Emilia in fiore

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Il risultato della tornata elettorale amministrativa in Emilia può essere interpretato senza ricorrere a complicate analisi dei flussi elettorali, ma solo attraverso alcune considerazioni di senso comune.

Il primo elemento sul quale articolare una analisi è quello dell’affluenza al voto: poiché l’astensione è praticata in larga misura da coloro che non si sentono rappresentati dai partiti a cui fanno riferimento, già questo dato era indicativo di quelli che sarebbero stati gli esiti, ovvero che le preferenze sarebbero andate in larga misura al centrosinistra, dato che l’elettorato di destra sembra aver trovato nella Lega il suo interprete.

Il secondo è che a livello locale i cittadini mostrano sempre una maggiore consapevolezza riguardo l’esperienza amministrativa vissuta nel loro territorio: viceversa, più il livello è ampio – nazionale, europeo – maggiore influenza nel voto ha la figura del leader di partito e la possibilità di affermazione di un voto anche “di protesta” dagli esiti incerti ma percepiti (a torto) come meno importanti per il proprio futuro. Il voto amministrativo, insomma, è meno influenzabile dalla propaganda dei partiti e più attento alle persone che governeranno la città (o la regione) in cui l’elettore vive. E anche qui – poiché la contesa era tra Bonaccini e Salvini – era difficile che il primo non si avvalesse della strategia suicida della Lega che ha di fatto oscurato il suo candidato.

Centre-left Presidential candidate, Stefano Bonaccini, during the voting operations for the regional elections in the Emilia-Romagna Region, in Campogalliano, Italy, 26 January 2020. ANSA/ELISABETTA BARACCHI

É fuorviante anche parlare di implicazioni politiche a livello nazionale a fronte del voto amministrativo in una o due regioni; invocare possibili elezioni (o un ri-bilanciamento di forze nelle maggioranza) col pretesto di assistere ad un mutato orientamento dell’opinione pubblica dell’intero Paese. Intanto, perché c’è un problema di ordine costituzionale. La democrazia rappresentativa prevede l’elezione di un Parlamento per cinque anni che ha il compito di esprimere una maggioranza di governo. Salvo situazioni che rendano impossibile tale svolgimento dell’azione politica, non ha senso prevedere – anche per assicurare un minimo di continuità nell’azione di governo – il ricorso alle urne ad intervalli più brevi. Cinque anni, insomma, dovrebbero rappresentare una unità di tempo coerente con la maturazione di orientamenti diversi nell’elettorato.

Va poi detto che la legge elettorale è diversa da quella nazionale, e determina un vincitore assoluto a prescindere dalla percentuale delle preferenze ricevute: Bonaccini è stato eletto con 1.195.610 voti, ma nel 2014 erano stati sufficienti la metà (615.723), grazie ad una astensione record del 62,33%: sempre di vittoria si è trattato, ma l’effettiva rappresentatività rispetto all’intera popolazione di riferimento è evidentemente diversa, a maggior ragione a livello nazionale.

Spostandoci su un piano meno tecnico, possiamo ritenere che l’aggressiva strategia elettorale di Salvini – che, similmente a Berlusconi e in parte anche a Renzi sovrappone l’identità del partito sulla sua persona – produce picchi di consenso ma non necessariamente latenza. I venti anni di Berlusconi sono una eccezione da attribuirsi a tre fattori su cui il segretario della Lega non può contare: l’onnipotenza mediatica (in epoca pre-internet), l’occupazione dell’area politica di centro in sostituzione della DC (da cui provenivano molti suoi dirigenti di partito), l’essersi posto come referente di una serie di lobby economiche che dopo Tangentopoli avevano bisogno di riposizionarsi a livello politico per salvaguardare i propri interessi.

La Lega, poi ha una matrice culturale di destra che nel lungo periodo la confina necessariamente a tentazione elettorale dei periodi più bui, destinandola ad una fortunata carriera di opposizione, ma non di governo. Anche i toni esasperati di Salvini (che non ha mai cambiato atteggiamento, neppure quando era ministro) possono attrarre consenso nell’immediato, ma la loro inadeguatezza diviene evidente appena la società civile si riorganizza attorno ai valori democratici dello Stato (il movimento delle Sardine non è un caso, né nella forma, né nei tempi).

In Emilia Romagna la Lega aveva preso alle europee il 33,8% (primo partito), mentre a queste regionali ha perso circa 70mila voti in meno, piazzandosi al secondo posto dietro al PD. Anche in Calabria i voti si sono praticamente dimezzati, scendendo dal 22,61 delle ultime europee al 12,3% (-95mila voti), terza forza dopo PD e Forza Italia. Pare, insomma, che abbia cominciato a perdere il suo slancio: ma anche il PD ha poco da sorridere, perché nell’occasione si è avvalso – al contrario di Salvini – dell’attrattività esercitata dal candidato Bonaccini. Sarebbe più corretto dire che ha vinto lui, piuttosto che il suo partito.

Concludendo, mi pare che tutta questa vicenda – dalla campagna elettorale all’esito del voto – sia stata raccontata (e in parte forse anche vissuta) attraverso la lente distorta delle aspettative che tutti, a destra e a Sinistra, vi avevano proiettato. La vittoria del centrosinistra non era mai stata in discussione, con buona pace dei sondaggi; e non si trattava neppure di un ultimatum al governo nazionale, chiunque avesse vinto: la Lega non avrebbe ottenuto (incostituzionali?) elezioni politiche, e il PD, qualora avesse prevalso (com’è successo) come detto non avrebbe poturo non riconoscere che la vittoria sia stata di Bonaccini, astenendosi dal fare la voce grossa con gli scomparsi 5stelle.

Insomma, a questo giro, la bella notizia è che non hanno vinto gli apparati dei partiti, ma i cittadini e un amministratore che ha ben lavorato. Potrebbe essere l’anticipo di una nuova primavera di consapevolezza, ma le nubi sono già all’orizzonte.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 52 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me ein anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, (in particolare mi occupo di servizi socio-sanitari, disabilità e violenza di genere, di cui curo una collana di pubblicazioni), e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.

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