Elezioni politiche for Dummies

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È ampiamente nota la comune opinione che la politica, specie quella italiana, sia una brutta e sporca attività lavorativa. Un mondo visto come un male permanente, inefficace ed un ambiente corrotto con tanti scheletri nell’armadio. Almeno questo è ciò che si percepisce dall’opinione pubblica, con una tendenziale perdita di fiducia sempre crescente. Fatto acclarato dai sondaggi e anche dalla esigua percentuale di votanti risultata dalle ultime elezioni amministrative.

Tale tendenza di pensiero si riscontra in tutti gli strati della società, dall’operaio all’imprenditore, dagli impiegati pubblici ai professionisti. Non si tratta quindi – come potrebbe esser facile pensare – di un disinteresse o di un’inerzia caratteristica della odierna popolazione giovane o parte di popolo poco istruita, ma di un fenomeno che coinvolge più o meno tutta la società.
Un tempo non era così. Esistevano quantomeno degli ideali in cui le persone credevano. Ad oggi tutto ciò che è oggetto del dibattito politico non risulta – voglio utilizzare un aggettivo semplice ma chiaro e netto – autentico, al contrario tutto appare propagandistico, finto ed ipocrita. Per cui assistiamo ad una decadenza morale della politica, il cui fine nobile non è più sentito come tale ma come un fine di popolarità e potere personale.

La società del benessere, l’evoluzione nel campo dei diritti, il progresso scientifico e tecnologico hanno portato ad un regresso nella morale e quindi anche nella politica, ambiti strettamente collegati sin dai tempi più antichi. Una società basata sull’eccessivo esercizio dei diritti e sull’adempimento di pochi doveri, ha come conseguenza una inevitabile decadenza sul piano morale e di conseguenza politico. Il benessere diffuso ha comportato un alleggerimento significativo dei propri doveri a cui si collega il sostanziale disinteresse per la cosa pubblica. Non solo, la televisione con i vari talk show politici ha contribuito a far apparire ancora più falso e marcio il teatrino della politica, più di quanto forse lo è nella realtà.

Una domanda si porgerebbe qualunque lettore dotato di elementare razionalità. Dove andremo a finire? Qual è la soluzione al grave abbandono e disinteresse della cosa pubblica?

Ricordiamo che la classe dirigente di un paese altro non è che lo specchio della sua società. La risposta è che il popolo italiano si svegli, altrimenti avremo sempre più decadenza morale e di conseguenza sempre più mediocre politica.

Avvicinandosi le elezioni politiche, ormai manca meno di un mese, si percepisce il clima da teatro esasperato tra le varie forze politiche presenti in campo. Ad ogni modo trattandosi di elezioni nazionali il mio auspicio è che la partecipazione sia nettamente più alta rispetto alle recenti amministrative e regionali. Non possiamo pensare di lamentarci se restiamo inerti e crediamo che le cose cambino per caso o per una qualche misteriosa ragione. Cerchiamo di essere obiettivi e razionali.

Uno dei partiti più bersagliati dall’opinione pubblica e dai commentatori politici è sicuramente il Partito Democratico, descritto da molti come un partito che dopo esser stato al governo e prodotto i disastri – specie quelli legati alle banche – sia ormai destinato allo sfascio, se si osserva anche la grande perdita effettiva di consensi. Non se ne dispiacciano i critici se invito a fare un ragionamento in termini basilari.


1. Ricordiamo che un governo ed il partito che lo appoggia risultano quasi sempre indeboliti alla fine del mandato, per svariate ragioni, per esempio se viene scontentata una categoria per realizzare un progetto i cui effetti non sono immediatamente visibili per tutti, o figura l’esigenza di intraprendere decisioni che possono essere impopolari
. Questo è ancor più evidente nel momento di una grande crisi economica o dopo esser usciti da una grande crisi economica, fermo restando che l’attuale presidente del consiglio, membro del PD, risulta essere in prima posizione per indice di gradimento tra i leader.

2. Non possiamo permetterci di considerare morta una forza politica se è questa la sensazione generale, infatti nessuno si accorge che il morto PD risulta essere il secondo partito in classifica, dopo il M5S, mai stato al governo.

3. Il governo uscente e il precedente sono tra i più longevi che il centro-sinistra abbia avuto nella seconda Repubblica e nella prima Repubblica superati solo dal primo governo Craxi.

4. È in questa legislatura che il PD ha ottenuto il suo massimo storico (il famoso 40% delle europee).

5. Chiunque è in possesso di uno smartphone e segue gli indicatori economici, non può fare a meno di notare che sono tutti in aumento, seppur minimo, ma in aumento. Aggiungo inoltre, sperando di non produrre particolari traumi, che l’Italia termina il 2017 come seconda potenza manifatturiera in Europa e si conferma come la terza economia europea.

Tutto ciò è stato possibile grazie ad una svolta radicale dei caratteri della sinistra italiana, compiutasi, non se ne spiacciano gli osservatori, con la segreteria dell’ex sindaco fiorentino, il quale ha saputo rimuovere valori della vecchia sinistra quali l’invidia sociale e la demonizzazione dell’avversario. Assistiamo comunque a grandi accuse al segretario durante questa campagna elettorale vertenti le scelte sulle candidature e l’eccessivo decisionismo, non tanto sui programmi.

Possiamo notare sicuramente una campagna condotta con minori promesse ma molto più razionale, almeno in confronto a quella degli altri partiti.

