Enzo Biagi: il 6 novembre 2007 ci lasciava il grande giornalista e partigiano

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Enzo Biagi è deceduto il 6 novembre 2007.

Dedicò le sue ultime parole alla poesia Soldati di Ungaretti, citandone il celebre verso «Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie», e aggiungendovi un eloquente «ma tira un forte vento». Dopo pochi giorni, il 6 novembre 2007 il grande giornalista Enzo Biagi si spense a 87 anni in una clinica milanese. Era stato ricoverato per un edema polmonare acuto e per una serie di problemi renali e cardiaci. Per rendere omaggio al partigiano e scrittore bolognese fu aperta una camera ardente che vide la presenza di un nutrito numero di persone, una partecipazione che le figlie definirono «stupefacente».

I funerali si tennero nella chiesa della cittadina in cui il cronista era nato, a Pianaccio, nei pressi di Lizzano in Belvedere. La sepoltura invece avvenne nel cimitero adiacente. La messa fu officiata dal cardinale Ersilio Tonini, amico di vecchia data di Biagi, e tra gli altri alla cerimonia funebre presero parte l’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi, diversi dirigenti della Rai e alcuni tra i principali colleghi giornalisti, tra i quali ricordiamo Ferruccio de Bortoli e Paolo Mieli.

I funerali di Enzo Biagi si tennero a Pianaccio.

La notizia della morte di Enzo Biagi commosse e colpì non solo l’opinione pubblica ma anche il giornalismo e i media, settori nei quali si era distinto per professionalità, onestà intellettuale e una pacatezza che però non aveva mai fatto passare in secondo piano la sua spiccata personalità. Allo scopo di ricordare il collega scomparso, Michele Santoro gli dedicò un’intera puntata del suo programma Annozero, mentre Blob e il TG1 riproposero alcuni dei filmati più significativi della sua brillante carriera. Il Corriere della Sera organizzò un appuntamento commemorativo alla Sala Montanelli, mentre la Rai trasmise su Rai News 24 un programma in diretta dal Teatro Quirino di Roma.

La carriera di Enzo Biagi

Nato il 9 agosto 1920 a Lizzano in Belvedere, Enzo Biagi cominciò a lavorare come giornalista per Carlino Sera e, dopo essersi sposato con Lucia, durante la Seconda guerra mondiale partecipò attivamente alla Resistenza cone partigiano per Giustizia e Libertà. In seguito avrebbe dichiarato che quell’esperienza lo aveva cambiato profondamente. Nel periodo del dopoguerra divenne inviato per Il Resto del Carlino, La Stampa e la rivista Oggi, e si fece promotore di diverse iniziative di rilievo a Bologna, fra il teatro ed una innovativa radio di piazza.

Enzo Biagi nasceva il 9 agosto 1920

Nel 1951 l’editore di Epoca, Arnoldo Mondadori, lo volle con sé a Milano. Insieme al suo grande amico Sergio Zavoli, nel 1952 realizzò uno storico documentario per la Rai, dal titolo «Questa sera si vive a soggetto». Nel 1956 diventò direttore di Epoca, avendo contribuito a rivoluzionare la linea editoriale del settimanale, portando per la prima volta in un giornale non-quotidiano la cronaca e raccontando i gialli italiani. Nel frattempo introdusse anche la critica televisiva in un’epoca in cui, grazie anche al successo di Lascia o Raddoppia, il piccolo schermo stava cominciando a diffondersi in tutte le famiglie italiane.

La carriera da giornalista di Enzo Biagi.

L’esperienza con Epoca non si concluse nel migliore dei modi. Nel luglio del 1960, infatti, Biagi ne lasciò la direzione per contrasti con l’editore, ma prima di andar via scrisse un significativo editoriale, «Dieci poveri inutili morti». Nel 1961 fu contattato da Ettore Bernabei (a quei tempi direttore generale della Rai) che gli offrì il ruolo di direttore del telegiornale. Anche in questa veste il giornalista emiliano diede il via a diversi cambiamenti, introducendo nel Tg la cronaca nera, i servizi internazionali e lanciando RT-Rotocalco Televisivo, un nuovo programma in cui si affrontavano argomenti controversi e delicati come la guerra fredda, la lotta alla mafia e la piaga delle raccomandazioni.

Il direttore del Tg1 volle sostituire l’annunciatore del suo format con un vero e proprio conduttore, e chiamò accanto a sé come collaboratori due storici amici: Indro Montanelli, che si occupò di Trotsky e Stalin, e Giorgio Bocca, che firmò un’inchiesta giornalistica sui preti proprietari terrieri. Da qui esplosero i primi attacchi dal mondo della politica che spesso avrebbero poi accompagnato Biagi durante la sua sfavillante carriera.

L’Editto bulgaro e l’ultimo ritorno in Rai

Enzo Biagi è stato un vero e proprio «maestro» dell’intervista, e anche per questo motivo è diventato uno dei giornalisti più influenti del Novecento. Negli anni, infatti, ha incontrato esponenti di spicco del mondo della politica, della cultura e del cinema: da Gheddafi a Pier Paolo Pasolini, passando per il cardinale Carlo Maria Martini, Marcello Mastroianni, e arrivando fino al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e a Giovanni Falcone.

Uno dei periodi più difficili per Biagi si aprì il 18 aprile 2002 quando il Presidente del Consiglio di quegli anni, Silvio Berlusconi, durante una visita a Sofia rilasciò alcune pesanti dichiarazioni che sarebbero poi passate alla storia come Editto bulgaro. Il premier, soffermandosi sulla nomina del nuovi dirigenti della Rai, si augurò che i vertici appena nominati non consentissero più «un uso criminoso della televisione pubblica», citando a tal proposito il giornalista Michele Santoro, il comico Daniele Luttazzi e proprio Enzo Biagi. Questi, durante una puntata del suo programma Il Fatto, replicò a Berlusconi appellandosi alla libertà di stampa.

Nonostante ciò, gradualmente Il Fatto fu cancellato dai palinsesti della Rai. Si aprì, di conseguenza, un periodo di tensione tra Viale Mazzini e il giornalista emiliano che, convinto che ormai sarebbe stato tagliato fuori dalla Tv di Stato, decise di non rinnovare il suo contratto, lasciando così l’azienda dopo ben 41 anni di collaborazione.

L’Editto bulgaro e il ritorno in Rai.

Il suo ritorno ufficiale sul piccolo schermo avvenne nell’aprile del 2007 quando condusse RT-Rotocalco Televisivo. Il programma però andò avanti solo per sette puntate, più lo speciale iniziale. Nei programmi della Rai sarebbe dovuto riprendere nel periodo autunnale, ma non fu possibile farlo perché nel frattempo le condizioni di salute del grande giornalista si erano aggravate. Il 6 novembre 2007 arrivò poi la notizia della morte a 87 anni di Enzo Biagi.