Elezioni in Spagna

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Elezioni in Spagna
Elezioni in Spagna

MADRID – Ieri, 10 novembre si sono celebrate le elezioni in Spagna. I risultati sono molto polarizzati. Con 17 formazioni politiche sono necessari accordi che sommino 176 seggi per raggiungere la maggioranza che dia stabilità al Paese.

Il Partito Socialista, dell’attuale Presidente del Governo Pedro Sánchez, perde tre seggi e passa ad averne 120. Il Partito Popolare recupera 21 seggi ed ottiene 87 deputati. Aumentano esponenzialmente i voti del partito di estrema destra Vox, da 24 a 52 seggi, e si posiziona come terza formazione politica. Unidas Podemos, il partito di estrema sinistra, passa da 42 seggi a 35. Grande successo del partito indipendentista, Esquerra Republicana, che ottiene 13 seggi. La sconfitta più pronunciata è quella della formazione di centro, Ciudadanos, che passa da 57 seggi a 10. Da sottolineare che i partiti separatisti sommano 36 seggi, e, se messi insieme, sarebbero la quarta forza politica.

Elezioni in Spagna, ripartizione dei seggi
Elezioni in Spagna, ripartizione dei seggi.

Verso tarda sera ci sono state le prime dichiarazioni dei leader dei partiti.

Il leader del Partito Socialista, Pedro Sánchez dichiara che il partito ha vinto per la terza volta le elezioni (giugno 2018, 28 aprile e 10 novembre) e si congratula per l’alta partecipazione ai comizi. Egli sostiene che il progetto politico è quello di formare un Governo stabile. Fa quindi un richiamo a tutti i partiti politici per sbloccare la situazione. Sostiene che il Partito Socialista vuole agire con “generosità e responsabilità per formare un governo progressista”. Ed esorta i partiti a prendere parte alle negoziazioni per formare una maggioranza. Ma sottolinea, tranne quelli che “seminano l’odio e l’antidemocrazia.”

Partito Popular, il suo candidato, Pablo Casado dice che “oggi il Partito Popolare ha ottenuto un buon risultato”, +33% di voti che si traducono in 600.000 votanti in più. La sua formazione, sostiene, è la chiara alternativa ad un Governo di sinistra. Il Partito Popolare è una formazione politica che è all’altezza di ciò di cui ha bisogno la Spagna. Ma quest’ultima non ha ottenuto un buon risultato con questi comizi perché la governabilità è peggiorata. Secondo Casado, Sánchez ha subito una sconfitta convocando ad aprile queste elezioni, ed il Paese non merita di essere oggetto delle ambizioni di Sánchez. Infine, dichiara che i Popolari vogliono agire in modo responsabile per sbloccare la situazione ma aggiunge che l’approccio del Partito Socialista è “incompatibile” con quello del Partito Popolare.

Vox, il partito di estrema destra è il grande vincitore della serata. Il suo leader, Santiago Abascal, inizia le sue dichiarazioni con un “Viva España”. Poi ringrazia i 3 milioni e mezzo di spagnoli che li hanno votati e fa la promessa di non dare un passo indietro rispetto agli impegni presi. Abascal sostiene che in 11 mesi Vox è diventata la terza forza politica spagnola con 52 deputati e sono il partito con la scalata più pronunciata della storia democratica. E tutto ciò per dare voce agli spagnoli che non si sentivano rappresentati. Inoltre, grazie a questo “cambiamento politico e culturale”, loro contribuiscono al “perfezionamento democratico” dato che il Parlamento ora ha una rappresentazione più fedele “di ciò che vuole il popolo spagnolo”.

Abascal sostiene che Vox è un’alternativa politica che vuole l’uguaglianza degli spagnoli in tutto il territorio. Fa riferimento alla necessità di diminuire l’autonomia delle comunità autonome, dell’urgente necessità di gestire il caso catalano e di difendere la famiglia e il nascituro dal concepimento. Inoltre vuole una Spagna rispettata all’Estero accennando al fatto che, gli Stati europei dove si trovano in contumacia i politici indipendentisti catalani, non li hanno consegnati alla giustizia.

Il leader di Vox, dice infine che solo il giorno dei comizi va festeggiato perché “da domani si deve lavorare sodo”. Abascal sostiene inoltre che l’alternativa patriottica include anche “chi ha votato a sinistra in passato”. E si mostra soddisfatto perché sono arrivati ad ottenere quei risultati senza soldi pubblici e nonostante la guerra mediatica che ha manipolato la loro campagna. Infine, dice che bisogna guardare il futuro ma senza euforia, perché sono preoccupati della governabilità della Spagna.

Pablo Iglesias di Unidas Podemos, sostiene che queste elezioni sono servite soltanto a rafforzare l’estrema destra ma che loro sono disposti a negoziare per formare un Governo di coalizione per poter dare stabilità alla Spagna. Un governo con queste caratteristiche è una “necessità storica” per frenare la salita dell’estrema destra che mesi fa non esisteva e che oggi è una delle più forti d’Europa.

Esquerra Republicana, la formazione indipendentista di sinistra e repubblicana catalana è anche uno dei grandi vincitori del giorno di comizi. Gabriel Rufián dedica la vittoria a tutti i politici catalani accusati dalla Giustizia spagnola e condannati il 13 ottobre.

Albert Rivera, leader di Ciudadanos, fa dichiarazioni dopo una debacle che gli è costata 47 seggi. Si congratula con il Partito Socialista vincitore della serata, ma si dimostra preoccupato dato che i votanti hanno “scelto meno al centro e più agli estremi” come nel caso di Vox. Rivera, dice che “oggi questo è un cattivo risultato senza palliativi e senza scuse”, e che lui assume “sia i successi che le sconfitte”. Infine, convoca un comitato nazionale per dibattere i risultati elettorali e proporre un congresso straordinario perché i militanti possano scegliere il futuro del partito.