Elezioni tunisine: situazione in stallo

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Com’era prevedibile, alla tornata elettorale di domenica sei ottobre, nessuno dei partiti in competizione per ottenere la maggioranza dei seggi necessari (109 seggi) per formare un governo che guidi il Paese.

Vediamo quindi i risultati: il partito moderato, guidato da Rachid Ghannouchi è stato quello più votato, infatti ha ottenuto 52 seggi, segue poi la neo formazione Qalb Tunis guidata dall’imprenditore Nabil Karoui, poi troviamo in terza posizione, il partito social democratico dell’attivista per i diritti umani Mohamed Abu, con ben 22 seggi. Al quarto posto, invece, il partito islamista Karama con ventuno seggi. In fondo alla classifica, troviamo il partito anti islamista di Abir Mus con 17 seggi.

I risultati sopra elencati sono provvisori, bisignerà attendere il 17 novembre per sapere con certezza quale sarà la forza che guiderà il Paese. Un dato sicuro che è emerso da queste elezioni, è l’orientamento politico degli elettori, i quali hanno sanzionato i partiti tradizionali che, fino a questo momento, non sono stati in grado di fornire risposte concrete al malcontento generale.

La partecipazione al voto, inoltre, non ha dato segnali incoraggianti, infatti secondo alcune statistiche, la parcentuale dei votanti si è attestata intorno al quarantuno percento su sette milioni di persone iscritte alle liste elettorali; quest’ultimo, inoltre, è forse il dato più basso mai registrato nella storia del Paese.

Le statistiche sulle percentuali sono, per ora, il dato più preoccupante, se non si tiene conto delle elezioni amministrative del maggio 2018, in cui la percentuale dei votanti si attestava intorno al trenatrè percento.

La legge fondamentale tunisina stabilisce che il presidente della Repubblica affidi l’incarico di formare un governo alla formazione politica che abbia ottenuto la maggioranza dei seggi richiamata sopra citata (109 seggi) su 214 totali; di conseguenza il partito che, per adesso, ha ottenuto più seggi è quello di el-Nahda ( 52 seggi), con tutta probabilità, per le ragioni anzi dette, esso dovrà formare un governo di coalizione. Ciò che rende difficile questo compito, è la disomogeneità del panorama politico tunisino, infatti sarà difficile per un governo di coalizione, mettere insieme partiti che hanno vedute differenti.

In questo sfondo politico, così frammentario, composto da galassie politiche diverse, domani, 13 ottobre, si svolgeranno le elezioni presidenziali, che decideranno il prossimo presidente della repubblica, dopo l’improvvisa scomparsa di Essebsi, avvenuta a fine luglio.

La competizione per l’elezione alla massima carica dello stato non sarà semplice, poichè la sfida tra i due contendenti, il costituzionalista Saied Kaies e l’imprenditore Nabil Karoui, potrebbe essere annullata, poichè il magnate delle televisioni, proprietario del canale Nessma Tv, non ha potuto partecipare alla campagna elettorale, in quanto incarcerato per evasione fiscale ed altri reati. Ieri, però, la Corte di Cassazione di Tunisi ha disposto la liberazione di Karoui.

L’avversario del magnate delle televisioni ha deciso, per rispetto della par condicio, di interrompere la sua campagna elettorale.

Forse questo gesto di fair play potrebbe far guadagnare a Kaies altri punti rispetto la suo avversario.

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