Sentiamo spesso notizie di migranti salvati nel canale di Sicilia, al punto che non viene nemmeno la voglia di approfondire queste notizie. Se si osserva il percorso compiuto dalle navi non governative si scopre che esse non operano nel canale di Sicilia ma a poche miglia dalle coste libiche. Le operazioni realmente avvengono in altre zone rispetto al canale di Sicilia. C’è da ricordare che secondo la convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, firmato e ratificato anche dalla Tunisia, le persone salvate in acque internazionali vanno portate nel porto più vicino, che risulta essere in Tunisia a circa 90 miglia nautiche di distanza dalla zona dove avvengono la maggior parte dei salvataggi. Malta dista 180 miglia nautiche, la Sicilia 250 miglia nautiche.

Al perché di tutto questo non è facile rispondere, si potrebbe dire per salvare più vite, ma se si osservano i dati di quante sono state le vittime dei migranti che hanno tentato di attraversare il Mediterraneo si scopre che c’è stata una crescita esponenziale negli ultimi anni. Dall’inizio dell’operazione Mare Nostrum avuta inizio nell’ottobre 2013, si scopre che dopo l’inizio di tale operazione c’è stato un netto aumento delle vittime passate dalle 700 del 2013 alle 3419 del 2014, passando a 3771 vittime nel 2015, per giungere a 5098 nel 2016. Prima dell’avvio di queste operazioni gli scafisti dovevano attraversale il mediterraneo fino alle coste siciliane, quanto meno fino alle vicinanze, soprattutto di Lampedusa. Per fare queste traversate dovevano impiegare imbarcazione in grado di sostenere viaggi di centinaia di miglia. Adesso i trafficanti di esseri umani, con la certezza che ci saranno le imbarcazioni delle operazioni di soccorso che correranno in soccorso a poche decina di miglia dalle coste di partenza, utilizzano imbarcazioni che non sono assolutamente in grado di compiere questi viaggi, non avendo nemmeno l’aspirazione di arrivare vicino le coste italiane, aumentando gli episodi di naufragi. Certe imbarcazioni delle ONG finiscono per essere un supporto ai trafficanti di uomini. Nonostante questo sempre più persone tentano di attraversare il Mediterraneo.

Le operazioni Mare Nostrum, o le successive, hanno avuto delle responsabilità indirette nell’incremento del numero di migranti che ogni anno tentano il viaggio verso le coste nostrane, questo da un punto di vista umanitarie è senza ombra di dubbio apprezzabile, ma non si è tentata la risoluzione del problema, limitandosi a dire che bisogna salvare i migranti e portarli nelle coste italiane.

Non va sottovalutata l’impatto economico che ha tutto questo fenomeno sul nostro paese, infatti all’Italia l’emergenza migranti costa non meno di 3 miliardi ogni anno, a front dei quali sono solo 100 milioni i soldi che vengono dall’Unione Europea.

Di tutti i migranti che giungono in Italia, appena il 20% sono rifugiati, il restante 80% non hanno lo status di rifugiati, per cui sono clandestini, ed è l’Unione Europea stessa a riportare questi dati.

Ci si può chiedere il perché non si passi ad una politica di rimpatri, la risposta è semplice, se già costa tanto accogliere i migranti, costa ancora di più rimpatriarli, con un costo che si aggira intorno ai 4000  euro a migrante, costi assolutamente insostenibili.

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