Emoticon, emoji: la comunicazione nella società postmoderna

Emoticon, emoji, il progresso ci ha portato verso una comunicazione sempre più solitaria e muta.

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Emoticon

Tutti ormai sapete che cosa sono le emoticon e l’emoji. Sono le “faccine” che utilizziamo sempre più spesso e nella corrispondenza elettronica, e nei messaggi. L’avvento di Internet ha completamente rivoluzionato, in pochissimi anni, non solo le modalità di informazione e di notizie, ma tutto il nostro modo di comunicare. Esso ha sostituito ormai, le vecchie forme di comunicazione scritta.

Comunicazione ieri e oggi

Un tempo si scriveva lettere su carta. La busta e l’indirizzo scritto sopra era mano. Impiegavamo del tempo per scriverle, per spedirle, per riceverle e per rispondere. Ed ogni volta era una trepida emozionante attesa.

Sceglievamo la carta con cura, meglio se colorata o profumata. Il massimo era scrivere con inchiostro colorato e profumato. Molte volte inserivamo all’interno un petalo di rosa, un fiocco, una goccia di profumo. La lettera era il mezzo di comunicazione più efficace, più intimo.

Con l’avvento degli smartphone, di internet, delle applicazioni di messaggistica istantanea e dei social network, moltissime comunicazioni che in passato potevano avvenire solo a voce, si sono riversate nella scrittura di un sms, di una mail, di un messaggio in chat. Oppure di uno stato su Facebook o Twitter.

Per raccontare le ultime novità ad un amico scriviamo una mail o un sms su Whatsapp o Snapchat, invece di bere un caffè insieme.

Il progresso tecnologico ha permesso di comunicare di più e più velocemente fornendo più mezzi e più opportunità per mettersi in contatto con altre persone. Ma ha creato anche, una situazione in cui le comunicazioni sono sempre più a distanza e sempre più silenziose. Dunque è cambiata la forma ma non la sostanza dell’aspetto comunicativo. Una comunicazione scritta ma parlata.

Una comunicazione parlata-scritta

Un secondo importante cambiamento nella comunicazione degli ultimi tempi è rappresentato dall’uso sempre più massiccio di una lingua “parlata-scritta”. I messaggi sono una sorta di terra di mezzo tra le comunicazioni orali e la lingua scritta.

Con l’avvento dei social network la comunicazione è tornata ad essere prevalentemente scritta. Si comunica tramite chat, email, social. Questo nuovo modo di dialogare è considerato “oralità scritta”.

La nostra, è l’era dell’immagine, persino nell’atto più complesso della nostra relazione con il mondo esterno. Esprimere idee, dare giudizi, affermare, negare con l’atto verbale prodotto dall’intelligenza. Se in principio era il Verbo; ora non più.

Se in principio era il verbo, alla fine è l’immagine. un’evidente regressione, un ritorno a fasi della condizione umana ‘prelogiche’, con il linguaggio di un antropologo oggi bistrattato

Una nuova forma di comunicazione: le emoticon

Le emoticon e l’emoji, nonché le loro evoluzioni più recenti, bitmoji, memoji, animoji fanno ormai parte del nostro alfabeto quotidiano. Conquistano giorno dopo giorno, nuovi spazi, al di là delle conversazioni private in chat e delle applicazioni di messaggeria.

Oggi oltre il 90% degli utenti della Rete usa abitualmente emoticon quando invia testi scritti di messaggistica. Gli esperti ci dicono che non si tratta solo di un fatto generazionale. Dagli studi effettuati risulta che ad usare questo modo di comunicare sono in larga parte adulti ed un buon numero di anziani.

Le emoticon apparvero negli anni ’90 in Giappone come piccoli disegni creati con segni ortografici,che talvolta si dovevano interpretare inclinando la testa. La loro evoluzione è avvenuta all’inizio del nuovo secolo la cui diffusione “virale” ha determinato un evidente cambiamento del modo di comunicare.

In un mondo caratterizzato dalla velocità, le emoticon apportano agilità e concisione. Di intenzione che altrimenti si perderebbero. Inoltre, molti emoticon e emoji hanno il potere dell’universalità. Possono essere compresi da persone di culture assai differenti. 


