Molte volte non serve viaggiare davvero per visitare luoghi fantastici. Il protagonista di cui parliamo oggi ne è l’esempio lampante.

In questo stesso giorno, il 21 agosto del 1862, nasceva a Verona Emilio Carlo Giuseppe Maria Salgari. Per chi ama la letteratura d’avventura, anche se prevalentemente per ragazzi, non sarà certamente un nome sconosciuto; e anche se non avete mai letto un suo libro, chi di voi non ha mai sentito nominare Sandokan, la Tigre della Malesia?

Emilio era figlio di commercianti, ma il suo sogno era viaggiare per mare. A tale scopo, nel 1878 si iscrisse al Regio Istituto Tecnico e Nautico Sarpi di Venezia, ma non completò mai gli studi. I suoi tragitti a bordo di mezzi marini si limitarono a pochi viaggi di addestramento, il più lungo della durata di tre mesi sul mercantile Italia Una; e anzi, pare che addirittura soffrisse il mal di mare. Ma come dicevamo all’inizio, per viaggiare aveva un mezzo ben più potente e decisamente più sicuro: la sua mente.

La sua carriera letteraria iniziò come giornalista presso La Nuova Arena e L’Arena, ed è qui che pubblicò i suoi primi racconti brevi. Naturalmente lavorò anche a diversi articoli, ma quasi sempre sotto pseudonimo.

Ma veniamo alla produzione più conosciuta di Salgari, ovvero i romanzi. In totale possiamo raccogliere nel numero di ottanta questi titoli, divisi in diversi cicli. Ciclo Pirati della Malesia (il celeberrimo Sandokan) con undici libri; ciclo Pirati delle Antille (il Corsaro Nero e affini) cinque libri; ciclo Corsari delle Bermude, tre libri; ciclo Avventure del Far West, tre libri; e altri quattro cicli minori, ognuno composto da due volumi. Il numero restante sono opere a sé stante.

Se la sua carriera lavorativa andava a gonfie vele (almeno per quanto riguardava l’ispirazione; con gli editori aveva sempre difficoltà a farsi pagare quanto gli spettava) altrettanto non si poteva dire della vita privata. Sposata Ida Peruzzi nel 1892, aveva avuto da lei quattro figli, Romero, Nadir, Omar e Fatima. L’amata moglie però iniziò già nel 1903 a dare segni di squilibrio mentale, fino a che lo scrittore, sconfitto, fu costretto a farla internare in manicomio. Questo diede a Salgari il colpo di grazia; tentato il suicidio nel 1910, ma fermato in tempo, riuscì nell’intento il 25 aprile 1911, non senza avere prima sistemato alcuni “conti in sospeso”. Scrisse prima di tutto una lettera ai figli (due di essi, Romero e Omar, si suicideranno a loro volta), poi una, sarcastica, ai suoi editori, il cui testo riporterò qui sotto. Aveva appena quarantotto anni.

Ecco la missiva originale.

<<Ai miei editori: A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che io vi ho dato pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna>>

Terminava così la vita di uno degli scrittori che aprirono la via alla letteratura d’avventura, ma non la sua fama, che anzi continua ancora oggi a prosperare. Un omaggio a Emilio Salgari, che ci insegna che per viaggiare basta anche solo la nostra fantasia.

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