Bioraffineria ENI di Gela-rilasciata l’autorizzazione VIA/AIA

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Il Ministero dell’Ambiente della Tutela del Mare e del Territorio e il Ministero dei Beni Culturali hanno rilasciato l’autorizzazione VIA/AIA al colosso energetico ENI che quindi può avviare i lavori di completamento della bioraffineria di Gela che sarà ultimata entro il Giugno 2018.
Il progetto della bioraffineria di Gela è nato a ridosso di uno scenario da anni strutturalmente negativo, dove la la fabbrica gelese registrava perdite per circa due miliardi di euro ed era, di fatto, destinata alla chiusura definiva a causa della crisi della crisi dei carburanti tradizionali a favore dei prodotti di derivazione ecologica.
Il protocollo di intesa firmato nel Novembre 2014 presso il Ministero dello Sviluppo Economico tra ENI, le organizzazioni sindacali, le istituzioni e Confindustria ha segnato un punto di svolta importante rappresentato da un momento di discontinuità e di cambiamento rispetto ad un modello industriale che non era più sostenibile sul territorio.
L’accordo ha, infatti, permesso di porre le basi per il rilancio delle attività industriali ed economiche attraverso un impegno finanziario di 2,2 miliardi di euro, strutturati in diverse linee di intervento e orientato verso un nuovo modello caratterizzato da una forte sostenibilità ambientale economica e sociale.
I principali interventi programmati prevedono la conversione della raffineria tradizionale, in bioraffineria, lo sviluppo delle attività di upstream, la realizzazione di un centro di competenze sui temi della sicurezza a supporto delle unità produttive di ENI e attività di risanamento ambientale.
Il 7 Marzo scorso è stato inaugurato il Safety Training Center (STC), il centro operativo che eroga formazione nell’ambito della sicurezza in relazione alle operazioni e attività di cantiere. Il Safety Training Center si affianca alle attività del Safety Competence Center (SCC), inaugurato nel gennaio 2015, che ad oggi ha formato circa 140 risorse specializzate nel campo della sicurezza e che operano a supporto delle attività operative di Eni in Italia e all’estero. Con un percorso formativo avviato di circa 40.000 ore per 1.700 partecipanti, erogate nel 2016 e comprensive anche dei progetti di alternanza scuola-lavoro e di apprendistato di primo livello, l’ ENI ha dato dimostrazione della propria volontà di impegno sociale rispetto al territorio che ospita gli impianti e ha già prodotto risultati come l’assunzione di 22 studenti dell’Istituto Tecnico Morselli con contratto di apprendistato di primo livello oltre che l’erogazione di 20 borse di studio per studenti meritevoli ma economicamente svantaggiati.
Come possiamo apprendere sul sito web della ENI, la lunghezza degli iter autorizzativi hanno, in prima battuta, “condizionato notevolmente e in alcuni casi, posticipato addirittura di oltre un anno, l’avvio di numerosi cantieri rispetto al programma originario; questo ha generato effetti negativi, sia dal punto di vista occupazionale sia dal punto di vista economico”. Dopo un 2015 difficile, la prima fase del progetto di riconversione della raffineria di Gela, che comprendeva le attività di adeguamento degli impianti esistenti, è stata avviata finalmente nell’ Aprile 2016.
L’attività di costruzione è quindi proseguita e il recente rilascio delle autorizzazioni da parte del governo da l’occasione ad ENI di comunicare, mediante il proprio sito web “La costruzione del nuovo impianto di produzione idrogeno, Steam Reforming, per il quale sono state portate avanti tutte le attività preliminari, rappresenta la “svolta” per avviare la produzione entro il giugno 2018 e consentire entro il 2019, con il completamento anche del secondo nuovo impianto di pretrattamento delle biomasse, l’utilizzo delle materie prime di seconda generazione composte dagli scarti della produzione alimentare, che comunque sarà possibile lavorare in piccole percentuali anche nella prima fase”.