Pagelle: a Modena le emoticon sostituiscono i voti tradizionali


Una comunicazione senza ‘tempo’

Il problema è la velocità e il suo potere indiscutibile. L’obbligo, l’imperativo categorico è fare presto. Tutto deve avvenire nel maledetto “tempo reale”. L’attimo che consuma e divora sé stesso, come Crono i suoi figli. Il linguaggio umano diventa minimale, sincopato.

Se un tempo i ritmi della vita consentivano di sedersi pacatamente ad un tavolo, per scrivere in una romantica lettera i propri sentimenti, oggi lo stress e la routine frenetica che caratterizza le nostre giornate, ci impediscono di fare ciò. Ci obbligano a velocizzare tutto. Anche la manifestazione dei nostri più profondi sentimenti. Per cui, seppure l’utilizzo di acronimi e abbreviazioni possa sembrare talvolta riduttivo ed aberrante, spesso è l’unico modo che abbiamo per comunicare sotto i ritmi incalzanti della quotidianità.

Già adesso, persone considerate istruite, non usano che un migliaio di parole. Il lessico di whattsapp, degli SMS e di twitter è ancora più povero. Facebook e le reti sociali obbligano alla concisione più totale, altrimenti non si viene letti. La gente passa e va oltre. Approfondire è fatica, soprattutto costa “tempo”. Questo prezioso bene immateriale di cui non sappiamo in realtà che farcene, ma che è diventato il simbolo della nostra corsa a perdifiato.

Emoticon, emoji, la prevalenza delle immagini sugli altri codici di comunicazione

L’uso delle emoticon permette di inserire elementi espressivi nei testi scritti trasmettendo emozioni e può modificare la percezione che gli altri hanno di noi influendo sulle nostre relazioni sociali.

Durante la comunicazione faccia a faccia intercorrono diversi linguaggi non verbali come i gesti con le mani o le espressioni facciali. Nel linguaggio scritto è difficile tradurre questi atteggiamenti che contribuiscono a rendere le conversazioni molto più colorite e ricche. L’unico modo per far conoscere all’interlocutore certi stati d’animo, come nelle chat, e quindi inviare dei segnali non verbali, è tramite le emoticon.

L’emoji risolve il problema tagliando la lingua. E sufficiente consultare il lungo campionario di volti, simboli, disegni, colori, immagini e il gioco è fatto. Una faccina rossa e corrucciata per la collera e la disapprovazione. Un pollice levato in alto per dire sì, un emoji in lacrime per esprimere dispiacere. Un gattino per la tenerezza, una bandiera, di tutto e di più.

Di qualche animale domestico che ci è caro si dice: gli manca la parola! Questo è il guaio. Le parole mancano a noi, o meglio ce le facciamo espropriare dalle immagini, da segni convenzionali e preconfezionati. Se però aboliamo le parole, finiamo per abolire i concetti.

Modernità liquida

La possibilità di evitare paure e limiti in questi modi impersonali di comunicazione senza affrontarli, non aiuta una corretta definizione di sé e della personalità. Può avere ripercussioni negative sulle capacità relazionali. Ed è errato ritenere che questo problema riguardi esclusivamente i giovani. Ma al di là di questi rischi e di una visione critica, sappiamo che il progresso, una volta iniziato, è impossibile da fermare. E quelli che sognano un ritorno al passato sono fuori strada.

Certo, dobbiamo essere lieti di potere usufruire di mezzi elettronici così veloci e funzionali. Ma non dobbiamo dimenticare che, quando si tratta di comunicare sentimenti e idee, è meglio fermarsi. Temporeggiare per esprimere almeno quelli, senza farci incalzare dalla fretta.

Allora usiamo ciò che l’uomo è in grado di inventare. Facciamo affidamento sugli sms e sulle mail, ma non dimentichiamo di trovare sempre il tempo per esprimere in maniera esaustiva i nostri pensieri e le nostre emozioni. Magari ogni tanto fermiamoci a scrivere una lettera da affidare al vento, e che contenga ciò che più profondo è in grado di partorire la nostra mente.

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