Elezioni in Canada: la vittoria a metà di Trudeau

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Elezioni in Canada: vince ancora Trudeau.

Justin Trudeau vince ma non troppo. Il risultato delle elezioni in Canada ha confermato la leadership del presidente uscente, anche se rispetto al voto di quattro anni fa, sarà chiamato a fare i conti con un governo di minoranza. Infatti il suo Partito Liberale è riuscito ad ottenere 155 seggi, ben 22 in meno rispetto alla tornata elettorale precedente, dunque per formare una nuova maggioranza dovrà necessariamente stringere un’alleanza con i Nuovi Democratici di Jagmeet Singh che hanno raccolto 25 scranni. Anche in questo caso si tratta di un risultato ben poco rassicurante, poiché questa forza politica è giunta ben lontana dai 39 seggi del passato, che avevano fatto pensare ad un consenso ben più ampio in occasione della nuova votazione di questi giorni.

Nonostante ciò, per il momento Trudeau preferisce godersi comunque il suo successo, infatti ha festeggiato durante la notte al Palais des Congrès di Montreal, salendo sul palco dopo aver avuto la certezza dell’esito elettorale. Nel suo primo discorso dopo la conferma alla guida del Paese, il politico di Ottawa ha affermato che il Canada ha dato dimostrazione di essere contrario a qualsiasi vento di divisione e di negatività, affidando al premier un «mandato di cambiamento». Subito si è impegnato ad assicurare che farà il massimo per ascoltare le esigenze dei cittadini e per tener fede al suo programma elettorale che prevede, tra gli altri, interventi mirati per contrastare il cambiamento climatico, misure per venire incontro ai bisogni delle famiglie, e ricordando il suo impegno per la sicurezza affinché le armi siano una volta per tutte «lontane dalle nostre strade».

Justin Trudeau è stato confermato alla guida del Canada.

Il leader del Partito Liberale ha avuto la certezza della vittoria intorno alle 10 di sera (quando in Italia erano circa le 4 di notte). Per celebrare il risultato delle elezioni in Canada sui vari schermi televisivi sono comparse delle bandiere del Paese dell’America del Nord, recanti l’annuncio in lingua francese: «Gouvernament Libéral». In realtà, già da qualche ora si era intuito che il presidente uscente sarebbe tornato in sella, poiché dalle regioni atlantiche – tenendo conto del sistema elettorale maggioritario uninominale secco – erano già stati assegnati i primi, importanti seggi al partito di Trudeau.

Siccome però la scaramanzia non ha limiti né confini, prima di cantare vittoria tutti gli esponenti dei Liberali hanno aspettato che giungessero notizie anche da altre realtà canadesi. Qualche applauso si è cominciato a sentire quando è stato comunicato che Ginette Pettipas Taylor, ministra della Sanità nel governo precedente, si era meritata la rielezione. E quando poi dal Distretto di Papineau è stato affermato che Trudeau era stato scelto dai cittadini per altri quattro anni, sono partite ufficialmente le esultanze per un risultato che ormai era certo e inattaccabile.

Elezioni in Canada: balzo in avanti degli indipendentisti

Guardando al computo complessivo delle elezioni in Canada, detto della vittoria a metà di Trudeau, sono giunti altri verdetti a dir poco significativi. I grandi sconfitti sono stati i Conservatori di Andrew Scheer, i quali hanno sì visto crescere il numero dei loro seggi rispetto al voto precedente ma, arrivando a quota 121, non sono riusciti a scalzare dalla guida del Paese l’avversario Trudeau. Decisamente negativo il risultato per i Verdi di Elizabeth May che hanno raggranellato appena 3 scranni. Ancora peggio è andata al leader xenofobo del Partito del Popolo, Maxime Bernier, messo da parte dai cittadini che non solo non gli hanno consentito la rielezione, ma gli hanno fatto anche perdere l’unico seggio del suo movimento.

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Decisamente opposto, invece, l’umore tra gli indipendentisti del Bloc Québécois, i quali hanno potuto festeggiare il proprio salto in alto con 32 scranni, un successo importante considerando che al termine della tornata elettorale precedente ne avevano conquistati appena 10. Il partito guidato da Yves Francois Blanchet punta all’autonomia del Québec e si definisce «nazionalista» ma per niente «sovranista». Il suo programma prevede una decisa opposizione alla strategia dell’accoglienza adottata finora dal governo, essendo contrario al principio del multiculturalismo.

Yves Francois Blanchet, leader degli indipendentisti.

Può sorridere in qualità di indipendente anche Jody Wilson-Raybould, ex ministra della Giustizia che qualche mese fa fece finire il presidente Trudeau nell’occhio del ciclone quando rivelò che i collaboratori del premier avevano provato ad esercitare delle pressioni su di lei affinché non indugiasse troppo sulle accuse di corruzione che erano state mosse all’azienda di servizi di ingegneria Snc-Lavalin.

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