Elezioni in Serbia: riconferma per la destra al potere

La Serbia ha votato e confermato il proprio leader: Aleksandar Vučić, come presidente. Il paese, nel corso degli anni, è diventato sempre più energeticamente e politicamente legato alla Russia.

0
449
elezioni in Serbia

Le elezioni di ieri, domenica 3 aprile, hanno confermato il presidente uscente: il filorusso Vučić. Il suo partito conservatore ha vinto le elezioni parlamentari in Serbia con il 43 per cento delle preferenze.

Chi ha vinto le elezioni in Serbia?

Nelle ultime elezioni in Serbia il Partito del progresso, SNS, del presidente conservatore Aleksandar Vučić ha ottenuto 122 seggi in parlamento su 250. Vučić ha vinto anche le elezioni presidenziali che si sono tenute in contemporanea. Alle elezioni hanno partecipato le forze di opposizione che avevano invece boicottato le ultime legislative del giugno 2020. Al secondo posto, ma lontanissimo, si è posizionato il cartello dell’opposizione: “Uniti per la vittoria della Serbia” con il 13,07% e 36 seggi. A seguire, il Partito socialista serbo (Sps) con l’11%, il movimento Nada con il 5,27%, il movimento progressista e ambientalista Moramo con il 4,3%. Infine, la formazione di estrema destra Dveri-POKS con il 3,85% e 10 seggi. Vučić, nel rivendicare la vittoria, sottolinea anche il grande successo del suo Partito tenutesi in contemporanea alle amministrative.

Elezioni in Serbia: il Partito Progressista Serbo di centrodestra

Vučić domina la politica serba dal 2012: da allora è stato sia ministro che Primo Ministro. Mentre, dal 2017 è Presidente del paese. Anche se, il presidente ha poteri soprattutto formali, Vučić è riuscito a consolidare il controllo del proprio partito sulla politica e sulla società serba. Il SNS è infatti arrivato ad avere più di 700mila membri. Per esempio, trovare un lavoro nel settore pubblico è impossibile senza la tessera del partito. Inoltre, il controllo politico del partito si estende anche ai giornali e alle televisioni, sia pubbliche sia private. In questi anni, Vučić, che ha un passato da nazionalista radicale, ha badato soprattutto alla crescita economica del paese. Ed ha mantenuto una politica di equidistanza fra l’Unione Europea, a cui appartengono o aspirano di farlo quasi tutti i paesi della penisola balcanica, e la Russia, con cui la Serbia ha tradizionalmente importanti legami culturali ed economici.


Putin ricatta l’Occidente con il gas


Serbia e Russia

Vučić ha condannato l’invasione dell’Ucraina ma non si è allineato alle sanzioni contro la Russia decise dall’Unione Europea. Più della metà della popolazione ritiene che il proprio paese debba rimanere neutrale e non schierarsi apertamente né con l’Unione Europea né con la Russia. Il presidente, dopo le elezioni, ha annunciato che la Serbia manterrà buoni rapporti in con la Russia, e proseguirà nella sua politica di neutralità. La guerra, tuttavia, ha posto la Serbia in una posizione scomoda nei confronti dell’Unione europea con cui ha in corso il negoziato di adesione. Infatti, pur condannando la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina, Belgrado si rifiuta infatti di aderire alle sanzioni internazionali contro Mosca. Sostenendo che gli interessi nazionali della Serbia sono quelli di mantenere le forniture energetiche a prezzi scontati e il sostegno sulla delicata questione del Kosovo.

La fedeltà energetica di Belgrado

La Serbia ottiene quasi tutte le sue forniture di gas dalla Russia, mentre il suo esercito ha stretti legami con quello russo. “La Serbia cercherà di preservare le relazioni amichevoli e di partenariato in molte aree con la Federazione Russa”, ha detto Vucic. Pur ammettendo che la guerra di Mosca in Ucraina ha avuto un impatto sulla campagna, dato che gli elettori cercano stabilità. “Dobbiamo vedere cosa fare per ciò che concerne il petrolio, vi saranno nuovi colloqui sul gas”. In conferenza stampa, Vucic ha anche dichiarato che: “continueremo ad affrontare tali problemi. Ma quello che è importante per gli europei, per i russi e per gli americani è che proseguiremo nella politica di neutralità militare”.


Kosovo-Serbia: trovato accordo dopo tensioni al confine


Politica estera

Il Consiglio di sicurezza nazionale della Serbia si è riunito il 25 febbraio per discutere della sicurezza interna dopo l’invasione della Russia in Ucraina. Il consiglio ha espresso rammarico per la situazione e ha sottolineato l’importanza del diritto internazionale. Tuttavia, il consiglio si è preoccupato di evitare di nominare la Russia come aggressore. Le conclusioni, che sono state firmate dal presidente Aleksandar Vucic, sottolineano che la Serbia non si unirà all’Unione europea nell’imporre sanzioni alla Russia. La Serbia e la Bielorussia sono ora gli unici paesi europei che si sono rifiutati di farlo. Tuttavia, la Serbia ha votato a favore di una recente risoluzione delle Nazioni Unite che chiede alla Russia di fermare la sua guerra contro l’Ucraina.

Precedenti storici

Quando la Russia ha annesso la Crimea, nel 2014, la Serbia ha agito allo stesso modo. Il paese balcanico ha rifiutato di riconoscere l’aggressione della Russia. Spiegando che rispettava la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina come un paese amico che però non aveva riconosciuto l’indipendenza del Kosovo. Negli ultimi anni, la Serbia sembra mettere UE contro Russia per aumentare il suo potere contrattuale sulla sicurezza energetica e la disputa sul Kosovo. Firmando un accordo di stabilizzazione e associazione con l’UE, la Serbia ha accettato di allineare la sua politica estera e di sicurezza con quella dell’Unione. Però, il paese rimane politicamente legato alla Russia. Soprattutto perché ha bisogno del sostegno diplomatico del Cremlino sul Kosovo e fa affidamento su forniture a basso costo di gas russo e attrezzature militari.


I russi in fuga da Putin si trasferiscono in Serbia


Influenza russa nei Balcani

Da parte sua, la Russia vede i Balcani come un teatro in cui è facile creare instabilità e ridurre l’influenza della NATO in Europa. Infatti, Mosca vede il Kosovo come una merce di scambio nel suo rapporto con l’Occidente. La stretta relazione della Serbia con la Russia ha favorito la diffusione dell’influenza russa nei Balcani. Dal 2016, la Serbia ha ospitato una base militare russa travestita da centro umanitario. Inoltre, nel 2020 il ministero della difesa russo ha aperto un ufficio di collegamento in Serbia. L’approfondimento delle relazioni tra Belgrado e Mosca crea un notevole disagio tra i vicini della Serbia, in particolare Bosnia ed Erzegovina, Kosovo e Montenegro. Rifiutando di condannare la guerra in Ucraina, la Serbia ha dimostrato ancora una volta di essere un peso per l’UE e la NATO. La Russia potrebbe usare questa apertura per creare ulteriore instabilità nei Balcani e ridurre l’influenza occidentale nella zona. È tempo, perciò, che l’UE e gli Stati Uniti adottino una linea più dura sulla traiettoria geopolitica della Serbia. Siccome il paese balcanico potrebbe diventare un modello pericoloso per altri stati della regione.