Emilio Mantelli e l’Espressioni mediterraneo delle incisioni

Il percorso dell'artista e la sua influenza nell'incisione italiana e europea è raccontato alla mostra al Museo civico di Crema

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Emilio Mantelli
Emilio Mantelli, "Noemi", xilografia a colori, 1914-1915 circa. Collezione Gabinetto di Disegni e Stampe di Palazzo Rosso, Musei di Strada Nuova, Genova.

La mostra Una bizzarra bellezza. Emilio Mantelli e la grafica europea, prodotta dal Museo civico di Crema e del Cremasco, sarà allestita nelle Sale Agello dal 22 ottobre all’11 dicembre. A cura di Edoardo Fontana, intende portare alla conoscenza di un ampio pubblico lo xilografo (1884-1918) inserendolo nel panorama dell’incisione italiana ed europea dei primi anni del Novecento. Fu figura di spicco e certamente artista tra i più significativi.


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Come nasce la mostra di Emilio Mantelli?

Dopo le ricerche iniziate dalla Storica dell’arte Paola Paccagnini, inconcluse a causa della sua scomparsa, e a seguito delle nuove indagini e di numerose verifiche sui documenti originali. Il Museo civico di Crema ha elaborare un’organica catalogazione delle incisioni dell’artista e un’analisi della sua personalità che supera alcuni luoghi comuni della piuttosto oscura biografia. Un progetto che presenta quindi il contributo teorico allo sviluppo della disciplina in Italia e in Europa.

I prestiti

La mostra vanta numerosi prestiti provenienti da collezioni pubbliche, il Gabinetto di Disegni e Stampe di Palazzo Rosso di Genova. La collaborazione ha permesso l’esposizione di alcune xilografie mai o raramente presentate al grande pubblico. Spicca il Cartellone della Prima mostra internazionale di xilografia di Levanto, realizzato nel 1912 e restaurato per l’occasione col contributo del Museo di Crema. Degni di nota anche gli straordinari ritratti a colori, Le civette, immagine guida della mostra, Profilo di donna con limoni, Noemi, Ritratto di donna con collana di perle. Per la prima volta riuniti e capaci, da soli, di scompaginare qualunque giudizio superficiale sull’artista. Introducono la mostra un gruppo di dipinti e pastelli provenienti dalle collezioni civiche della Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi, della Palazzina delle Arti “L. R. Rosaia” della Spezia. Ci sono opere provenienti anche della Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni di Novara.

Emilio Mantelli su volumi illustrati e riviste

Sono quindi esposte le maggiori xilografie di Mantelli: La rissa, I mercanti, Le filatrici, Balia bretone, Autoritratto, Vittoria Alata. Nel percorso trovano spazio anche le opere per il fronte della Prima Guerra Mondiale. Inoltre, la mostra presenta i volumi illustrati dall’artista, fondamentale il contributo delle biblioteche di Cremona, Forlì e Livorno e le riviste. Si impone per quantità e ricchezza di contributi L’Eroica, dove le sue incisioni sono pubblicate, stampate dalle matrici originali. Nel periodo precedente il conflitto 1915-18 fu un vero laboratorio di incisione, raccogliendo tra le sue pagine i maggiori artisti italiani e stranieri. Mantelli, nel corso di pochi anni, intervenne nella redazione del periodico, condizionandone ampiamente le scelte. Infatti, portò il primitivo impianto liberty e neo-michelangiolesco, inizialmente imposto da Adolfo De Carolis con la sua scuola, verso un moderato modernismo.

Emilio Mantelli e la xilografia del Novecento

Il progetto attinge a importanti collezioni private, cruciale il prestito proveniente dalla raccolta di Carla Conforto e Agostino Pagano di Milano. La raccolta annovera nel suo catalogo alcuni dei pochi disegni conosciuti di Mantelli, infatti è possibile ottenere inedite prove di stampa annotate dall’artista e di incisori suoi contemporanei. Inoltre, inquadra la figura di Mantelli in una panoramica sulla xilografia italiana del Novecento che, dalle fonti secessioniste, si volgeva all’Espressionismo e a nuove tendenze. Particolare attenzione è data agli artisti che lo hanno in qualche modo influenzato e nel cui contesto culturale l’artista si è inserito. Una sezione della mostra mette a confronto alcuni lavori di incisori italiani, Adolfo De Carolis, Francesco Nonni, Gino Barbieri, Lorenzo Viani, Gino Carlo Sensani, Arturo Martini, Moses Levy.