C’è chi ha proposto l’abolizione delle tasse universitarie per esempio. L’attuale presidente del Senato ha suscitato non poca delusione nell’opinione pubblica, un personaggio che era considerato istituzionalmente corretto, di grande levatura morale, un uomo che è stato magistrato nel più grande processo penale mai celebrato al mondo (il famigerato maxiprocesso di Palermo), ha deciso, con grande stupore generale, mantenendo la seconda carica dello Stato

– in primis di fuoriuscire dal partito di appartenenza – pur essendo nominato da questo presidente del Senato –
– in secundis di prestarsi ad essere leader, scendendo in campo tra i giocatori, di un gruppo costituito da una moltitudine di siglette elettorali scisse dal PD, i cui membri rappresentano la stirpe più anziana della politica italiana.

La promessa a 5 stelle è invece quella di distribuire 780€ mensili ai cittadini che non lavorano e 1630€ alle famiglie in difficoltà con almeno due figli. Molto coerenti con quella decadenza morale di cui ho scritto fatta solo di diritti e niente doveri.

La “coalizione” di centro-destra non può sopportare l’idea di essere battuta dai 5 stelle perciò stende una lista di promesse aggiudicandosi senza ombra di dubbio la medaglia d’oro. Abbiamo infatti:

1) FLAT TAX AL 23% (per Forza Italia) o al 15% (per la Lega Nord): misura discutibile che mira a compiere una vera e propria rivoluzione fiscale, necessaria per abbattere l’effettivo ed elevatissimo livello di complessità e onerosità del sistema di tassazione italiano, responsabile di mettere in ginocchio piccoli imprenditori e far scappare all’estero le imprese.

2) INNALZAMENTO DELLE PENSIONI MINIME A MILLE EURO + EROGAZIONE DELLE PENSIONI MINIME A TUTTE LE MADRI DISOCCUPATE: così come le pensioni furono innalzate ad un milione di lire nel governo Berlusconi II, oggi si vuole portarle a mille euro; misura di civiltà da attuare immediatamente se fosse economicamente sostenibile. Convinti dell’ ampia riserva monetaria del paese, si promette la pensione alle madri anche senza aver mai lavorato.

3) REDDITO DI DIGNITÀ: molto simile al reddito di cittadinanza dei 5 stelle, per risolvere il problema della povertà assoluta e relativa, che interessa il 25% dei cittadini.

4) INTRODUZIONE DELLA DOPPIA MONETA per riportare sovranità monetaria all’Italia.

Queste sono solo alcune delle più eclatanti promesse provenienti dallo schieramento di centro-destra il quale risulta essere, se unito, in prima posizione nei sondaggi. Non possiamo però non notare alcune divergenze alquanto significative tra i partiti che lo compongono. Tale coalizione è costituita (in ordine di consensi):

– Forza Italia: alla faccia di chi ha demonizzato per venticinque anni il Cavaliere, Berlusconi a 81 anni rimane ancora il leader dell’alleanza di centro-destra. Se non per un brevissimo periodo in cui la Lega sembrava avesse superato il consenso di Forza Italia, Silvio si conferma ancora una volta senza dubbi il leader e federatore. Apparentemente infatti, sembra esser riuscito a mettersi insieme ai suoi alleati pur con ampie differenze. Berlusconi è politicamente un moderato, è il capo dei popolari in Italia ed il suo partito fa parte del partito popolare europeo di cui fa parte la Merkel. Dopo tutti gli avvenimenti del passato, oggi gode di ampia fiducia da parte dei leader europei, in quanto considerato l’unico argine al pericoloso euroscetticismo di Salvini e 5stelle. Dunque ampia divergenza sulla visione dell’euro.

– Lega: in precedenza Lega Nord, è un partito anti-sistema il cui leader Matteo Salvini lo ha portato a raggiungere consensi elevatissimi in virtù della sua propaganda anti-immigrazione ed anti-Europa ed avendolo trasformato in un partito nazionale. Altro valore importante è il federalismo contro il centralismo statale.

– Fratelli d’Italia: consensi minori ma recentemente in forte crescita. Sovranità nazionale, patriottismo, tutela del Made in Italy, euroscetticismo e blocco dell’immigrazione sono i valori portanti. Le differenze con la Lega non sono molte ma gli scontri non mancano, ad esempio a proposito del referendum per l’autonomia.

– Noi con l’Italia: nuova formazione politica moderata facente parte della maggioranza di governo di centro-sinistra ed il cui leader è stato Ministro dei trasporti del governo Renzi.

Questa sintetica e noiosa descrizione fa emergere quanto sia difficile un governo costituito da aree politiche così diverse fra loro. Non è conciliabile infatti l’europeismo di Forza Italia con la forte ideologia anti-europeista di Lega e Fratelli d’Itaolia. Ancor più incredibile è candidarsi a governare insieme il paese con esponenti del governo Renzi, aspramente e duramente criticato fino ad oggi.
Paradossalmente una somiglianza di contenuti e di valori è maggiore tra FORZA ITALIA e PD, piuttosto che tra FORZA ITALIA ed i suoi alleati. Per cui il voto è molto incerto ed è difficile fare delle previsioni, anche a causa della tremenda legge elettorale approvata dal Parlamento, che rende incerto l’esito del voto e favorisce l’ingovernabilità.

Ma non è solo l’ipotesi di alleanza Forza Italia-Pd ad essere occulta. Ricordiamo infatti che è il Movimento 5 Stelle ad essere il primo partito e c’è la possibilità che il Presidente della Repubblica gli affidi l’incarico di formare il governo. Con chi possono allearsi i 5 Stelle? Nonostante le profonde diversità, l’elemento in comune con la Lega è l’antieuropeismo. Queste due forze alleate insieme potrebbero costituire un governo forte, tutto in chiave populista ed anti UE. Si avvererebbe così il più grande pericolo temuto dall’Europa, e non solo. Teniamocci forte.

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