Elezioni Hong Kong: si è registrata una bassa affluenza

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Elezioni Hong Kong

Si sono concluse le elezioni a Hong Kong con la vittoria dei candidati vicino al Partito comunista cinese. Una vittoria scontata dato che la nuova legge elettorale permetteva solo ai “patrioti”, cioè alle persone fedele al Partito comunista cinese, di candidarsi. Le elezioni sono state però segnate da un record negativo di affluenza. Solo il 30% si è recato alle urne.

Elezioni Hong Kong: cos’è successo?

Si sono concluse le elezioni a Hong Kong, le prime da quando è entrata in vigore la legge sulla sicurezza nazionale. Le elezioni sono si sono svolte in un clima di repressione senza precedenti. La maggior parte dei partiti d’opposizione è stata costretta a sciogliersi, molti dei loro sostenitori sono in prigione e diversi politici dell’opposizione sono stati arrestati con l’accusa di tentata sovversione. Hong Kong si è quindi ritrovata alle elezioni senza una vera e propria opposizione. Le elezioni di ieri sono state segnate anche da un record negativo di affluenza. Solo il 30% degli aventi diritto si sono infatti recati alle urne, il dato più basso di sempre.

Alle elezioni per il Consiglio legislativo di Hong Kong, quasi tutti i seggi disponibili sono stati vinti dai candidati vicini a Pachino. È stato eletto solo un candidato anti-Pechino. Si tratta di Tik Chi-yuen, un ex attivista per la democrazia che di recente aveva fondato un partito centrista.  Un risultato scontato dopo la dura repressione dell’opposizione e la nuova legge elettorale che consentiva solo ai “patrioti”, cioè alle persone fedele al Partito comunista cinese, di candidarsi.  Come riportato da Reuters, il risultato delle elezioni era così scontato che alcuni candidati pro-Pechino, durante lo scrutinio, già festeggiavano gridando: “Vittoria garantita”.

La repressione cinese

Le elezioni giungono mentre la Cina sta intensificando la repressione della libertà di parola e della democrazia a Hong Kong.  Dopo il voto il governo cinese ha reso pubblico un “white paper”, nel quale afferma che la repressione dei movimenti e degli attivisti pro-democrazia ha ristabilito l’ordine e che il governo dei patrioti sarà rafforzato.


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