L’opera della collezione Luciana Tabarroni

Quindi lo inserisce nel più ampio contesto europeo con opere degli espressionisti tedeschi, Karl Smith Rottluff, Max Beckmann, Max Pechstein, Ernst Ludwig Kirchner. La mostra arricchita da un importante prestito proveniente dalla Collezione Luciana Tabarroni della Pinacoteca Nazionale di Bologna. Sono presenti incisori legati alla Secessione di Vienna oppure di ambito fiammingo, Frans Masereel e Edgard Tytgat. Sarà possibile così confrontare Bimba che salta la corda di Mantelli con l’iconica Fränzi (Nudo di fanciulla in piedi) di Eric Heckel o invece i suoi ritratti con i lavori di Egon Schiele. Infatti è in mostra la cartella per le riproduzioni dei disegni dell’artista austriaco, Zeichnungen, pubblicata a Vienna nel 1917. Inserito nel percorso anche un numero di Ver Sacrum contenente Ein Decorativer Fleek in Roth und Grun di Koloman Moser.

Espressionismo mediterraneo

Un clima di forte dinamismo e contaminazione caratterizza l’arte occidentale tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. In questo contesto a pieno titolo si inserisce la figura di Mantelli. Il suo è essenzialmente un Espressionismo mediterraneo che sostituisce la forzata deformazione dei corpi della Brücke, con una rilettura della pittura toscana delle origini. Si nota poi l’ingenuo Primitivismo medioevale e della scuola macchiaiola. Ritratto di giovane donna è realizzato da Giovanni Fattori e proviene dalla Collezione Stramezzi del Museo Civico di Crema, alla cui Scuola del Nudo Mantelli prese parte.

Espressionismo e Decadentismo nelle xilografie

La sua grafica rimane difficile da categorizzare, influenzata da numerose tensioni e mai decifrabile semplicemente col codice di un manifesto. Così, nel linguaggio di Mantelli, non privo di raffinatezze, risoluto e primigenio e insieme libero e personale, da subito in qualche modo presente nelle sue xilografie si innesta, perturbante, un decadentismo déco. I toni ora superbi e ora malati di tinte acide o sgargianti, di modernità e novità assoluta che lasciava presagire un’evoluzione personale spinta a un decorativismo aspro ed essenziale.

Il catalogo

La mostra è accompagnata da un catalogo delle opere esposte, realizzato dalle Edizioni Museo Civico Crema e nel quale sarà proposta anche la schedatura dell’intera opera grafica dell’artista. I testi sono di Edoardo Fontana, Giorgio Marini, Marzia Ratti e Giuseppe Virelli. L’inaugurazione è in programma sabato 22 ottobre alle 17.30.

Emilio Mantelli

Nacque nel 1884 a Genova. Interrotti gli studi per essere inserito nel negozio della famiglia, svelò una adolescenziale, ma ferma insofferenza a seguire le orme dei genitori. Assecondato dal padre nel desiderio di divenire artista, a diciassette anni si recò a Firenze con l’intento di frequentare l’Accademia di Belle Arti, abbandonandola presto. Visse qualche tempo a Parigi e, ritornato in Italia, solo nel 1911 iniziò a incidere il legno spinto a farlo da Ettore Cozzani, Direttore della rivista L’Eroica.

Una rapida carriera artistica

Malgrado i pochi anni di attività, la sua vicenda umana è indissolubilmente connessa alla storia della xilografia italiana. Il percorso artistico di Mantelli fu breve e intenso, tutto rinchiuso in poco più di un lustro. Apparso dal nulla quando ormai di lui si erano quasi perse le tracce, sprofondava presto, nuovamente, in un lungo oblio. Negli ultimi giorni della Prima Guerra Mondiale Mantelli si ammalò e morì per un’infezione polmonare. Lasciò l’impressione di un’individualità oscura e complessa e di una carriera interrotta al suo apice.

Immagine da cartella stampa.