Seggi aperti dalle 7 alle 23. Le forze politiche si sfidano per la carica di governatore ma anche per rafforzare la propria posizione in vista delle elezioni europee.

Si vota domani in Abruzzo per il rinnovo della giunta e del consiglio regionale. Gli abruzzesi chiamati alle urne sono circa un milione e 200.000, e potranno esprimere il proprio voto dalle 7 alle 23.

Il sistema elettorale previsto è un sistema proporzionale a turno unico con premio di maggioranza, mentre la presidenza della regione andrà al candidato che otterrà un voto più degli altri.

All’elezione del governatore della regione si aggiunge però, per gli sfidanti e i rispettivi partiti, la possibilità di portare a casa una vittoria importante in vista delle elezioni europee.

La Lega, infatti, ancora in salita nei sondaggi, cerca di dimostrare il ribaltamento dei rapporti di forza all’interno della coalizione di governo, mentre il Movimento 5 Stelle cerca in tutti i modi di arrestare il trend negativo degli ultimi sondaggi, pur trovandosi nella difficile posizione di difendere il 40% conquistato alle elezioni del 4 marzo proprio in Abruzzo.

Il Pd, la cui discesa invece sembra non essersi ancora arrestata (gli ultimi sondaggi lo danno ai minimi storici, 16%), cerca un riscatto per mezzo di queste elezioni regionali, e affida le sue speranze a Giovanni Legnini, sostenuto da ben 8 liste (progressisti, cattolici, sinistra – Leu e Si- e poi liberali, radicali, compreso +Europa, candidati provenienti dal centrodestra e dal Pd).

Legnini, ex vicepresidente del Csm, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Enrico Letta, avvocato e senatore dem, ha puntato sul radicamento nel territorio e sul civismo, polemizzando inoltre con i due vicepresidenti del Consiglio per l’assidua presenza in questa campagna elettorale ( “Io sono per l’accoglienza ma qui in Abruzzo è in corso un’invasione. Non di migranti, ma di ministri”).

La coalizione di centrodestra, dopo lunghe discussioni tra i vari leader, ha trovato l’accordo sulla candidatura di Marco Marsilio, attualmente senatore di Fratelli d’Italia e in passato candidatosi con Alleanza Nazionale e Pdl. Nato e cresciuto a Roma ma fiero di rivendicare, durante la campagna elettorale, le sue origini abbruzzesi: i genitori, di Tocco, in provincia di Pescara, si spostarono nella capitale in cerca di lavoro. Memore della sua storia familiare il candidato per il centrodestra afferma: “Mi candido perché nessun abruzzese sia più costretto a lasciare la propria terra”.

“Outsider” in queste elezioni è Stefano Flajani, candidato con la lista di CasaPound, che, pur non avendo possibilità di vittoria stando ai sondaggi, ha conferito una certa visibilità al suo partito in virtù della sua candidatura.

Infine, il Movimento 5 Stelle ha schierato Sara Marcozzi, rieletta sulla piattaforma Rousseau dopo il 2014, anno in cui si candidò, sempre in occasione delle elezioni regionali, piazzandosi seconda.

Laureata in giurisprudenza a Teramo, durante la campagna elettorale ha spesso attaccato il centrodestra, in particolare sul tema delle trivellazioni: “Matteo Salvini si è dichiarato favorevole alle trivellazioni”- ha dichiarato Marcozzi- “Adesso è il momento che anche i leghisti d’Abruzzo, il romano Marco Marsilio e tutto il centrodestra ci dicano da che parte stanno: sono pro o contro le trivellazioni in Abruzzo contro cui i cittadini hanno già combattuto per anni?”.

Stando agli ultimi sondaggi il centrodestra avrebbe un discreto vantaggio, mentre il terzo e secondo posto sarebbero contesi dal centrosinistra e dal Movimento 5 Stelle, entrambi intorno al 30% dei consensi.

Non resta dunque che aspettare l’esito delle elezioni, sulle quali avrá probabilmente un peso rilevante il numero di astenuti.

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