Elezioni politiche in Mauritania: ampia vittoria di Ghazouani

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I risultati delle elezioni politiche in Mauritania, resi noti dalla commissione elettorale nazionale, proclamano vincitore con il 52% dei consensi il generale Mohamed Ould Ghazouani, sostenuto dal presidente uscente Abdel Aziz.

Sono stati resi noti da parte della commissione elettorale nazionale della Mauritania, i risultati delle elezioni politiche che si sono tenute sabato scorso, le prime consultazioni democratiche del paese che a partire dal 1978 era stato scosso da colpi di stato, dei quali l’ultimo, nel 2008 aveva portato al potere Mohamad Ould Abdel Aziz, che nel 2009 e 2014 era stato poi riconfermato alla guida del paese tramite elezioni. Lo stesso Abdel Aziz, negli scorsi mesi si era dimesso e aveva annunciato che non si sarebbe ricandidato per rispettare la costituzione del paese, che limita la presidenza a due mandati consecutivi, dichiarando di appoggiare proprio il generale Ghazouani.

Il presidente dimissionario Abdel Aziz vota in un seggio della capitale Nouakchott

I risultati delle elezioni in Mauritania

Nella tornata elettorale di sabato, circa un milione e mezzo di cittadini si sono recati alle urne e hanno potuto scegliere tra sei candidati alla presidenza. Ghazouani, che ha totalizzato il 52% dei consensi, era sostenuto dal presidente uscente. Biram Dah Abeid, attivista anti schiavitù ha ottenuto il 18,58% dei voti, seguito Mahamad Ould Boubacar, ex membro del governo, sostenuto dal partito islamista Tawassoul che ha ottenuto il 17,87% dei consensi. Nessuno degli altri tre candidati ha raggiunto il 10% dei suffragi.

Avendo Ghazouani ottenuto il 52% dei consensi, non sarà necessario svolgere il ballottaggio, inizialmente previsto per il 6 luglio prossimo, in quanto il secondo turno è previsto solamente se nessun candidato raggiunga la soglia del 50% dei voti.

Mohamed Ould Ghazouani con il presidente uscente Abdel Aziz

I programmi elettorali dei candidati erano tutti incentrati sul miglioramento delle infrastrutture, sulla lotta alla corruzione e sulle riforme sociali, in particolare per ciò che concerne la sanità, l’economia e l’istruzione.

Secondo quanto riferisce Africa Express, nella mattinata di domenica, Ghazouani, nel corso di un intervento presso un congresso nella capitale Nouakchott, in compagnia del presidente uscente Aziz, aveva annunciato la propria vittoria, autoproclamandosi presidente, suscitando l’irritazione della commissione elettorale che aveva ribadito che il responso definitivo sarebbe stato reso noto dalla stessa commissione solamente dopo quarantotto ore dalla chiusura delle urne, lamentandosi anche del fatto che i risultati fossero già noti a poche ore dalla fine delle votazioni.

Manifestazioni e accuse di brogli

Alcuni candidati sconfitti hanno annunciato che contesteranno il risultato elettorale e, secondo alcuni media locali, avrebbero intenzione di presentare un ricorso ufficiale presso la Corte suprema. Nel frattempo numerosi cittadini, sostenuti dalle opposizioni sono scesi in piazza per manifestare contro la vittoria di Ghazouani, sostenendo che le elezioni presidenziali sarebbero state viziate da brogli. le autorità di polizia della Mauritania hanno disperso i manifestanti provocando alcuni feriti lievi.

Si spera che la vittoria di Mohamed Ould Ghazouani possa portare ad un miglioramento delle condizioni della Mauritania, la cui economia ha fatto notevoli passi avanti nel corso degli ultimi anni. Il progresso economico non ha però apportato grandi cambiamenti dal punto di vista sociali; infatti una delle piaghe del paese africano è la schiavitù che è diffusa in tutto il paese.

Una manifestazione contro la schiavitù in Mauritania

Biram Dah Abeid, che alle consultazioni arrivato secondo con quasi il 19% dei voti, aveva incentrato la campagna elettorale proprio sull’ abolizione della schiavitù, ricevendo l’appoggio delle popolazioni più povere. A livello internazionali sicuramente il neo eletto presidente continuerà la collaborazione con i paesi occidentali, iniziata durante il governo di Abdel Aziz per combattere gli estremisti islamici presenti nella zona del Sahara.

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