Dopo poco più di un secolo la destra in Svezia guadagna terreno

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Gli exit pool relativi alle elezioni politiche in Svezia, riportano un’ ascesa della destra radicale anti-immigrati e anti- UE quasi al 20%, il che non succedeva da poco più di un secolo. Si presenta, inoltre, un arresto del centrosinistra(socialdemocratici e verdi) che ottiene il 40,1% con il risultato peggiore di sempre dei socialdemocratici al 25%. Il centrosinistra (governo uscente) si ritrova dunque a dover fronteggiare con l’alleanza di centrodestra.

L’aumento dei consensi alla formazione di destra , che dopo le elezioni del 2014 era ferma al 12,8%, deve il suo successo al suo leader Jimmie Akessonha e alla sua politica anti immigrati più serrata dal 2015 con l’arrivo di 160mila richiedenti asilo. Le origini del suo partito risalgono al movimento fascista Bevara Sverige svenskt (“Manteniamo la Svezia svedese”), smentite per fare posto al “solo chi è democratico può entrare”. Lo stesso Akessonha, nel 2009 in un editoriale ha parlato dei musulmani come “la più grande minaccia dopo la seconda guerra mondiale”. C’è comunque da sottolineare che il 17% della popolazione (più di nove milioni) sono stranieri e in Svezia e  su mille abitanti 23,4 sono rifugiati per cui, in rapporto alla popolazione ha accolto più di ogni altro paese europeo negli ultimi anni.

Con questi risultati seppur parziali, si può senza dubbio dire che il progetto di una società aperta e multiculturale sta perdendo decisamente quota.

 

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