Elio Vittorini nasceva il 23 luglio 1908

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Elio Vittorini nasceva il 23 luglio 1908

Elio Vittorini compirebbe oggi 111 anni. Il celebre scrittore, infatti, è nato il 23 luglio del 1908, a Siracusa. Primo di quattro fratelli, manifestò subito la sua vocazione letteraria collaborando a diverse riviste e al quotidiano “La Stampa”.

Nell’agosto del 1928, lo scrittore diventò papà. Al figlio, avuto da Rosa Quasimodo, sposata l’anno precedente, viene dato il nome di Giusto Curzio, in omaggio a Curzio Malaparte.

Prima produzione letteraria

Un suo primo racconto uscì sulla rivista “Solaria”. Per la stessa, nel 1931 uscì anche “Piccola borghesia”, una raccolta di più narrazioni. Inoltre, nel 1932 Vittorini scrisse “Viaggio in Sardegna”, pubblicato quattro anni dopo insieme a “Nei morlacchi”.
Così Vittorini diviene un “solariano”. “Solariano negli ambienti letterari di allora, era parola che significava antifascista, europeista, universalista, antitradizionalista…” spiega lui stesso.

Vittorini comincia dunque ad essere considerato “uno scrittore tendenzialmente antifascista”.

Nel frattempo, nel 1930, curò con Falqui l’antologia “Scrittori nuovi”. Mentre avveniva la pubblicazione a puntate del romanzo “Il garofano rosso”.

Il testo provocò il sequestro del periodico che lo pubblicava per oscenità.

L’amore per l’America

Elio Vittorini sviluppò un grande amore per l’America. Tradusse dall’inglese decine libri e opere di Lawrence, Allan Poe e altri. Questo lavoro ebbe il merito di divulgare la splendida letteratura straniera e di “svecchiare” quella italiana.

Nello stesso tempo, l’introduzione di moduli narrativi della letteratura oltreoceano e dello stile di vita americano collaborarono alla creazione del mito americano. L’America, nonostante le sue contraddizioni, apparve come una società moderna, nuova e culturalmente avanzata. Al contrario dell’Italia dell’epoca, vista come rurale e tradizionalista.

Queste convinzioni diedero vita al romanzo “Conversazioni in Sicilia”. Dove si pone il tema del mondo offeso dalle dittature e delle responsabilità dell’uomo di cultura. Inoltre, le tematiche proseguirono nel romanzo “Uomini e no”, del 1945, in cui Vittorini raccontò la Resistenza.

Gli anni della Guerra

Durante la guerra, Vittorini svolse attività clandestina per il partito comunista. Si occupò della stampa clandestina e sostenne la fondazione del Fronte della Gioventù. Nel 1944 era a Firenze, dove rischiò la cattura, per organizzare uno sciopero. Aveva già conosciuto il carcere: nell’estate del 1943 fu arrestato, ma rimase in carcere fino al settembre.

Alla fine della Guerra, andò a Milano con la compagna Ginetta e chiese l’annullamento del precedente matrimonio. A Milano, diresse “L’Unità” e fondò la rivista “Il Politecnico”. Le posizioni di Vittorini sulla ricerca intellettuale indipendente dalla politica innescarono una famosa polemica con Alicata e Togliatti; e la rivista chiuse nel 1947.

L’attività editoriale

Nel 1951, Vittorini lasciò il PCI. Togliatti lo salutò polemicamente con un articolo intitolato: “Vittorini se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciato!”.

Nel 1957 pubblicò “Diario in pubblico”, che raccoglieva i suoi interventi; nel ’59 fondò e diresse, insieme a Calvino, “II Menabò”. Inaugurò la collana “i gettoni” per Einaudi e diresse collane per Mondadori. Inoltre stava lavorando ad un nuovo romanzo che avrebbe rotto il suo silenzio creativo.

La sua attività letteraria proseguì sempre. Nel ’63 si ammalò gravemente, ma continuò a lavorare.

Morì all’età di soli 57 anni, nella sua casa milanese. Suo figlio era già mancato nel 1955. Postumi uscirono “Le due tensioni” e il romanzo incompiuto “Le città del mondo”.

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