Il caso di un embrione congelato segna la storia

Ecco un caso unico nel suo genere

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embrione congelato

Fatto oggettivo: tutti noi che stiamo leggendo quest’articolo siamo in vita. Altro fatto oggettivo: nessuno di noi sa con certezza cosa sia quest’ultima. Sebbene ogni singolo essere umano possieda un cuore che batte, raramente s’accontenta della biologia. Arriva, presto o tardi, quel momento della propria esistenza in cui le domande si accumulano. E le risposte vengono puntualmente a mancare. Quando poi ci si trova di fronte a fatti apparentemente inspiegabili o comunque non comuni, ecco che la curiosità fa capolino. Di recente, negli USA una nuova vita è venuta alla luce. Un embrione congelato ha sfidato ogni barriera, arrivando in questo mondo. È arrivato su questo pianeta lasciando spazio a stupore e meraviglia.

Da un embrione congelato nasce una vita: come sono andati i fatti?

“L’Antartide è il continente più remoto del pianeta. Ha il 90% del ghiaccio nel mondo ma è considerato un deserto perché la precipitazione annua è di soli 200 mm. È strano, ma a prima vista dà proprio l’idea di un deserto, per questo mi piace. Non è quello che sembra”. I fan della serie Netflix “Atypical” ricorderanno bene queste parole. È così che Sam, protagonista dello show, si presenta ai suoi spettatori. Spiegandoci che niente è come appare. Da quest’affermazione possiamo apprendere anche un altro concetto. Si usa spesso associare il freddo alla non vita. In parte ciò è spiegabile. L’inverno è la stagione nella quale la natura appassisce. Numerosi animali vanno in letargo. È come se la Terra s’assopisse. Giusto per ricaricare le pile in attesa della primavera. Eppure, anche dal gelo può svilupparsi una vita. Il caso che prenderemo in esame è la prova di tutto ciò.

Il suo nome è Molly Everette Gibson. È una bambina nata il 26 ottobre 2020 a New York. La sua peculiarità? Quella di essere stata concepita nell’ormai lontano 1992. Diciotto mesi la separano da Tina, la sua mamma. La donna che ha portato avanti la gravidanza. Siamo di fronte a un caso unico nel suo genere. Questo per via dell’anzianità dell’embrione congelato. La stessa coppia aveva già adottato nel 2017 un altro embrione, sempre congelato nel 1992. Si tratta dunque di un record della scienza. O, per dirla meglio, un record della vita.

Fra obiezioni e riflessioni

Il caso non è stato esente da critiche. Quando si parla di nascite “non convenzionali”, l’opinione comune emerge. Come se giudicare fosse un obbligo. Se sentenziare senza conoscere la situazione da vicino fosse lecito. Di solito ci si esprime in nome dei bambini senza famiglia. S’inneggia all’adozione. Come se questa pratica fosse semplice da attuare. Per quanto adottare sia un gesto d’amore senza pari, è innegabile che non sempre questo processo sia agevole. Purtroppo i costi e gli ostacoli che s’incontrano nel mezzo di questo cammino non sono pochi. Nessuno obietta sul fatto che prendere in carico una vita sia un’azione enorme. È essenziale assicurarsi che questi bambini vengano accolte in una famiglia con la F maiuscola. Un porto sicuro dove trovare amore. Quel sentimento che dona loro una seconda vita. Questo dovrebbe essere il motore dell’adozione. Senza porsi barriere di carattere sociale, culturale o di orientamento sessuale.


Fecondazione assistita e adozione