Emergenza plastica in Nigeria: 150mila tonnellate all’anno di rifiuti in tutto il Paese

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Nigeria: scatta l'allarme per i rifiuti in plastica.

Arriva una vera e propria emergenza plastica dalla Nigeria, causata da un esponenziale aumento dei rifiuti negli ultimi anni e dalla mancanza di attività di riciclaggio delle bottiglie che vengono utilizzate dalla popolazione locale. Da un rapporto stilato dalla Food and Beverage Recycling Alliance (FBRA) si apprende che a partire dal 2016 si è triplicata la tendenza all’uso di contenitori in PET, con una media che attualmente si aggira intorno alle 150mila tonnellate all’anno. Inoltre, l’assenza di un piano concreto di raccolta differenziata e riciclo comporta l’abbandono della plastica fra le strade delle varie città che, andandosi ad accumulare, blocca i sistemi di drenaggio, contribuendo agli allagamenti nei periodi di pioggia.

In questo periodo si è distinta particolarmente Mary Alex per un’iniziativa del tutto personale ma quantomai importante per provare a contrastare questa preoccupante emergenza plastica. Si tratta di una 44enne che gestisce un chiosco che vende cibo e bevande nel centro storico di Lagos. Trovandosi in una zona in cui notoriamente vengono consumate e abbandonate grandi quantità di bottiglie in PET, la commerciante ha deciso volontariamente di raccogliere questo materiale per favorirne l’attività di riciclo. In circa quattro mesi è riuscita ad accumulare 14,3 tonnellate di rifiuti, guadagnando intorno ai 600 dollari, con un reddito che ha addirittura superato quello garantitole dal suo lavoro al chiosco.

Nigeria: 150mila tonnellate di plastica consumata in un anno.

Mary Alex ha dichiarato che di solito si reca a delle feste e, quando queste si concludono, senza alcuna vergogna apre una borsa che porta sempre con sé per cominciare ad imballare tutte le bottiglie lasciate incustodite dalle persone. Inoltre ha aggiunto che in diverse occasioni non si fa alcuno scrupolo nell’affidare la gestione del chiosco ad un suo vicino per dedicarsi pienamente al recupero del materiale in PET abbandonato.

È necessario l’impegno delle grandi aziende per contrastare l’emergenza plastica in Nigeria

L’impegno di Alex è indubbiamente importante ed encomiabile, ma le istituzioni nigeriane sanno bene che da solo non può bastare a porre un freno all’emergenza plastica. Infatti sarebbe importante avviare delle operazioni ufficiali e ben organizzate di riciclaggio dei rifiuti, e per farlo si sta chiedendo una decisa collaborazione da parte di diverse multinazionali. Il gruppo Break Free From Plastics ha rivelato di aver incontrato nel mese di ottobre dei rappresentanti di Nestlé, PepsiCo e Coca-Cola, ovvero i maggiori produttori di plastica al mondo, chiedendo loro di incrementare la produzione di contenitori in plastica riciclabile.

Ovviamente la rPET è più costosa della plastica vergine, ma si ritiene che qualora le grandi società internazionali dovessero aumentarne la produzione, di conseguenza aumenterebbe l’interesse verso gli investimenti volti alle attività di recupero del materiale. Tuttavia diverse associazioni ambientaliste locali hanno bacchettato il governo di Lagos, che finora non si sarebbe impegnato abbastanza per introdurre dei progetti volti al riciclaggio e all’imballaggio dei rifiuti in plastica. Tra le attività più pericolose per l’ambiente non ci sarebbe solo quella dei contenitori abbandonati per strada che bloccherebbero i sistemi di drenaggio, ma anche la mancanza della raccolta differenziata, con il PET che andrebbe a finire nelle discariche comuni in cui vengono sversati tutti i rifiuti solidi.

Una ricerca pubblicata di recente su Science riporta che addirittura l’83% del materiale plastico in Nigeria non rientra in alcun circuito volto al recupero, e se non si dovesse porre un freno a questa preoccupante tendenza, il consumo potrebbe arrivare fino a 300mila tonnellate entro il 2021.

Nigeria: manca strategia di riciclaggio plastica.

Del resto, a livello globale sono già diverse le società che si stanno impegnando nel ridurre sensibilmente il ricorso alla plastica. Ad esempio Unilever ha annunciato che entro il 2025 dimezzerà l’utilizzo di questo materiale, dando maggiore importanza alla plastica riciclata. La Coca Cola, invece, già a partire da gennaio 2018 ha comunicato che l’obiettivo è quello di arrivare alla produzione di bottiglie contenenti il 50% di contenuto riciclato.

Proprio per questo motivo, le aziende che operano in Nigeria stanno chiedendo garanzie alle multinazionali, affinché acquistino da loro i materiali che verranno riciclati. Il rischio, infatti, è quello di investire inutilmente circa 20 milioni di dollari nel recupero di materiali plastici. Il problema, però, risiede ancora una volta nel silenzio delle istituzioni locali. Si teme, infatti, che in mancanza di una vera e propria regolamentazione a livello nazionale che imponga il ricorso alla rPET, le varie società continuino a realizzare involucri in plastica, andando a risparmiare sui costi di produzione.

Sotto quest’aspetto, la Nigeria risulta in ritardo rispetto ad altri Paesi africani che hanno già introdotto delle limitazioni o dei divieti nell’utilizzo di sacchetti di plastica. Al contempo, anche in Europa la UE ha imposto che entro il 2025 tutte le bottiglie in PET contengano almeno il 25% di materiale riciclato. Tutto ciò comporta che i produttori debbano in qualche modo industriarsi per acquistare rPET, e potrebbero farlo anche a Lagos se si attivasse una reale strategia di recupero dei rifiuti.

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In questa fase a Lagos e dintorni sono sorte delle iniziative locali come quella dell’azienda Wecyclers che promuove la raccolta di rifiuti porta a porta. Allo stesso tempo, grazie ad un progetto introdotto dall’Africa Cleanup Initiative, viene consentito ai genitori di versare le tasse scolastiche dei figli con i proventi ricavati dalla raccolta delle bottigliette usate. Ovviamente queste sono azioni che da sole, e senza l’ausilio del governo, non potranno bastare per porre fine all’emergenza plastica nello Stato africano.

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