gli equilibri politici, anzi proprio non mi interessavano e non amavo stare al telefono con onorevoli e sottosegretari […] Volevo fare un telegiornale in cui ci fosse tutto, che fosse più vicino alla gente, che fosse al servizio del pubblico non al servizio dei politici».

Gli anni settanta, ottanta e novanta

Nel 1971 Biagi lavorò al Corriere della Sera e qualche anno dopo iniziò anche una collaborazione con Il Giornale, dal 1977 al 1980 invece ritornò a lavorare con la Rai e condusse il programma Proibito e si occupò delle storie di personaggi-chiave dell’Italia dell’epoca come l’ex brigatista Alberto Franceschini, Michele Sindona, Gheddafi ma anche di accadimenti di rilievo dell’epoca come la strage di Ustica. Negli anni ottanta lasciò il Corriere e divenne editorialista de La Repubblica e sempre in questo periodo intervistò note personalità: il mistico indiano Osho Rajneesh, Gorbačëv, Silvio Berlusconi. Biagi negli anni novanta realizzò trasmissioni tematiche di grande spessore come Che succede all’Est?, dedicata alla fine del comunismo, Una storia, sulla lotta alla mafia; negli anni ’92 e ’93 seguì attentamente le vicende di Tangentopoli.

Il giornalista e conduttore nel 1995 fu al timone della trasmissione Il Fatto, trasmissione che fu premiata come miglior programma giornalistico della Rai. I lavori di Biagi erano lavori di importante caratura: delicati, pensati e riflettuti, dai contenuti forti e di valore eppure furono sempre minati dalla corrente politica di centro-destra. Il centro-destra e soprattutto Berlusconi accusarono sempre Biagi di essere fazioso e di non parlare con senso oggettivo. Biagi fu colpito dalle persone di spicco del centro- destra: Andreotti, Giuliano Ferrara, Gasparri. Le polemiche contro Biagi non si arrestarono facilmente. Il 2002 fu l’anno de l’Editto bulgaro di Berlusconi; l’editto fu il nome dato ad una dichiarazione di Berlusconi sulla Rai e su alcuni giornalisti tra cui Biagi. Il cavaliere commentando la nomina dei nuovi vertici Rai si augurò che la nuova dirigenza non permettesse più un uso criminoso della televisione pubblica come, a suo giudizio, era stato fatto da Biagi, Santoro e Luttazzi. L’Editto bulgaro segnò la rottura tra Biagi e la Rai. Anche i rapporti tra il giornalista e Berlusconi furono sempre turbolenti e difatti nel 2002 Biagi, intransigente e etico, commentò le azioni politiche del cavaliere: «uno che fa battute come quella di Berlusconi dimostra che, nonostante si alzi i tacchi, non è all’altezza. Un presidente del Consiglio che ha conti aperti con la giustizia avrebbe dovuto avere la decenza di sbrigare prima le sue pratiche legali e poi proporsi come guida del Paese».

Enzo Biagi trascorse gli ultimi anni della sua vita segnato profondamente da due lutti: la morte della moglie e la morte della figlia. Continuò la sua lotta contro il governo Berlusconi e ritornò a lavorare al Corriere della Sera. Tornò in TV dopo due anni di silenzio, vi ritornò come ospite alla trasmissione di Fabio Fazio, Che tempo che fa. Il ritorno vero e proprio di Biagi in TV però avvenne il 22 aprile 2007 con Rotocalco Televisivo e quando aprì la trasmissione, felice e commosso, disse: «buonasera, scusate se sono un po’ commosso e magari si vede. C’è stato qualche inconveniente tecnico e l’intervallo è durato cinque anni. C’eravamo persi di vista, c’era attorno a me la nebbia della politica e qualcuno ci soffiava dentro… Vi confesso che sono molto felice di ritrovarvi. Dall’ultima volta che ci siamo visti, sono accadute molte cose. Per fortuna, qualcuna è anche finita».

Enzo Biagi morì il 6 novembre 2007 a causa di un edema polmonare.