Gli exit poll avevano parlato di un testa a testa fino all’ultimo voto tra Gantz e Netanyahu, con i due principali contendenti al governo di Gerusalemme che a turno avevano annunciato la vittoria. Invece l’esito delle elezioni in Israele è stato ben più netto e chiaro, sancendo l’indiscutibile ed ennesimo successo dello storico leader del Likud che, dunque, si appresta ad assumere le redini del suo quindo mandato.

Benjamin Netanyahu sarà ancora una volta il premier israeliano: al netto del 97% degli scrutini (dunque siamo di fronte ad un risultato ormai definitivo) la coalizione di destra guidata dal 69enne politico di Tel Aviv si prepara ad occupare ben 65 seggi del Parlamento, mentre l’avversario più accreditato, il generale Benny Gantz, è accreditato di circa 35 seggi. Per quest’ultimo, comunque, si tratta di un ottimo risultato, anche se è incontrovertibile che rispetto ai sondaggi della vigilia non abbia impensierito fino in fondo la leadership del primo ministro uscente. Molto male la sinistra che, con appena 6 seggi, mette agli atti l’esito più negativo della sua storia.

Elezioni Israele: Netanyahu ha battuto Gantz.

Alle urne si sono recati poco più di 4 milioni di cittadini, con un’affluenza del 67%, in leggero calo di quattro punti percentuali rispetto alle elezioni in Israele del 2015. I maggiori dubbi su Netanyahu riguardavano le recenti accuse di corruzione che gli erano state mosse, e che avevano fatto pensare ad una sorta di perdita di fiducia da parte del suo elettorato storico, che avrebbe preferito orientarsi verso Gantz. Ma non è stato così, ed ora “Bibi” si appresta ad entrare nella storia come premier d’Israele più longevo di sempre, superando il precedente record detenuto da Ben Gurion.

Subito dopo aver appreso del risultato quasi definitivo della chiamata alle urne, Benjamin Netanyahu si è presentato in pubblico, dinanzi ai sostenitori del Likud, per tenere il suo primo discorso post-elettorale: “Questa è la notte di una vittoria immensa – ha dichiarato il premier – Sia ringraziato il cielo che siamo giunti a tanto”. Proseguendo nelle sue esternazioni, il primo ministro ha ammesso che non avrebbe mai immaginato di riuscire ad ottenere un’affermazione così netta, ringraziando al contempo il suo popolo per avergli concesso fiducia per la quinta volta.

Benny Gantz: principale avversario di Netanyahu.

Adesso per il ri-eletto leader del Likud si apre la fase più difficile e tortuosa del suo quinto mandato. Fin da subito, infatti, ha anticipato che si metterà al lavoro per la formazione del nuovo esecutivo, operazione piuttosto spinosa che potrebbe anche richiedere diverse settimane di tempo prima di arrivare ad una soluzione definitiva. Pare che Netanyahu abbia già contattato i colleghi dei partiti ultra-ortodossi, United Torah Judaism e Shas, i quali gli avrebbero garantito massimo sostegno nel momento in cui dovrà formalmente ottenere dal presidente Reuven Rivlin l’incarico per costituire il nuovo governo. Nessun appoggio, invece, dovrebbe arrivare dai centristi del partito Kulanu, mentre il massimo esponente di Yisrael Beiteinu, Avigdor Lieberman, ha chiesto un po’ di tempo in più per fare le sue valutazioni e soprattutto per attendere il risultato definitivo delle elezioni.

Infine c’è da registrare la reazione dei palestinesi all’esito della tornata elettorale in Israele, con una frecciatina nemmeno troppo velata all’ennesima vittoria di Netanyahu. Dalla Palestina, infatti, hanno affermato che, esprimendosi in favore del premier uscente, i cittadini israeliani hanno di fatto voluto mantenere lo status quo, rinunciando al processo di pace e dicendo “sì all’occupazione”.

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