Della necessità di impianti come quelli citati ha parlato nel Gennaio 2017, Carlo Perego – direttore del centro ricerche ENI per le energie rinnovabili di Novara- nell’ambito del seminario di studi sul biofuel presso la facoltà di ingegneria dell’università di Genova, ribadendo l’importanza di “puntare alla produzione di biocarburanti da scarti, mediante processi che utilizzano le frazioni umide dei rifiuti urbani”; spiegando anche che il petrolio non è finito e che si prevede di averne per altri 40-50 anni almeno e che tuttavia la tendenza a usare fonti biologiche piuttosto che fossili andrà a crescere prevedendo di avere a livello mondiale una percentuale di bio-carburanti del 4% circa per il 2025-2030 e nettamente superiori in Europa dove la legge, più restrittiva, richiede di raggiungere una percentuale di biocarburanti del 10% per il 2020.
Il tema è stato ampiamente sviluppato anche in occasione del convegno intitolato “The Bioeconomy in Transition – International Workshop on the future of Biorefineries in Europe”, tenutosi lo scorso Maggio presso i locali del centro direzionale Eni e organizzato dal Comune di Gela e da Unitelma-Sapienza Università di Roma con la collaborazione di Eni e la partecipazione di istituzioni ed esperti internazionali. In occasione del convegno è stata ribadita la visione green relativo allo sviluppo ENI ma anche l’opportunità di fare bene per tutto il sud in quanto il progetto complessivo della bioraffineria gelese si prospetta come un vero e proprio laboratorio a cielo aperto è può attrarre investimenti dai maggiori player del settore.
Eni conferma direttamente sulle proprie pagine web che : “Quella di Gela sarà una delle poche bioraffinerie del mondo ad elevata flessibilità operativa, in grado di trattare anche il 100 % di cariche advanced e unconventional. Le materie prime future deriveranno da scarti della produzione alimentare, quali olii usati (UCO – used cookingoil), grassi animali (tallow) e sottoprodotti legati alla lavorazione dell’olio di palma (PFAD – acidi grassi). Questa caratteristica farà della bioraffineria di Gela un impianto a elevata sostenibilità ambientale proprio per l’utilizzo di cariche che diversamente andrebbero smaltite come rifiuti, con aggravio dei costi per la comunità e impatto sull’ambiente. Inoltre, la raffineria verde, in linea con l’ultima normativa EU, ridurrà del 60% le emissioni GHG”.
Le attività a Gela dal punto di vista tecnico e operativo proseguono in linea con gli impegni assunti nel Protocollo e che dalla firma dell’Accordo a fine giugno 2017 sono stati investiti sul territorio complessivamente 535 milioni di euro. Relativamente all’occupazione, nel 2016 sono stati impiegati in media 1.400 lavoratori dell’indotto, rispetto ai 1.200 previsti nel Protocollo, confermando l’incremento del 18% già registrato nel 2015.
Anche nel primo semestre 2017 i dati evidenziano che il livello di occupazione dell’indotto ha superato in media le 1.450 risorse, rispetto alle 1.000 previste nel Protocollo, con un picco record di circa 1.600 persone a giugno scorso che comprende i lavoratori impegnati nella raffineria, sia per la riconversione sia per attività operative, in upstream e in attività di risanamento ambientale.
Dalla firma del Protocollo fino alla fine del 1° semestre 2017, saranno stati avviati 158 cantieri 91 dei quali completati”.
Con la firma delle autorizzazioni per il completamento dei lavori della bioraffineria, giunta all’inizio di Agosto, si evidenzia da parte del governo il riconoscimento della volontà di ENI di contribuire a creare le condizioni per sviluppare in modo sostenibile ed efficiente la vocazione imprenditoriale locale e valorizzare le competenze e professionalità sviluppate negli anni, in modo che Eni non sia l’unico soggetto industriale su cui far gravitare l’economia dell’area.

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