Emily Carr nel mirino degli ambientalisti

Stop Fracking Around ha preso le distanze dalla costruzione di un impianto di gas realizzato sulle terre di Wet'suwet'en First Nation

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Gasdotto russo-cinese

Ambientalisti anche a Vancouver Art Gallery, dove due manifestanti hanno spruzzato un dipinto di Emily Carr con sciroppo d’acero e hanno incollato le mani al muro. I manifestanti hanno cercato di attirare l’attenzione sulla crisi climatica, chiedendo la fine della costruzione del gasdotto costiero. Gli attivisti Erin Fletcher e Emily Kelsall si sono identificati membri di un gruppo chiamato Stop Fracking Around. Hanno espresso frustrazione per la mancanza di azione da parte del Governo della British Columbia per rallentare le emissioni di combustibili fossili che stanno peggiorando la crisi climatica.


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Come ha reagito il Direttore di Vancouver Art Gallery?

Lunedì, Vancouver Art Gallery ha rilasciato una dichiarazione di condanna dell’incidente, definendolo un “atto di vandalismo”. Il personale ha affermato che non ci sono danni permanenti al dipinto. Anthony Kiendl, Direttore e CEO del museo, ha commentato l’episodio. “Vancouver Art Gallery condanna gli atti di vandalismo nei confronti delle opere di importanza culturale a nostra cura o in qualsiasi museo. Una parte centrale della nostra missione è rendere più sicuri gli spazi per la comunicazione e le idee. Da ente di beneficenza senza scopo di lucro, siamo un’istituzione di memoria e cura per le generazioni future. Sosteniamo la libera espressione dei pensieri, ma non a scapito di sopprimere le espressioni artistiche degli altri, o altrimenti di inibire le persone”.

Il dipinto di Emily Carr Stumps and Sky

L’opera che gli attivisti hanno preso di mira è del 1934 Stumps and Sky. Il dipinto potrebbe essere interpretato un dibattito sull’uso delle foreste secolari per scopi commerciali. Inoltre, rappresentando un paesaggio con alberi, alcuni tagliati può rappresentare le attuali preoccupazioni per lo sfruttamento ambientale. La pittrice canadese poneva l’attenzione all’utilizzo intensivo delle risorse meso in atto per l’industrializzazione e soprattutto sull’impatto sulle genti indigene.

Stop Fracking Around e i combustibili fossili

Coastal Gaslink, la società che realizza il gasdotto preso di mira nella protesta, ha dichiarato di aver ricevuto tutti i permessi e le approvazioni necessarie per la costruzione. Tuttavia, il percorso di 416 miglia si trova su terre non cedute della Wet’suwet’en First Nation, i cui membri hanno ripetutamente cercato di sfrattare i dipendenti dell’oleodotto. Gli attivisti climatici hanno vandalizzato opere d’arte famose in diversi paesi del mondo per protestare contro l’estrazione in corso di combustibili fossili. Infatti l’utilizzo ha un ritmo abbastanza frequente che va rallentato.